Fru Fru. L’omaggio di Edda alla musica leggera italiana

Leggerezza e ironia sono le parole chiave dell’ultimo album in salsa funky di Edda, ex leader della rock band Anni Novanta Ritmo Tribale, presentato sabato 27 aprile al Monk di Roma, durante il tour omonimo.

Edda al Monk con Fru Fru
Edda al Monk con Fru Fru

Fru Fru (Woodworm Label), già nel titolo racchiude la fragranza di un disco nuovo capace di arrivare alla gente per la sua ariosità che strizza l’occhio al funky e alla musica leggera italiana. Sul palco del Monk Edda, al secolo Stefano Rampoldi, e la band trasformano la sala in una dance room Anni Settanta/Ottanta, che si accende alle 22:30 esatte con il brano Vela Bianca.
Fru Fru, già dalla sua uscita, si è distinto per il radicale cambio di registro del sound ricco di elettronica, svelando un lato dell’ex leader dei Ritmo Tribale ‒ protagonisti della scena rock italiana Anni Novanta ‒ a noi inedito: la sua anima si spoglia dell’abito viscerale e si rarefà in volute leggere sul brano Vanità, gioca con le sonorità dance-pop di The Soldati, si libra sui synth di Italia gay. E proprio di quest’ultimo è il primo videoclip dell’album, uscito qualche settimana fa: il racconto della storia perturbante di un ragazzo omofobo che in fondo sogna un’Italia invertita e saffica.

CITAZIONISMO E DINTORNI

Fra un brano e un altro Edda regala aneddoti controversi e divertenti che tessono una narrazione, costruita, canzone per canzone, come un flusso liberatorio che ha il sapore di una confessione. Ciò che ci piace di questo rinnovato Edda è l’abilità di far ballare sulle proprie debolezze (e su quelle di ognuno di noi), invertendo la rotta dei lavori precedenti, dove la voce naufragava nell’introspezione di brani bellissimi e struggenti.
Ci piace anche il suo citazionismo, che ritroviamo in diversi brani, facendo propria la canzone italiana di cui riadatta diverse frasi nei testi di Fru Fru. E con il brano Edda, Ivan Graziani ci torna subito alla mente, mentre il cantante si scioglie nel falsetto della strofa.
Non puro citazionismo, quindi, perché di quei brani recupera il feeling, innestandolo di verità narrate sul filo del godimento del corpo.

Edda, Fru Fru (Woodworm Label)
Edda, Fru Fru (Woodworm Label)

IL WAFER

In questo senso l’immagine della copertina dell’album è la chiave di volta del live: un innocuo wafer ‒ la leggerezza per eccellenza di un impasto senza uova ‒ con sopra inciso il suo nome, che attraverso gli aneddoti sciorinati dal cantante diviene pura ambiguità sessuale: dal biscotto alle inclinazioni omosex ‒ che lo stesso termine in un’altra accezione indica ‒ il passo è breve.
E se il live sta per terminare nessuno se lo aspetta; l’ora e mezza del concerto è volata grazie a brani ironici, lievi, dissacranti. Non possiamo che attendere il prossimo concerto per ballare di nuovo sulle nostre imperfezioni, forse solo così potremmo liberarci dei fantasmi.

Martina Lolli

www.woodworm-music.com

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Martina Lolli
Curatrice e giornalista freelance nei settori di arte e musica. Dopo aver frequentato “La Sapienza” e l’Accademia di Brera (comunicazione e didattica per l'arte contemporanea) conclude la formazione con il corso per curatori CAMPO 14 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Attualmente redattrice per Artribune e OUTsider magazine, si dedica a progetti in cui arte, musica e scrittura si contaminano creando cortocircuiti estetici e favorendo una sensibilità allargata. Ha curato "Quello che rimane", prima personale del collettivo minimalista Minus.log al Museolaboratorio di Città S.Angelo (Pescara, 2016); "Our generation. Pittura emergente in Italia" con A. Zimarino (XVIII Biennale dell'Arte di Penne, Pescara, 2015); "Formazioni della luccicanza" con C. Fiasca a Palazzo Parissi di Monteprandone (Ascoli Piceno, 2015); "INCODEC" con I. D'Alberto, G. De Cerchio e M. Sconci al MUSPAC di L'Aquila (2015). Ha contribuito alla pubblicazione del volume "CORPO estraneo/straniero" (ed. Verdone) dedicato alla storia della performance art in Abruzzo con un capitolo sulla città di Teramo.