Muore Peter Rehberg, musicista elettronico underground e capo della label Editions Mego

È morto a 53 anni l’artista e musicista anglo-austriaco, fondatore dell’etichetta indipendente Editions Mego, diventata in oltre 25 anni una delle etichette di musica elettronica più importanti d’Europa

Peter Rehberg - photo Peter Gumaskas, courtesy Museo MACRO

È morto a 53 anni per un attacco cardiaco Peter Rehberg, artista e musicista anglo-austriaco, proprietario dell’etichetta discografica con base a Vienna Editions Mego, una delle figure di riferimento nella scena internazionale dell’elettronica radicale live. La sua morte, avvenuta il 23 luglio, è stata annunciata dal musicista Kassel Jaeger, che ha scritto su Instagram: “Peter è sparito, improvvisamente. Proprio così… gli devo così tanto. E lo stesso gli devono molti di noi“. I tanti musicisti con cui ha collaborato negli anni, da Christian Fennesz, Florian Hecker, passando per Oneohtrix Point NeverPrurient, fino ad arrivare ai più giovani Caterina Barbieri e Lorenzo Senni ora lo piangono, come Cosey Fanni Tutti (della band industrial Throbbing Gristle) sul suo profilo Twitter: “Sbalordita nell’apprendere della morte di Peter Rehberg. Le mie più sentite condoglianze ai suoi cari, alla famiglia e agli amici. Una perdita così grande per il mondo dei sonici. Un triste triste giorno”.

CHI ERA PETER REHBERG

Nato nel 1968 a Tottenham, sobborgo di Londra, e cresciuto nell’Hertfordshire, per poi stabilirsi in Austria (a Vienna dove tuttora viveva), da dove originariamente proveniva suo padre, Rehberg inizia a pubblicare musica nel 1995 sotto il nome di Pita. Il suo album di debutto, Seven Tons for Free, sperimenta il suono elettronico e l’uso del glitch, mentre quello successivo, Get Out, sconfina nel noise e nella musica ambient. Poi arrivano le collaborazioni con altri musicisti: nel 2006 forma il duo KTL con Stephen O’Malley, chitarrista della band avant-metal Sunn O))) e il trio di improvvisazione al computer Fenn O’Berg con Christian Fennesz e Jim O’Rourke. Anche artista e performer di opere audio elettroniche (solo un mese fa si è svolto a Roma un suo dj set ibrido, caratterizzato da una particolare attrezzatura modulare, nell’ambito di Musica Da Camera, la nuova rubrica che il MACRO – Museo per l’Immaginazione Preventiva dedica all’ascolto di musica sperimentale registrata), è infatti uno dei primi ad utilizzare dispositivi digitali per la presentazione di performance sonore dal vivo a metà degli Anni Novanta.

DA MEGO AD EDITIONS MEGO

La svolta arriva nel 1995 quando Rehberg si unisce al team che gestisce l’etichetta Mego, fondata l’anno prima a Vienna da Ramon BauerAndreas Pieper e Peter Meininger, contribuendo a delineare l’identità di un marchio discografico, legato inizialmente alla musica techno, per affermarsi a livello globale come una delle maggiori etichette di elettronica sperimentale. “Quando ho iniziato ad avvicinarmi alla musica, mi piaceva di più l’elettronica, come i Kraftwerk e la roba industrial” ha dichiarato una volta il producer austriaco in un intervista riportata sul sito del MACRO che fino al 6 giugno ha ospitato la mostra dedicata agli oltre 25 anni dell’etichetta; “Mi piace la fisicità del suono della musica rock; mi piace la musica ad alto volume su un amplificatore, sia che provenga da qualcuno che usa la chitarra o che usi una noise box, non mi importa. Non mi interessa il fatto che un virtuoso sappia suonare molto bene; non ho mai preso lezioni di piano. Sono quello che si potrebbe definire un non-musicista”. Mego chiude nel 2005 ma ritorna l’anno successivo come Editions Mego, con Rehberg nelle nuove vesti di proprietario, e un profondo restyling dell’immagine operata da Stephen O’Malley, conosciuto anche per la sua attività di graphic designer. Dal 2012 Editions Mego, con la volontà di valorizzare il passato della musica elettronica nel presente, collabora con l’istituzione parigina GRM (Groupe De Recherches Musicales) a una serie di riedizioni dedicate ai maestri della musiche concrète e della sperimentazione elettroacustica (Pierre Schaeffer su tutti), come ricorda in questo articolo, uscito proprio quell’anno, il nostro Vincenzo Santarcangelo: “Ci piace pensare che lungo l’asse delle frequenti triangolazioni Vienna-Parigi-Los Angeles sia stata concepita l’idea di Recollection Grm, una serie di ristampe in vinile che vuol far luce sul glorioso archivio del parigino Groupe de Recherches Musicales e sulla storia della musique concrète e “acusmatica” in generale”.

– Claudia Giraud

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).