Musica e performance in scena. Ecco com’è andata la terza edizione di Set Up! a Venezia

A Punta della Dogana, una programmazione di qualità ha alternato in diversi spazi performer, cantanti, musicisti e dj internazionali, in una contaminazione di arti e generi.

Omar Souleyman SetUp2020_punta della dogana phMatteoDeFina
Omar Souleyman SetUp2020_punta della dogana phMatteoDeFina

Quello del 7 e 8 febbraio 2020 è stato un weekend all’insegna della musica e sperimentazione a Punta della Dogana, un luogo di riferimento tra i più importanti del panorama contemporaneo veneziano di proprietà del patron François Pinault. Stiamo parlando di Set Up!, un format giunto alla terza edizione in grado di mettere insieme il canto, il rap, la danza, il dj set, la musica classica e quella elettronica. Ma, soprattutto, una nutrita programmazione di artisti internazionali diversissimi tra loro, le cui esibizioni si alternano in tre spazi (il “Cubo” e le due navate) di Punta della Dogana, ristrutturata dall’archistar giapponese Tadao Ando. Il pubblico si sposta tra gli spazi, seguendo i vari momenti della programmazione, oppure approfittando delle aree bar, ristoro o delle sale libere per prendersi una pausa e chiacchierare. Fondamentale, è il concetto di orizzontalità tra visitatori e artisti: a parte il palco che ospita il dj set, le altre due sale sono pensate come spazi in cui i performer si esibiscono stando in mezzo al pubblico riunito attorno, alla ricerca di un dialogo serrato. Qui sotto, un video teaser della terza edizione.

PUNTA DELLA DOGANA SET UP! 2020: VENERDÌ 7

È andata tutta in crescendo la serata di venerdì 7 febbraio: partita con la delicatezza melodica del gruppo femminile Greener Grass (autrici di genere indie polifonico) e proseguita con l’avant-pop audace del duo WOWAWIWA, l’atmosfera si è scaldata sensibilmente all’arrivo di Nora Chipaumire, energica performer originaria dello Zimbabwe di base a New York, attualmente in tournée con lo sow #PUNK 100%POP *NIGGA (hashtag punk, one hundred percent pop, star nigga). La seconda parte dell’evento è stata tutta dedicata alla musica elettronica, divisa tra il duo Electropop Ätna, il tape dj set – dalle mille contaminazioni musicali – di Awesome Tapes From Africa e il dj set finale della britannica Kelly Lee Owens.

Nora Chipaumire SetUp2020_punta della dogana_phMatteoDeFina
Nora Chipaumire SetUp2020_punta della dogana_phMatteoDeFina

PUNTA DELLA DOGANA SET UP! 2020: SABATO 8

Altrettanto intensa è stata la seconda serata di Set Up! 2020, all’insegna dell’eterogeneità tra stili e influenze culturali: si è iniziato dal Cubo, con l’esibizione di Marco Scipione, sassofonista dal forte piglio sperimentale e primo solista nella band di Mario Biondi. In coppia con Simone Giorgi formano la band – temporanea – chiamata Toy Tokyo, in cui il sinth di uno reinterpreta le sinfonie acustiche dell’altro. Secondo ospite della serata: il gruppo MK, incentrato sulla coreografia e la performance dal 1999, vincitore del Leone d’Argento alla Biennale di Venezia del 2014. La performance Bermudas consiste in una danza ininterrotta di circa 45 minuti, in cui i ballerini si muovono ripetendo gli stessi gesti, intercambiandosi sulla scena e cercando il proprio equilibrio nello spazio, bilanciando e coordinando i movimenti collettivi. Ancora nel Cubo è stato poi il turno di Moor Mother: il suo genere, classificato come “Afrofuturist Dark Rap”, arriva forte come un pugno nello stomaco. Rappando su una base perlopiù techno, l’artista instaura un dialogo con il pubblico parlando di tematiche universali, come i soldi e le disparita economico-sociali nel mondo. È un contatto forte, nel senso letterale del termine: Moor Mother urla la sua rabbia contro il pubblico, si butta tra la folla, si lancia sui visitatori seduti a terra, li costringe a non essere solo spettatori passivi.

Samà SetUp2020 phMatteo De Fina
Samà SetUp2020 phMatteo De Fina

IL MEDIORIENTE A SET UP! 2020

Nella parte conclusiva della serata, acclamatissimo è stato Omar Souleyman, apparso sul palco con i suoi elementi distintivi: occhiali da sole, baffi curati e kefiah come copricapo. L’artista siriano ha una bizzarra storia: partito come cantante per i matrimoni, è riuscito a far conoscere al mondo la dabke – stile tradizionale siriano – mixandolo con l’elettronica e dando vita a show adrenalinici. E il pubblico non poteva che rispondere con calore. Il gran finale è stato affidato a Sama’ (che in arabo significa “cielo”), la dj palestinese che per prima ha portato il genere techno a Ramallah. Proveniente da una zona in cui i confini culturali sono pesanti ostacoli di separazione, tutt’ora usa il DJing come strumento di connessione ed esaltazione delle diversità. Un mezzo di resistenza politica, insomma. Fino alle 2 di notte, la sua esibizione ha fatto tremare le pareti di Punta della Dogana, con una techno vibrante ed energica che si sdoppia tra musicale synthesis, house e altri sub-generi dell’elettronica.

– Giulia Ronchi

https://www.palazzograssi.it/it/about/spazi/punta-della-dogana/ 

Evento correlato
Nome eventoSet Up 2020
Vernissage07/02/2020 ore 20
Duratadal 07/02/2020 al 08/02/2020
Generiperformance - happening, musica, danza
Spazio espositivoPUNTA DELLA DOGANA - FRANCOIS PINAULT FOUNDATION
IndirizzoDorsoduro 2 - Venezia - Veneto
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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.