Festival Periferico e Totem Arti Festival. Quando il teatro incontra la città

Rigenerazione urbana e sociale attraverso le arti e il teatro: a Modena e Ferrara due festival virtuosi.

Nell’ultimo fine settimana di maggio prendono il via due festival accomunati da analoghi obiettivi: valorizzare con il teatro e l’arte gli spazi urbani, coinvolgere la cittadinanza nella scelta, selezione e incontro con gli artisti.
Il Collettivo Amigdala presenterà, dal 25 al 27 maggio, la decima edizione del Festival Periferico, che per il terzo anno consecutivo avrà luogo tra le officine in disuso e le imprese del Villaggio Artigiano di Modena Ovest.
Il Teatro Nucleo, invece, proporrà a Pontelagoscuro, a pochi chilometri da Ferrara, dal 24 al 27 maggio (con un’anteprima il 18 maggio), il Totem Arti festival.
Abbiamo intervistato le due direttrici sui temi dell’arte pubblica, site specific, su come costruire legami con il territorio e una memoria nei luoghi che duri nel tempo.

Cosa rimane dopo un festival come identità che duri nel tempo trasformando la metafora dei luoghi in una nuova funzione?
Natasha Czertok ‒ Teatro Nucleo: Il teatro è da molti anni un filo conduttore che accompagna diverse azioni che si stanno facendo sul territorio. È la base di partenza per molti progetti. Il teatro, con gli anni, è diventato qualcosa di cui non si può fare a meno. Ogni anno facciamo un laboratorio che diventa una base di partenza per progetti legati alla partecipazione e al coinvolgimento dei giovani. Quindi ciò che rimane è la pratica e la prassi quotidiana, settimanale, del teatro, parte del panorama totale del quartiere. Il quartiere sente il vuoto che le istituzioni dovrebbero colmare. Questo festival viene vissuto come un’oasi culturale, un momento dove respirare un aria diversa. Il festival porta l’arte senza che essa abbia un carattere assistenziale e fa dei luoghi spazi da abitare con il teatro.
Federica Rocchi ‒ Amigdala: Restano le relazioni, il festival è un detonatore, un grimaldello per poter aprire delle porte e poter entrar in rapporto con proprietari di spazi, luoghi appartamenti, cortili. Dopo i tre giorni resta la relazione che si è andata consolidando e si sta strutturando attorno a questo progetto.

Periferico Festival. Photo Roberto Brancolini

Periferico Festival. Photo Roberto Brancolini

Il pubblico, diversamente da altri eventi, è chiamato a esprimere un giudizio, a partecipare al progetto creativo. Raro che lo spettatore sia chiamato a interloquire con la curatela. Un segno di democrazia?
N. C.: La popolazione locale è stata coinvolta fin dalla progettazione dell’edizione 2018, ad esempio individuando insieme i luoghi in cui presentare gli spettacoli, i concerti, le conferenze e i laboratori. Alcuni spettacoli in programma, inoltre, sono selezionati da una giuria di adolescenti della zona coadiuvati dal Teatro Nucleo, da Lorenzo Donati di Altre Velocità e da Manuela Rossetti. È stata una scelta intuitiva, personalmente non ho mai amato i bandi e le call, mi piaceva che fossero i ragazzi a decidere. Volevamo che alla fine fossero i ragazzi a pensare insieme a noi quali spettacoli proporre nel loro quartiere. Partire dal loro linguaggio e dal loro sentire. Se il festival si fa a casa mia, vorrei poter scegliere i temi e gli ospiti.
F. R.: Penso che questa sia stata una delle questioni principali. Noi da tempo facciamo saltare i ruoli del fruitore e del produttore. Siamo molto interessati e appassionati alle storie di vita, al racconto che le persone fanno di sé quando sono chiamate a farlo. Nel festival c’è la possibilità che gli spettatori aiutino a leggere un luogo. L’atmosfera è di grande informalità, lo spazio di spettacolo è connesso con quello del pubblico, c’è la possibilità di entrare in relazione diretta. Questo aiuta la condivisione delle aspettative. È nata poi anche una rivista partecipata, realizzata da persone che abitano lì. È uno strumento per dire nuovi immaginari per il Villaggio Artigiano.

Perché la periferia è sempre più humus creativo da cui attingere per una progettualità estetica rigenerante, oltre che inedita? Munari diceva che “il grande pittore dipinge l’insegna del fornaio; un popolo civile vive in mezzo alla sua arte”.
N. C.: Se confronto il centro storico di Ferrara con quello di Pontelagoscuro sono sicura che è il primo a essere un non-luogo. La piazza di Pontelagoscuro è luogo di ritrovo per i ragazzi e per la gente. Qui il concetto di vita dello spazio urbano è basilare, è fondamentale. L’aggregazione che si connota nelle periferie è aggregazione viva, è necessaria e noi abbiamo il bisogno di incontrare un certo tipo di pubblico.
F. R.: La periferia è un luogo in cui si può sperimentare. Gli spazi sono in trasformazione, non hanno una destinazione precisa e definita. La città chiusa è quella perfetta, precisa, progettata, bella che però preclude la possibilità di predazioni. La città aperta è la città che tiene insieme dimensioni diverse. Non è formalizzata ma porta in se la possibilità di cambiamento e sperimentazione. Le periferie, quando sono vergini da processi di riqualificazione, sono luoghi in cui si possono portare pratiche radicali che nei luoghi istituzionali sono difficili. Si può costruire un potenziale. In questi luoghi l’artista dona una visione. L’artista porta uno sguardo che è sempre di trasformazione, diverso, anche rispetto a noi organizzatori. La possibilità che il luogo sia attraversato e abitato da visioni di futuro.

Totem Arti Festival. Photo Elisa Bottoni

Totem Arti Festival. Photo Elisa Bottoni

Qualche anticipazione dal programma della prossima edizione?
N. C.: La manifestazione si aprirà con lo spettacolo itinerante realizzato con le classi quarte della scuola primaria locale, seguito da una performance di Stalker Teatro. Di Gandomì&Lorenzetti c’è Digito ergo sum, spettacolo sui social network, in programma anche Il mio vicino, spettacolo nato nell’ambito del progetto di Teatro Carcere curato dal Teatro Nucleo presso la Casa Circondariale di Ferrara dal 2005 e La Riunione, esperimento performativo del C.R.A.S.C. di Napoli con un pubblico composto da sole donne in un contesto domestico. E ancora il circo contemporaneo e la danza urbana.
F. R.: Il festival quest’anno ha preso la forma del laboratorio. Ci siamo interrogati su come un festival possa essere un momento assembleare di corpi diversi che in uno stesso tempo abitano uno stesso luogo, anche la notte. Volevamo che la produzione fosse un momento collettivo. Così gli artisti porteranno un progetto laboratoriale che coinvolgerà le diverse persone che poi andranno in scena con lo spettacolo. Ci interessava questa dimensione comunitaria e collettiva. Saremo in tantissimi. Una esplosione numerica.
Tra gli artisti ci sarà la regista e attrice Chiara Guidi che porterà in scena poesie di Nelly Sachs insieme a un gruppo di una trentina di abitanti del quartiere; Alessandro Carboni, danzatore attivo tra l’Italia e Hong Kong, proporrà una ricerca coreografica in stretta connessione con la mappa della città; il musicista francese Christophe Rocher lavorerà per una settimana con non-musicisti per dare vita a un’incredibile e rumorosa orchestra che attraverserà le strade del Villaggio Artigiano; David Batignani e Simone Falloppa raccoglieranno oggetti, residui e frammenti tra le botteghe artigiane e le case del quartiere per ricostruirli e riconnetterli in Costruire è facile ispirato a Bruno Munari mentre Amigdala, collettivo che cura il Festival Periferico, presenterà l’esito di un percorso laboratoriale sulle possibilità della performance site specific che da mesi coinvolge un gruppo di giovani abitanti della città.

Simone Azzoni

www.perifericofestival.it
www.totemartifestival.com

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Simone Azzoni

Simone Azzoni

Simone Azzoni (Asola 1972) è critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea presso lo IUSVE. Insegna inoltre Lettura critica dell’immagine e Storia dell’Arte presso l’Istituto di Design Palladio di Verona. Si interessa di Net Art e New Media Art…

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