Il cinema d’artista come atto di resistenza. Intervista sul programma del festival “Lo schermo dell’arte” 2026 a Firenze
Dalle memorie d’archivio dell'Uzbekistan con Saodat Ismailova alle proiezioni tra i fossili del Museo di Geologia e Paleontologia: la direttrice Silvia Lucchesi illustra i temi e le urgenze del festival
Non un semplice racconto del reale, ma un atto di responsabilità critica: il cinema d’artista torna protagonista a Lo schermo dell’arte di Firenze come spazio di attenzione, testimonianza e resistenza. Dalle nuove frontiere del digitale al valore delle pellicole amatoriali dimenticate, i film di questa edizione trasformano lo sguardo dello spettatore in una forma di riflessione profonda. Abbiamo chiesto alla direttrice Silvia Lucchesi di raccontarci le urgenze del programma: dal confronto con l’ecologia al ritratto dell’Uzbekistan contemporaneo attraverso le opere di Saodat Ismailova, fino alle proiezioni site-specific tra i fossili del Museo di Geologia e Paleontologia, ecco il programma della diciannovesima edizione del Festival di cinema e arte contemporanea.
Intervista alla direttrice de “Lo schermo dell’arte” Silvia Lucchesi
Quali sono le tendenze che emergono dalla selezione dei film di quest’anno?
Gli artisti si interrogano sulle fratture del nostro presente, e in questa edizione emergono linee di ricerca e riflessione che riguardano i temi più attuali che caratterizzano la nostra epoca. Per esempio il nostro rapporto con la tecnologia e l’intelligenza artificiale, come nei film di Gala Hernández López e Paul Heintz, che indagano come il digitale stia ridisegnando la nozione stessa di corpo, lavoro e intimità. O la necessità di rileggere la storia e il rapporto personale grazie all’utilizzo di materiali d’archivio. Nei film dell’artista uzbeka Saodat Ismailova, alla quale quest’anno dedichiamo il Focus, della coppia colombiana formata da María Rojas Arias e Andrés Jurado, del regista Radu Jude, e anche dei giovanissimi italiani Elisa La Boria e Luka Bagnoli, i film d’archivio, le pellicole e videocassette amatoriali, le fotografie sono dispositivi per far emergere ciò che è stato rimosso o dimenticato dalla storia e per stabilire nuove relazioni con il passato.
Il cinema come forma di resistenza
In quali altri modi viene usato dagli artisti lo strumento cinematografico?
Il cinema viene anche usato dagli artisti e dalle artiste come uno strumento di resistenza per raccontare esperienze, anche in prima persona, di esilio o di conflitti, come nel caso dei film della coppia formata dai giovani ucraini Roman Khimei e Yarema Malashchuk, dei libanesi Ali Cherri e Lamia Joreige, del francese di origine armena Melik Ohanian, del collettivo Forensic Architecture che ha lavorato con Earshot. Nei loro lavori, identità, memoria, testimonianza propongono prospettive diverse rispetto al disorientamento del presente.
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L’urgenza ecologica e la responsabilità delle immagini come si inseriscono in questo panorama?
C’è, infatti, un’urgenza ecologica molto forte, che supera il registro del documentario d’inchiesta per farsi esperienza sensoriale e speculativa, che si tratti del tema dell’acqua come nella lecture performance del duo svizzero formato da Maria Iorio & Raphaël Cuomo; di mostrare la devastazione degli incendi che hanno distrutto Los Angeles come nel film dell’austriaco Lukas Marxt; o di esplorare le forze della terra anche attraverso il suono come nella live performance dello spagnolo Carlos Casas. Sono film che si interrogano sulle relazioni tra ecologia, storia e politica, andando oltre alle trasformazioni prodotte dall’attività umana. Pensiamo che come festival sia fondamentale sostenere pratiche che restituiscono profondità critica alle immagini, capaci di aprire uno spazio di attenzione e di responsabilità.
L’Uzbekistan si afferma come luogo di produzione culturale
L’Uzbekistan sta diventando sempre più il centro del mondo culturale e infatti avete dedicato il focus d’artista a Saodat Ismailova, di Tashkent.
Oggi Saodat Ismailova è una delle voci più interessanti del panorama delle moving images internazionali. Il suo lavoro si muove partendo da memorie personali che si intrecciano a quelle collettive, spirituali ed ecologiche dell’Uzbekistan e dell’intera regione. I suoi film che si muovono tra diversi regimi di realtà, che sia sperimentazione o documentario, e che attingono da archivi cinematografici sovietici, miti popolari e tradizioni orali, danno voce a un territorio caratterizzato da storie, movimenti e forme di conoscenza intrecciati tra loro. C’è una profonda attenzione per il paesaggio, per la presenza femminile, per ciò che per lungo tempo è rimasto invisibile o messo a tacere dalla storia ufficiale, per la meditazione sul tempo, sul rito e sulla capacità delle comunità di preservare la propria identità di fronte ai grandi stravolgimenti politici ed ambientali.
Quest’anno ci sarà anche un’estensione del programma al Museo di Geologia e Paleontologia. Che cosa succederà?
Verrà presentato il film Un mare molto piccolo di Zeroscena, duo di giovani artisti riminesi formato da Elisa La Boria e Luka Bagnoli. Il loro film ripercorre la storia del delfinario di Rimini, aperto nel 1968 e per mezzo secolo simbolo del turismo balneare italiano, che venne chiuso nel 2023 dopo accuse di maltrattamento animale. Proseguendo il rapporto di collaborazione con il Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Firenze iniziato lo scorso anno con il Museo della Specola, e con l’obiettivo di dare visibilità al lavoro della generazione italiana più giovane, abbiamo proposto quest’anno al Museo di Geologia e Paleontologia di ospitare l’opera di Zeroscena. Non si tratta semplicemente di proiettare un film in un luogo insolito, ma di innescare una riflessione sul rapporto tra scienza, arte e il nostro impatto sul pianeta, offrendo allo spettatore una prospettiva visiva inedita in grado di generare risonanze con il tempo millenario dei reperti fossili e scheletri preistorici esposti.
Claudia Giraud
Firenze // 11-15 novembre 2026
19ª edizione Lo schermo dell’arte – Festival di cinema e arte contemporanea
Cinema La Compagnia, Palazzo Strozzi/Strozzina, Museo di Geologia e Paleontologia, EUI – European University Institute, IED Firenze, NYU Florence
Streaming sul canale Lo schermo dell’arte su MYmovies ONE
11 – 22 novembre 2026
Ingresso libero per Under 30
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