Religione, droni e techno dal profondo Nord. Intervista alla musicista Sara Parkman
Dalle collaborazioni con Iggy Pop e Laurie Anderson al nuovo album “Aster, Atlas”. La violinista, cantante e compositrice folk svedese si racconta tra radici popolari, canti liturgici e memorie d'infanzia
Sara Parkman (Västernorrland, 1989) è una pluripremiata musicista e artista folk svedese. Violinista, cantante e compositrice, ha creato un universo del tutto unico dove la tradizione folk nordica incontra la musica contemporanea. Dopo gli studi presso il Conservatorio di Falun e la laurea in Belle Arti presso il dipartimento di musica popolare del Royal College of Music di Stoccolma, pubblica il suo album di debutto Sara Parkmans Skog nel 2016, con cui vince il titolo di artista dell’anno al Folk & Världsmusikgalan, una serata di gala svedese dedicata alla musica folk e world.

La carriera di Sara Parkman
Nel 2017 pubblica Matriarkerna insieme alla sua amica e musicista folk Samantha Ohlanders. Nel 2019 arriva Vesper – pubblicato sull’etichetta Supertraditional Records da lei co-fondata e specializzata in musica folk contemporanea e d’avanguardia scandinava – ispirato allapreghiera cristiana, con cui ottiene una nomination ai Grammy svedesi e il Premio per la Cultura del principale quotidiano svedese, il Dagens Nyheter. Nel 2022 Eros, Agape, Philia, album influenzato dagli studi di teologia e dei testi biblici dedicati all’amore, uniti all’ispirazione tratta da mistici e filosofi, ottiene il Grammy svedese e la consacra come una figura di spicco nella musica folk scandinava, capace di intrecciare tradizione e futuro.
Le collaborazioni con Iggy Pop e Laurie Anderson
Nel 2022 si unisce alla compositrice drone Maria W. Horn pubblicando l’album Funeral Folk, che diventa a tutti gli effetti un originalissimo progetto di eclettismo dark portato in un tour internazionale in trio insieme al musicista Mats Erlandsson. Nel 2025 viene coinvolta nel progetto Hard Rain della Nobel Assembly – un EP musicale e un’iniziativa artistica in concomitanza con la prima Nobel Laureate Assembly for the Prevention of Nuclear War all’Università di Chicago – dove collabora con nomi leggendari come Iggy Pop, Laurie Anderson e Willie Nelson. Nel 2026 la pubblicazione del nuovo album Aster, Atlas, che unisce la musica folk e tradizionale svedese con elementi sacri e strutture sperimentali post-rock, droni ambient e sonorità elettroniche oscure. Qui il fingerpicking acustico dialoga con frequenze di elettronica gotica muovendosi su registri operistici e di polifonia liturgica, per poi sfociare in una sezione ritmica dal sapore techno. Rimandi a Godspeed You! Black Emperor, Sigur Rós, Sunn O))), Arvo Pärt e alle composizioni medievali di Ildegarda di Bingen. L’artista è attualmente impegnata in un tour europeo di presentazione dell’album.
Intervista a Sara Parkman
La tua definizione di arte.
L’arte è una finestra e uno specchio, evasione e riflessione. È un’opera a sé stante, ma anche qualcosa che prende vita attraverso le relazioni. Rende la vita degna di essere vissuta ed è molto, molto divertente. E ci collega a chi è vissuto prima di noi e a chi verrà dopo. È sensuale, pericolosa, seria.
La tua definizione di musica.
Tutto è musica! È qualcosa di primordiale. Il vento ha le sue melodie, e mia figlia di un anno e mezzo canta frasi più lunghe di quelle che riesce a pronunciare. La musica ci ricorda il paradiso perduto. Forse la musica è il linguaggio di Dio. Una chiave per l’eternità. Come un fiume in cui noi, i vivi, entriamo e usciamo.
Ti definisci una “artista”?
Sì. Ma mi considero anche un’artigiana, una performer, una narratrice. Lo intendo come se dovessi apparecchiare una tavola, preparare qualcosa di bello e invitare le persone a riunirsi attorno ad essa per condividerlo.
L’opera di arte visiva che più ami.
L’illustratrice e artista Edith Hammar è la Tom of Finland dei nostri tempi. Il pittore Leif Engström, che riesce a cogliere una sorta di romanticismo quotidiano contemporaneo attraverso le sue interpretazioni in stile arte popolare delle abitazioni suburbane. Il fotografo Sune Jonsson, che, attraverso la sua macchina fotografica, ha immortalato i contadini e le comunità rurali della Svezia settentrionale prima che l’urbanizzazione trasformasse il loro mondo. Immagini senza tempo e di una bellezza mozzafiato.
La canzone che più ami.
Låt till far di Pers Erik Olsson. Non credo di riuscire a spiegare il perché, ma per me è la melodia più bella del mondo, e la penso così fin da quando ero bambina. Due violini e una sorta di delicatezza grezza. Come se qualcuno avesse messo in musica una pineta al crepuscolo, accompagnata da due uomini che piangono e bevono caffè allo stesso tempo.
I tuoi recenti progetti.
Aster, atlas, il mio quarto album da solista, con cui quest’autunno sarò in tour in Europa. Un album che parla di vita e morte, terra e fiori. Neonati, feti morti e fantasie notturne.
Un ricordo della tua vita.
Quando avevo 13 anni, il mio coro giovanile fu invitato a partecipare a un grande progetto corale regionale, per eseguire Axion Esti del compositore greco Mikis Theodorakis. C’erano 200 cantanti e un’orchestra, e io ero la più giovane di tutti. Ricordo vividamente cosa provassi a trovarmi in mezzo a tutti quei suoni e a tutti quei musicisti, ad allungare le mani e a sentire le vibrazioni fisiche di tutte quelle voci. Da quel momento in poi, sono stata fregata a vita!
Samantha Stella
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