Tra rock e arte. La serie, interrotta, sulla musica Anni Settanta

Partita con buoni spunti e una colonna sonora di tutto rispetto, la serie HBO prodotta, fra gli altri, da Martin Scorsese e Mick Jagger, non conoscerà una seconda stagione. Ecco il succo della storia.

Vinyl
Vinyl

L’AMERICA, LA MUSICA, GLI ANNI SETTANTA
Il contesto è l’ascesa del rock e del punk nella New York degli Anni Settanta. Una serie di lusso, Vinyl, che nasce con i migliori presupposti: il network è HBO, tra i produttori figurano Martin Scorsese e Mick Jagger. L’episodio pilota, inoltre, fa sognare, diventando un vero e proprio film firmato da Martin, che con il cinema ci ha sempre saputo fare, un lungometraggio di due ore a sé stante che potrebbe continuare – lascia infatti delle questioni aperte – ma anche concludersi lì, con un finale roboante, misterioso e allegorico.
I problemi cominciano dopo, benché protagonista sia uno sfavillante Bobby Cannavale, già visto recitare in Boardwalk Empire, il papà dell’avventura scorsesiana nell’ambito delle serie tv, con la stessa maestria. Già, perché Vinyl, che racconta inoltre la sfida di un brand, l’American Century, nella sua avventura alla scoperta di nuovi talenti musicali in grado di rilanciare un marchio stanco e con problemi di profonda crisi interna, tutto sommato, almeno per la prima stagione, sembra non decollare.

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ECCESSI E STEREOTIPI
Lo scenario circostante invece è la registrazione di un momento lussureggiante per la scena internazionale, anche artistica (compaiono di tanto in tanto personaggi come Andy Warhol e i membri della sua Factory, e non mancano incursioni nel Village, guidate da Devon, la moglie di Cannavale aka Richard Finestra). Ma le due narrazioni, spesso purtroppo infarcite da ritratti un po’ stereotipati, seppur ben costruite, non camminano bene insieme e l’uso di droga che fanno i personaggi, protagonisti e non, è troppo anche per un lettore di William Burroughs o un grande fan del Trainspotting di Danny Boyle.
Dopo l’annuncio di una nuova stagione, HBO ha fatto marcia indietro, cancellando la serie. Non resta che godersi una colonna sonora davvero niente male, che non vi farà pentire, insieme comunque ad alcune scene epocali, del tempo trascorso insieme a Finestra e ai suoi colleghi.

Santa Nastro

www.hbo.com/vinyl/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #31

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è caporedattore di Artribune. È Responsabile della Comunicazione di FMAV Fondazione Modena Arti Visive e della Fondazione Pino Pascali. Collabora con Fondazione Pianoterra Onlus a Roma. È stata inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ha collaborato con l’American Academy in Rome. Dal 2011 al 2021 ha collaborato con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli. Dal 2006 al 2011 è stata Segreteria Scientifica del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con la testata Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni. È autore del saggio Come vivono gli artisti? edito da Castelvecchi (2022) nella collana Fuoriuscita.