Lo Schiaccianoci secondo Charles Jude. A Napoli

Al San Carlo di Napoli è andato in scena il balletto “Lo Schiaccianoci” nella versione rivisitata dal coreografo francese Charles Jude. Ambientazione Anni Trenta, abiti svolazzanti al posto degli ampi gonnelloni d’epoca tardo romantica, atmosfera raffinata e interpretazione superba.

Charles Jude, Lo Schiaccianoci, Teatro San Carlo, Napoli 2016, photo F. Squeglia
Charles Jude, Lo Schiaccianoci, Teatro San Carlo, Napoli 2016, photo F. Squeglia

Ha debuttato il 29 dicembre al Teatro San Carlo di Napoli il balletto Lo Schiaccianoci – musica di Pëtr Il’ic Čajkovskij – che tanta cronaca locale ha fatto discutere. Il fermento culturale che caratterizza la città in tempi recenti non è riuscito a proteggere la rivisitazione contemporanea del balletto da parte del coreografo Charles Jude, direttore artistico dell’Opera di Bordeaux, da alcune critiche della stampa locale. Perché un classico dell’Ottocento non potrebbe essere rivisitato alla luce delle nuove estetiche e pratiche artistiche?
Ma la storia di questa inedita versione comincia qualche mese fa, quando l’appena quarantenne Giuseppe Picone, promosso a direttore del Corpo di Ballo del Massimo napoletano, notando le straordinarie doti del ballerino Alessandro Staiano, invia tramite messaggio un assolo di Staiano all’amico Charles Jude. “Lo voglio !” e Staiano approda all’Opera di Bordeaux nel ruolo di Franz nel balletto Coppelia.

UN LUNGO SOGNO

Ora Jude, Staiano e il corpo di ballo del Teatro San Carlo si ritrovano in scena con uno Schiaccianoci dall’ambientazione Anni Trenta, in cui sembra di trovarsi in una scena del Grande Gatsby, con Robert Redford e Mia Farrow: abiti svolazzanti e niente più gonnelloni ampi tipici dell’epoca tardo romantica. L’atmosfera è raffinata e l’interpretazione dei danzatori in quanto a mimica e immedesimazione è superba.
Le scene di Nicola Rubertelli creano un’interessante alternanza tra atmosfere realistiche e surreali: una riuscita interazione digitale tra proiezioni, velatino e fondali glaciali lascia infatti il posto all’albero di Natale dalle dimensioni contenute, così come lo si ritroverebbe effettivamente in una vera abitazione. Sono proprio le proiezioni e le interazioni digitali, tra le cause primarie delle critiche negative, a creare quell’atmosfera sognante che così bene restituisce il significato originario del balletto. Perché, in fondo, cos’è Lo Schiaccianoci se non un lungo sogno?
Trasportati in strade innevate e tra i giochi dei bambini che si rincorrono tirandosi palle di neve, si sente il vento gelido soffiare. Un effetto che non avrebbe saputo dare il tradizionale, seppur bellissimo, ma statico fondale dipinto.

Charles Jude, Lo Schiaccianoci, Teatro San Carlo, Napoli 2016, photo F. Squeglia
Charles Jude, Lo Schiaccianoci, Teatro San Carlo, Napoli 2016, photo F. Squeglia

PROTAGONISTA LA LUCE

La rottura con le passate edizioni del tipico balletto di Natale si palesa ancora nella scelta di rendere la luce protagonista attiva della scena e non più impercettibile elemento finalizzato al semplice rafforzamento di un’atmosfera. La luce, nella coreografia di Jude, non è più leggera ed effimera, ma forte nel suo carattere pregnante, capace quasi di creare illusioni visive. La tempesta dei fiocchi di neve, forse una delle scene più emblematiche dell’intero balletto, è resa ancor più magica, e quasi ipnotica, dall’utilizzo della lampada wood, il cui effetto sui tessuti bianchi è accecante e riduce la nitidezza dei contorni, proprio come accade guardando immense distese di ghiaccio e di neve. Unico neo di questa versione è forse l’utilizzo, da un certo punto in poi del balletto, di un fondale celeste uniforme che non cambia fino alla fine e che ricorda un po’ i saggi conclusivi delle scuole di danza. Dopo una carrellata di effetti scenici l’uso di un fondale di colore uniforme conferisce un inaspettato appiattimento a una scena fino al quel momento curata nel minimo dettaglio.

GLI INTERPRETI

Quando si punta a portare a teatro un pubblico sempre più giovane, e si vuole davvero concorrere sulla scena internazionale con le grandi platee, l’alternanza fra tradizione e innovazione è senz’altro la chiave giusta. In una versione così dinamica e veloce, soprattutto nelle singole variazioni, molti danzatori del corpo di ballo del Teatro San Carlo si sono distinti in quanto a disinvoltura tecnica e interpretazione. Dopo tante versioni de Lo Schiaccianoci fedeli alla tradizione che si sono succedute negli ultimi anni, si può senza dubbio asserire che molti dei ballerini in scena si siano adattati in maniera brillante alla fresca versione di Charles Jude: Annachiara Amirante nel ruolo di Marie, Sara Sancamillo in quello di Colombina, Danilo Notaro in un eccezionale Cosacco, Candida Sorrentino in una superba danza spagnola, Luisa Ieluzzi nell’impeccabile danza araba, Salvatore Manzo nella virtuosa danza pastorale fino al già citato Alessandro Staiano nel ruolo del principe Schiaccianoci. I due protagonisti Staiano e Amirante, nelle vesti del principe e di Marie, hanno riscosso grande successo e lunghi applausi, perché amarsi sulla scena dà vita a magia, ma amarsi anche nella vita crea qualcosa di irripetibile.

Manuela Barbato

www.teatrosancarlo.it

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Manuela Barbato
Giornalista pubblicista cresciuta nel mondo della danza, oggi si occupa principalmente di critica e s'interessa degli aspetti politici, sociali ed economici del settore arte e cultura nella città di Napoli. Consegue la laurea in Filosofia e il dottorato in Filosofia politica, realizza diverse pubblicazioni su riviste specializzate nel settore filosofico, concentrando i propri studi sul pensiero nietzschiano e su quello foucaultiano. Collabora con diversi web magazine ed è ideatore del format Filosofia e Danza/Filosofia e Arte. Ricopre il ruolo di direttore artistico per la sezione danza al Teatro Bellini di Napoli.