La ricerca e il teatro: lo spettacolo di Olafur Eliasson a Berlino

L’artista danese di origine islandese ha disegnato le scene e i costumi per lo spettacolo che in questi giorni va in scena allo Staatsoper di Berlino. Eliasson ci racconta il progetto

Hippolyte et Aricie (1733/1757), 2018. Music by Jean-Philippe Rameau, Simon Rattle (musical director), Aletta Collins (choreography), Olafur Eliasson (set, light and costume design). Photographer: Karl and Monika Forster © Staatsoper Unter den Linden
Hippolyte et Aricie (1733/1757), 2018. Music by Jean-Philippe Rameau, Simon Rattle (musical director), Aletta Collins (choreography), Olafur Eliasson (set, light and costume design). Photographer: Karl and Monika Forster © Staatsoper Unter den Linden

È in scena in questi giorni Hippolyte et Aricie, l’opera di Jean-Philippe Rameau, diretto da Aletta Collins e da Simon Rattle, con scenografia e costumi di Olafur Eliasson (Copenhagen, 1967). Le scenografie, i costumi e il concetto di illuminazione generale dell’artista danese per Hippolyte et Aricie traggono ispirazione dalle sue ricerche sui fenomeni naturali del tempo, delle onde e dell’atmosfera. Il progetto di Eliasson incorpora sia l’orchestra che il pubblico, rendendo lo spettacolo un’esperienza onirica e quasi fantascientifica.

IL PROGETTO

Hippolyte et Aricie, l’opera di Jean-Philippe Rameau del 1733, si basa sulla tragedia Phèdre scritta da Jean Racine. In questa complessa storia d’amore, i protagonisti attraversano il regno umano e quello divino. Lavorando a stretto contatto con il direttore d’orchestra Sir Simon Rattle e la regista-coreografa Aletta Collins in questa produzione destinata alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino, Eliasson ha deciso di avvicinare il pubblico contemporaneo all’opera barocca. “Piuttosto che tornare indietro nel passato e visitare alcuni dogmi dell’opera tradizionale barocca, ho voluto riconoscere il fatto che il barocco ha viaggiato per diverse centinaia di anni per arrivare oggi a noi“, ha dichiarato l’artista ad Artribune.

IN SCENA I FENOMENI NATURALI

Le esplorazioni di Eliasson sui fenomeni naturali come il tempo, l’atmosfera e la luce risuonano con le ambientazioni mitiche dell’opera, che comprendono foreste sacre alla dea Diana, l’inferno di Plutone e il regno oceanico di Nettuno. L’artista con colori, effetti caleidoscopici e contrasti di luci e di ombre, dona profondità alla scena. Ballerini, cori e personaggi principali si muovono all’interno di un reticolo di raggi di luce emergendo dalla nebbia, diventando loro stessi ciò che Eliasson ha definito “strumenti di luce“, spesso indossando specchi, laser o elementi luminosi. “Per il progetto mi sono ispirato agli anni ’90 quando trascorrevo una discreta quantità di tempo negli studi di artisti e nei club di Berlino. C’era una connettività quasi barocca di discipline e dimensioni effimere. La musica, la danza, la luce, l’architettura, le situazioni, le conversazioni, le relazioni e persino gli argomenti si fondono senza soluzione di continuità per produrre uno stato potente e onirico“. Ecco le immagini.

Ilaria Bulgarelli

 

Berlino // fino all’8 dicembre 2018
Hippolyte et Aricie
Staatsoper Unter den Linden
Unter den Linden 7, 10117 Berlino

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AutoreOlafur Eliasson
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Ilaria Bulgarelli
Ilaria Bulgarelli (Roma, 1981) ha studiato presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, conseguendo la laurea triennale in Ingegneria Edile, poi presso “Sapienza Università di Roma”, per terminare i suoi studi con la laurea specialistica in Architettura. Un mix di studi scientifici e creativi che si vanno a fondere con la sua passione per l’arte. Sarà proprio questa passione a condurla verso l’arte contemporanea frequentando il Master of Art della LUISS Creative Business Center. Una formazione che le permette di curare mostre dal progetto curatoriale all’allestimento, collaborando così con artisti di arte contemporanea. È uno stage presso la redazione di “Rai Arte” e una collaborazione con l’ufficio stampa di MondoMostre, a portarla verso la comunicazione e il giornalismo.