Rock nel deserto. In ricordo di Rachid Taha

È morto a Parigi all’età di 59 anni per un infarto Rachid Taha, appartenuto a una generazione di musicisti algerini provenienti da un Paese che si estende tra il mare e il deserto. Creatori di una musica capace di attraversare i generi.

È morto Rachid Taha, rocker algerino
È morto Rachid Taha, rocker algerino

Con la scomparsa del cantante algerino Rachid Taha, morto a Parigi il 12 settembre, a quasi sessant’anni, la scena musicale araba ha perso una figura fondamentale per il rock, che è riuscita, insieme ai colleghi algerini, a creare un genere di musica capace di attraversare il deserto e il mare.
Taha aveva dieci anni quando i genitori decisero di lasciare il piccolo paese di Sig, nell’ovest dell’Algeria, per andare in Francia, dove arrivarono nel 1968. Vivendo in un ambiente di famiglie di immigrati, Taha si rivolse alla musica trasformando la nostalgia e i problemi sociali di quelle famiglie in parole e melodie, mescolando il rock con il Raï, la musica tradizionale algerina nata agli inizi del XX secolo. Con il brano Ya Rayah (Oh Viaggiatore), Taha ha lanciato un nuovo genere musicale arabo-nordafricano che da Parigi ha trovato eco nell’immenso deserto algerino superandone i confini.

MOHAMED ABDEL WAHAB E UMM KALTHOUM

Prima di lui, Mohamed Abdel Wahab e Umm Kalthoum ‒ soprannominata La Stella dell’Oriente ‒, verso la metà degli Anni Sessanta del secolo scorso, iniziarono a utilizzare nella loro musica strumenti “occidentali” come per esempio la chitarra elettrica. Tutto ebbe inizio durante le prove per la canzone Anta Omri (Sei la mia vita), quando Abdel Wahab propose a Kalthoum di usare la chitarra elettrica, ma lei si rifiutò. Abdul Wahab iniziò così a farle ascoltare il suono della chitarra e, dopo accese discussioni, riuscì a convincerla. Fu così che Umm Kulthum iniziò a presentarsi sul palco facendosi sempre accompagnare dalla chitarra, che da quel momento divenne uno degli strumenti fissi in molte canzoni arabe. Forse per questo Taha ha dedicato il suo ultimo album, Zoom, proprio alla Stella dell’Oriente, cantando le sue melodie in una nuova versione. Dopo la morte di Taha, la BBC ha scritto: “Era famoso per il suo stile che mescolava il Raï algerino al rock occidentale, ma era conosciuto anche per aver superato molte barriere”.

I TINARIWEN

L’Algeria, dove ha vissuto per diversi anni il chitarrista e cantautore nigeriano di etnia tuareg Bombino, ha dato i natali a molti musicisti che si sono dedicati nelle proprie esperienze musicali al genere rock arabo, come il Gruppo T34, formato alla fine degli Anni Settanta del secolo scorso da un gruppo di studenti che si riuniva in una camera all’interno della città universitaria di Algeri, la camera numero 34, appunto. Ma andando verso il Sahara, sempre negli stessi anni e fino all’inizio degli Anni Ottanta, si è formato nella città di Tamanrasset (nel sud dell’Algeria) un altro gruppo musicale, i Tinariwen. Tuareg che provengono dal Mali e che hanno vissuto un’esistenza simile a quella di Taha, ma più tragica ovviamente. Cresciuti nei campi profughi in Libia, diventarono miliziani, ma abbandonarono poi le armi per abbracciare le chitarre e creare così il loro gruppo che chiamarono Tinariwen, che significa appunto “deserti” nella lingua Tamashek. I Tinariwen hanno dato vita a un genere musicale moderno che mischia tra loro elementi blues, rock e di musica tradizionale Tuareg, la musica degli uomini blu. Il loro lancio mondiale è partito dal Festival in the Desert del 2001, durante la sua prima edizione in Mali.

SOUAD MASSI

Il rock continua a crescere nella scena musicale algerina ancora oggi. Un esempio di qualità è quello della cantautrice Souad Massi, classe 1972. Massi è riuscita sapientemente a mettere in musica le parole della poesia classica araba del VI secolo e quella moderna, in uno stile inedito, chiaro ed elegante, dimostrando come sia possibile integrare la lingua araba classica con un genere musicale nuovo, incentrato sulla bellezza, la qualità e la modernità, che piace a tutti. Anche se l’arabo è una lingua che sta diventando sempre più impegnativa e faticosa perfino per i suoi madrelingua, la musica trova sempre il modo di unire e trasportare tutti nella modernità.

‒ Ghiath Rammo

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Ghiath Rammo
Archeologo orientalista, laureato in Archeologia presso l’Università di Aleppo (Siria). Tra il 2004 e il 2010 ha partecipato agli scavi dell’antica città di Ebla (Siria) come membro della Missione Archeologica Italiana in Siria. Ha maturato esperienza in campo turistico ad Aleppo, lavorando a stretto contatto con i turisti, svolgendo attività di accompagnatore e guida turistica. Parla fluentemente arabo, curdo, italiano e inglese. È co-fondatore dell’Associazione Culturale L’Asino d’Oro attiva su Roma e gestisce il blog Marhaba Roma sulla storia e la cultura di Roma in lingua araba e curda.