Il ritorno dello spirito di Father Murphy nella casa di Carlo Mollino in un inedito cortometraggio

I due storici componenti dell’ex progetto musicale Father Murphy si sono recentemente riuniti per la celebrazione di un rito irripetibile documentato dai registi Micol Roubini e Davide Maldi. I protagonisti del video? Il misterioso museo Casa Mollino di Torino e lo spirito del compianto Father Murphy

MAYTHEMRISE
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In occasione della 39° edizione del Torino Film Festival, i registi Davide Maldi e Micol Roubini hanno recentemente presentato 171219 May Them White Rise With You, il loro ultimo cortometraggio che “riporta in vita”, una volta ancora, lo spirito di Father Murphy. Ma chi è (o chi sono) Father Murphy? Per parlare in maniera adeguata di questo particolarissimo progetto musicale è doveroso fare un piccolo salto temporale di circa venti anni in quel fecondo humus culturale che in Italia ha dato vita a band dal sound cupo e malinconico, divenute oramai veri e propri punti di riferimento per la scena underground nostrana: stiamo parlando di esperienze quali gli OvO, gli Zu, i Ronin e gli Ufomammut. Ecco, i Father Murphy nascono in quella precisa zona d’ombra per poi spostarsi – in maniera quasi fisiologica – nel grande contenitore della Psichedelia occulta italiana che, grazie anche al lavoro del producer veneto Onga (fondatore della leggendaria etichetta Boring Machines), racchiude band e musicisti del calibro di Mai Mai Mai, Squadra Omega, Heroin in Tahiti e La Piramide di Sangue.

171219 MTWRWY_trailer_ from L’Altauro on Vimeo.

L’ULTIMA RIEVOCAZIONE DI FATHER MURPHY

Dopo una militanza quasi ventennale nei territori più oscuri della musica contemporanea, gli ormai unici superstiti del gruppo – Freddie Murphy e Chiara Lee – hanno deciso, il 17 dicembre del 2019, di porre fine all’esperienza Father Murphy. Almeno fino a poco tempo fa. Grazie all’incontro fortuito con Roberto Maria Clemente (chitarrista storico della band torinese, Larsen), i due intraprendenti “orfani” sono infatti riusciti a trovare il luogo perfetto per poter sigillare una volta e per tutte la storia di Father Murphy, ovvero il suggestivo Museo Casa Mollino a Torino. Concepita dall’eclettico architetto e designer Carlo Mollino come una sorta di portale verso l’aldilà, la Casa si presenta come un prezioso mausoleo colmo di oggetti misteriosi e aneddoti inenarrabili che immergono i suoi visitatori in una dimensione squisitamente esoterica. Fra preghiere gutturali, azioni ripetitive, e strumenti musicali dal sapore atavico, il rito di rievocazione dello spirito di Father Murphy si è svolto all’interno di alcuni ambienti della Casa sotto lo sguardo silenzioso dei due registi. Un evento unico e irripetibile la cui documentazione è stata proiettata lo scorso 3 dicembre proprio nell’appartamento segreto di Mollino: un cerchio che si chiude ma che, proprio come un ouroboro, continua a ruotare per l’eternità.

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LA GENESI DEL PROGETTO SPIEGATA DAI FATHER MURPHY

Il progetto che ruota attorno a Casa Mollino si stacca dal mero rito funebre che è per noi un processo collettivo, e nasce dalla necessità di avere un momento più personale in cui dare un ultimo saluto a Father Murphy”, raccontano Freddie Murphy e Chiara Lee. Abbiamo conosciuto Fulvio Ferrari, curatore e custode dei segreti del museo, in occasione di un evento di Creative Mornings Torino a tema la morte, in cui Fulvio ha letto e commentato alcune osservazioni fatte da Carlo Mollino stesso durante una seduta con una medium la sera prima, e noi eravamo stati chiamati a musicare l’evento con brani del nostro Requiem che al tempo stavamo ancora componendo. Avevamo già condiviso tra noi l’intenzione di cercare, una volta terminato il tour di presentazione del requiem (una sorta di rito funebre itinerante), un luogo adatto dove poter celebrare un rito invece più’ personale, con l’intenzione ultima di “liberare” lo spirito/ l’essenza di Father Murphy con un ultimo commiato che fosse solo nostro. Non volevamo però che tale luogo fosse legato in alcun modo a qualcosa di cristiano”, proseguono. “Invitati a visitare Casa Mollino, e resi partecipi di (alcuni) suoi segreti, abbiamo immediatamente capito che quello era esattamente il posto che stavamo cercando: un portale magico, nel cuore di Torino, ma come custodito in un luogo atemporale e non identificabile, con dei chiari rimandi al Libro Egiziano dei Morti, di cui avevamo solo superficiale conoscenza, soprattutto legata indirettamente alla ricerca fatta in merito da William Seward Burroughs (da un racconto del quale deriva il nome della band, e in qualche modo l’inizio stesso dell’intero percorso)”, concludono. Nonostante il rito che avevamo intenzione di celebrare fosse prettamente personale, dopo un confronto con i registi Davide Maldi e Micol Roubini abbiamo convenuto che sarebbe stato importante averne una testimonianza. Un sigillo, la parola fine ad una storia”.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.