Almasty, il quasi umano di Myriam Gourfink a Forlì

Al Crisalide Festival di Forlì debutta il lavoro coreografico di Myriam Gourfink. In “Almasty” il corpo della straordinaria performer Deborah Lary diviene una macchina di leve, punti di appoggio, assi per rotazioni, capovolgimenti e torsioni capaci di scontornare il tempo, spezzettare il movimento in frame inscritti in una danza-flusso.

UNO SPETTACOLO NON EUCLIDEO
 “Nel lavoro coreografico di Myriam Gourfink intuisco la possibilità di attraversare lo spazio-tempo”, così in un’intervista Lorenzo Bazzocchi, direttore artistico di Crisalide Festival e regista di Masque teatro spiega la presenza della coreografa francese alla storica rassegna di Forlì che intreccia teatro e filosofia. “Percorso micrometrico sul movimento” che a noi fa capire l’urgenza, la necessità, il tema e il carsismo d’intenzioni di un festival che nel Teatro Félix Guttari ha cercato di ricostruire un orizzonte normativo per una ricerca, uno studio non euclideo, ostinatamente di rottura, eretico e lacerante verso la realtà delle abitudini e delle consuetudini, anche visive.

TRA CORPO E RESPIRO
Almasty di Myriam Gourfink, al festival per la seconda volta, si appoggia su una tecnica riconoscibile come lo yoga, ma la scansa immediatamente per svuotare la carne del respiro che la disciplina convoglia in meditazione e sostituirlo con l’energia fisica e matematica del respiro stesso. Il fiato è pneuma e il corpo diviene una macchina di leve, punti di appoggio, assi per rotazioni, inversioni, capovolgimenti e torsioni. In questa plasticità meccanica riconosciamo la poetica della direzione artistica, in questa sfida alla legge della gravitazione e ai teoremi newtoniani, quello stare fuori dallo spazio scontornato, e dentro quel luogo che non crea identità ma limiti e resistenze. Così il corpo della performer Deborah Lary diventa un quasi umano. Tanto che al termine del lavoro il suo stare in linea eretta e verticale assomiglia alla goffa posizione primordiale di un ominide. Le linee, i volumi che determinano il confine tra peso e massa sono attivati dal respiro che cambia direzione ai punti di leva, alle giunture meccaniche del corpo che ora si appoggiano al tappeto nero, ora si raccolgono attorno all’asse su cui avverrà una nuova torsione.

dal workshop Fotografia di scena di Futura Tittaferrante - photo E. Montanari

dal workshop Fotografia di scena di Futura Tittaferrante – photo E. Montanari

ESTETICA DEL GROTTESCO
Il corpo orizzontale è il corpo che, sollecitato dalla musica live di Kasper Toeplitz, mostra il suo progetto cinestetico, la sua idea ingegneristica. Scontornare il tempo, spezzettare il movimento in frame sono le nuove forme della decostruzione nella danza che si fa battito, ritmo sincopato, in un rallenty tenuto, sfiorando un’estetica del grottesco che ci riporta a certe sculture di Marc Quinn. Su un quadrato nero in campo nero, la musica ha lo stesso statuto della danza perché il progetto è esposto e soggetto alle stesse leggi della vista e dello sguardo: tutta la performance è orientata come un flusso, come costruzione che è in scena nel suo farsi scena. Come l’aria, come la terra che iniziano e concludono il movimento tripartito della coreografia. Sono lì a essere veicolo e rimbalzo delle energie che si dispongono sugli assi, sulle mediane, come una composizione che abbia sostituito i pesi ottici con le vibrazioni e il raccoglimento e il rapporto tra le parti come un ascolto di una nuova realtà, una nuova consistenza: non euclidea appunto.

Simone Azzoni

www.crisalidefestival.eu

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Simone Azzoni

Simone Azzoni

Simone Azzoni (Asola 1972) è critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea presso lo IUSVE. Insegna inoltre Lettura critica dell’immagine e Storia dell’Arte presso l’Istituto di Design Palladio di Verona. Si interessa di Net Art e New Media Art…

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