Cosa resterà degli anni ’90? Il mondo del cinema e della musica piangono Luke Perry e Keith Flint

La giornata del 4 marzo 2019 è stata funestata dalla scomparsa di due grandi icone degli anni ’90: l’attore Luke Perry e il cantante Keith Flint, voce dei Prodigy

Beverly Hills 90210
Beverly Hills 90210

Cosa resterà degli anni ’90? La giornata del 4 marzo 2019 è stata funestata dalla scomparsa di due miti di quegli anni: Luke Perry, l’attore icona della serie Beverly Hills 90210 e Keith Flint, voce e anima dei The Prodigy. Il primo, stroncato a soli 52 anni per un ictus, il secondo scomparso a 49 per propria scelta e ritrovato nella propria abitazione nell’Essex. Perry – Dylan nella finzione –  è stato per anni l’idolo delle ragazzine di tutto il mondo occidentale, esempio di bellezza maschile in una gara annosa – è durata ben dieci anni la fortunata serie televisiva – con Brandon Walsh (interpretato da Jason Priestley). Romantico, ma anche intelligente Beverly Hills – anticipando di pochi anni una serie brillante come F.R.I.E.N.D.S – raccontava per la prima volta e in maniera del tutto originale temi controversi come la tossicodipendenza e l’alcolismo, seguendo le vicende di un gruppo di giovanotti di buona famiglia di Los Angeles.

LA CARRIERA DI PERRY

Ma la carriera di Perry, invece di identificarsi completamente con il personaggio che gli ha dato la fama mondiale, è poi andata avanti, con partecipazioni di grande importanza in altri prodotti cinematografici e televisivi: indimenticabile è ad esempio per i “serial viewers” la sua apparizione nella serie Oz, ambientata in un carcere di massima sicurezza negli Stati Uniti, dove l’attore veste i panni del Reverendo Jeremiah Cloutier, un fondamentalista religioso di fede protestante, tra i charachters più interessanti e volitivi di questo prodotto feroce e affascinante, padre di tutte le serie HBO. È anche in Buffy – L’ammazzavampiri o Il quinto elemento diretto da Luc Besson e non si è nemmeno lasciato scappare l’occasione (forse meno memorabile) di collaborare con Neri Parenti per un Cinepanettone del 1995. Gli amanti dei comics lo ricorderanno ancora per il divertente scivolamento nel noto cartoon firmato da Matt Groening, The Simpsons, dove in più di un episodio presta il volto a Telespalla Luke Perry, spalla per l’appunto del pagliaccio amaro e crudele Krusty il Clown, idolo di Bart e Lisa, rampolli della famigliola Simpson.

The Prodigy – Smack My Bitch Up – DVD edit from The Prodigy on Vimeo.

KEITH FLINT

E mentre il mondo del cinema piange Perry, le cui vicende nei panni di Dylan hanno saputo completamente influenzare – insieme a quelle di Brenda, gemella di Brandon, Kelly, Steve – una intera generazione, toccando anche il delicatissimo e allora nuovissimo argomento della sieropositività, quello della musica ricorda Keith Flint, cantante dei Prodigy, gruppo fondato da Liam Howlett. Perry e Flint sono accomunati solo dal giorno della scomparsa: mentre il primo ha prestato il volto a produzioni mainstream, il secondo, pur diventato popolarissimo ha perseguito una carriera all’insegna del punk, della musica elettronica e della cultura dei rave, di cui è stato anima fervente e promotore. Di Flint, che tutti ricordano anche per il look esageratamente provocatorio per l’epoca, ci restano sette album, l’ultimo, del 2018, è intitolato No Tourists, e indimenticabili singoli. I più noti al pubblico italiano sono tutti del 1997: Firestarter, Breath e Smack My Bitch Up. Quest’ultimo fece grande scandalo sia per il testo, che sembrava promuovere la violenza sulle donne, che per il video clip di accompagnamento censuratissimo, che invece rimetteva la figura femminile al centro, potente e aggressiva, protagonista nel bene e nel male.
Quello di Smack My Bitch Up, al di là dei contenuti e delle sensibilità che può scatenare in ognuno di noi, è un vero e proprio video d’arte, sicuramente non per tutti i palati, ma sorprendente nella realizzazione: girato tutto in soggettiva crea un fortissimo cortocircuito di senso con il titolo della canzone. Una bella spallata al politically correct nel gusto ovviamente controverso di un gruppo, come quello dei The Prodigy che sicuramente non ha mai guardato alle apparenze.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.

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