Nel progetto commissionato dall’Arts Council England, dove sono stati selezionati 10 musicisti internazionali per la creazione di 10 composizioni dedicate alla statua di un Lare all’interno della collezione dei Musei del Kent, c’è anche un duo italiano: l’intervista.

Arte e musica. Oggetto fisico e suono. Immagine e suggestione sonora. A trascendere il tempo e la percezione. Oltre il silenzio. Ten Songs for a Lar, ovvero Dieci canzoni per un lare, è un progetto internazionale dove un gruppo di musei del Kent ha selezionato, in seguito a un bando, musicisti e artisti provenienti da tutto il mondo cui ha commissionato la creazione di dieci opere audio ispirate alla statua di un lare romano conservata nelle collezioni del Guildhall Museum di Rochester, nel Regno Unito.
La Guildhall Lar è una statuetta in bronzo che risale a circa il 200 d.C. trovata nel 1888 vicino a Quarry House, Frindsbury, raro reperto archeologico per il Regno Unito. I lari erano divinità della religione romana (dal latino “lar(es)”, “focolare”, derivato dall’etrusco “lar”, “padre”), che rappresentavano gli spiriti protettori degli antenati defunti e vegliavano sull’andamento della casa e della famiglia. L’antenato veniva raffigurato in una statuetta riposta in un’apposita nicchia e in tavola durante i pasti a benedizione di tutti i componenti della famiglia.

MUSICA PER DARE VOCE AGLI OGGETTI MUSEALI SILENZIOSI

Si tratta di un progetto che intende creare una piattaforma di artisti che diano voce agli oggetti museali “silenziosi”, arricchendo attraverso la musica e il suono la nostra comprensione della storia e del patrimonio culturale, come si evince dalle parole del curatore Luke Currall, Cultural Projects Manager del Kent-Medway Museum Partnership National Portfolio Organisation, che raggruppa quattro musei inglesi, The Historic Dockyard Chatham, Canterbury Museums & Galleries, Guildhall Museum Rochester e Tunbridge Wells Borough Council Collections, ed è finanziato dall’Arts Council England.

I DIECI ARTISTI SELEZIONATI

I dieci artisti selezionati, con un forbito curriculum di creazioni e collaborazioni importanti tra musica, teatro, performance, installazioni, poesia e soundtrack per film e danza, sono Anil Sebastian (Regno Unito), Ariel Chan (Cina), Cyanotape (Regno  Unito), Freddie Murphy & Chiara Lee (Italia), Iain Chambers (Regno Unito), Lunatraktors (Regno Unito), Donna McKevitt & Jan Noble (Regno Unito), Quiet Boy (Regno Unito), Stergin (Austria), Yeji Yeon (Corea del Sud).
Gli artisti hanno creato altrettante opere audio utilizzando la composizione moderna, la musica concreta, lo spoken word, il field recording, il pop e il folk, esplorando i temi dell’identità, della perdita, della famiglia, della casa, della protezione, del silenzio, del viaggio nel tempo e dell’animismo. A partire dal settembre 2020 è stata pubblicata ogni mese una creazione attraverso un programma continuo di musica, dibattiti e conferenze. Le dieci creazioni sono entrate nelle collezioni di ciascuno dei partner del Kent-Medway Museum NPO, diventando parte di una mostra itinerante ed interattiva, e di un album in vinile stampato nel prossimo autunno.

INTERVISTA AL DUO ITALIANO FREDDIE MURPHY E CHIARA LEE

Abbiamo posto alcune domande agli artisti italiani selezionati nel progetto, ovvero la coppia formata da Freddie Murphy e Chiara Lee. Uniti artisticamente dal 2003, hanno pubblicato concept album e si sono esibiti in concerti in Europa, Regno Unito, Nord America, Australia e Russia sotto il moniker Father Murphy, sino all’ultima pubblicazione Rising. A Requiem for Father Murphy, nel 2018, con il quale hanno magnificamente congedato il progetto, incentrato sull’esprimere il suono del senso di colpa cattolico, preferendo concentrarsi su musiche per film, installazioni e reading. La loro composizione intitolata A Visit from a Lar, creata per Ten  Songs for a Lar, ha debuttato alla BBC Radio Kent lo scorso 15 giugno.

Potrei paragonare la mia musica alla luce bianca che contiene tutti i colori, solo un prisma può dividere i colori e farli apparire, questo prisma potrebbe essere lo spirito dell’ascoltatore”, recitano le parole del celebre compositore estone Arvo Pärt nella release di Alina. A cosa paragonereste la vostra musica?
A una massa d’acqua, immersi nella quale di volta in volta riscopriamo i suoni attorno a noi quanto quelli prodotti dal nostro corpo, adattandoci. Che costringe chi ci vuole avvicinare/conoscere al doversi completamente immergere.

La liturgia sonica come elemento nelle vostre composizioni. Istinto o volontà?
Ci piace immaginare che l’istinto sprofondi nella volontà. Nella ritualità, pur mantenendo tanto le sensazioni quanto le reazioni istintuali, ogni passaggio è profondamente voluto. Si accorcia il pensiero, e tra istinto e volontà c’è una sorta di compenetrazione. Con liturgia in greco antico si indicava un’azione pubblica da intraprendere quasi obbligatoriamente per chi ne aveva i mezzi, e quindi ci piace pensare che nella nostra liturgia personale al connubio tra istinto e volontà sottenda una sorta di dovere.

Quali visioni e suggestioni hanno ispirato la vostra creazione per Ten Songs for a Lar?
Siamo partiti dal fatto che le statuette dei Lari fossero una sorta di tramite per avvicinare il mondo dei morti a quello dei vivi, un memento, oltre che una commemorazione. Parallelamente ci è subito parso interessante che queste divinità fossero descritte da Ovidio come incapaci di parlare e abbiamo voluto riflettere sul fatto che la parola non venga sempre concessa a chiunque. Chi ha il privilegio di poter parlare? Chi può o vuole mettersi in ascolto? Riuscire a prendersi del tempo, darsi la possibilità di mettersi in ascolto non è sempre scontato, ma è ciò che ci permette di andare in profondità nella comunicazione con l’altro. Volevamo quindi comporre un brano che alternasse silenzi e chiamate all’ascolto, partendo proprio dal cercare di dare voce al Lare e a ciò che rappresenta; e nel caso specifico dell’installazione sonora all’interno del Guildhall Museum, di occupare lo spazio con il proprio suono, facendosi quindi (ri)conoscere. E come spesso succede, non è detto che quello che appare minaccioso poi effettivamente lo sia…Il nostro Lare è un pò come il Colombre del celebre racconto di Buzzati.

– Samantha Stella

Ten Songs for a Lar è un progetto dal format potenzialmente infinito, capace di dare voce a ogni oggetto del prezioso patrimonio culturale dell’umanità attraverso l’incredibile fertilità del linguaggio dell’immaginazione e del suono. Nel link qui sotto si possono ascoltare tutte le opere audio prodotte.

https://thedockyard.co.uk/our-charity/kent-medway-national-portfolio-organisation-partnership/ten-songs-for-a-lar-2

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Samantha Stella
Samantha Stella, nata a Genova, vive a Milano. Artista visiva, performer, set & costume designer, regista, musicista, cantante. Sviluppa principalmente progetti focalizzati sul corpo e pratiche di discipline live utilizzando differenti linguaggi, installazioni con elementi strutturali e corporei, fotografia, video, musica, voce. Dal 2005 al 2015 è attiva con il duo di artisti visivi Corpicrudi da lei fondato con Sergio Frazzingaro, per poi avviare una carriera solista e la collaborazione con il songwriter Nero Kane. Il suo lavoro è stato presentato con debutti internazionali in gallerie di arte contemporanea, musei, teatri, chiese e castelli, inclusi Joyce Theater New York; Amaturo Theatre Brodward Center for the Performing Arts, Miami; Pavillon Noir, Aix-en-Provence; Castello Aragonese in Taranto, sede della Marina Militare Italiana; Auditorium Parco della Musica, Roma; Musei Strada Nuova, Genova; Duomo di Molfetta; Basilica S. Maria Maggiore, Bergamo; Ace Museum, Los Angeles; Italian Cultural Institute Los Angeles; Museo Marca, Catanzaro; Museo Macro Asilo, Roma; Museo Madre, Napoli; Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, Bologna.