Toy Story 5: al cinema la battaglia per l’immaginazione nell’era degli schermi
Il vero tema del quinto capitolo della saga non è la nostalgia, ma il conflitto tra gioco, tecnologia e capacità di immaginare. Con Jessie al centro di una storia che parla anche agli adulti
A trent’anni dal primo Toy Story, la domanda che accompagna il quinto capitolo della saga Pixar non riguarda soltanto il destino di Woody, Buzz e Jessie. Riguarda soprattutto noi. O meglio, il modo in cui bambini e adulti stanno cambiando il proprio rapporto con il gioco, l’immaginazione e la tecnologia. Toy Story 5, nelle sale italiane dal 18 giugno con The Walt Disney Company, si allontana infatti dalla semplice operazione nostalgica per trasformarsi in una riflessione sorprendentemente contemporanea. E se la forza della saga è sempre stata quella di raccontare il passaggio del tempo attraverso gli “occhi” dei giocattoli, oggi quel tempo è segnato dall’onnipresenza degli schermi.

La tecnologia minaccia la creatività?
Il valore del gioco, dell’essere annoiati, dell’essere creativi e di trascorrere del tempo lontano dagli schermi è al cuore di questo film, hanno detto Pete Docter (direttore creativo Pixar Animation Studios e produttore esecutivo del film) e la produttrice Lindsey Collins. Una dichiarazione che suona quasi controcorrente nell’attuale ecosistema digitale, dove l’attenzione è continuamente sollecitata e la noia sembra essere diventata un lusso raro.
La Pixar, il gioco e l’immaginazione
Non è un caso che la Pixar Animation Studios continui a rivendicare il verbo “play” come fondamento del proprio metodo creativo. Giocare, immaginare, fantasticare. L’immaginazione non viene considerata una risorsa infantile da superare con la crescita ma un dispositivo culturale essenziale. La tecnologia, del resto, è uno dei temi centrali del film. Ma non viene affrontata attraverso una prospettiva apocalittica. La Pixar Animation Studios mantiene la posizione che l’ha accompagnata sin dal 1995: la tecnologia è uno strumento, non un fine. Può essere utilizzata per amplificare la visione dell’artista e sostenere il racconto. Tutto dipende dall’uso che se ne fa.

Jessie alla guida del nuovo capitolo di Toy Story
All’interno della narrazione di Toy Story 5, però, l’ingresso della tecnologia nella vita dei più piccoli – qui precisamente di Bonnie – rappresenta una minaccia concreta per i giocattoli. Ed è qui che entra in scena Jessie, individuata come il personaggio più adatto a guidare questa nuova fase della saga. Tra tutti i protagonisti è forse quella che ha assistito ai cambiamenti più radicali e che meglio incarna la capacità di adattarsi a un mondo in trasformazione.
Giocattoli che non invecchiano
Toy Story ha sempre saputo parlare del presente proprio perché non ha mai congelato i suoi personaggi nel passato. I giocattoli non invecchiano, ma il mondo attorno a loro sì. È una delle intuizioni più efficaci della saga: ogni nuovo capitolo ritrova i protagonisti nello stesso tempo storico dello spettatore. Per questo generazioni diverse continuano a riconoscersi nelle loro vicende. Cambiano i bambini, cambiano le famiglie, cambiano le tecnologie, ma le domande restano sorprendentemente simili.
Cosa perdiamo quando smettiamo di giocare?
Toy Story 5 è un’opera cinematografica che parla tanto ai genitori quanto ai figli. Dietro l’avventura animata emerge una domanda profondamente culturale: cosa perdiamo quando smettiamo di giocare? E cosa accade a una società che sostituisce l’immaginazione con la sola interazione tecnologica? La risposta data dalla Pixar Animation Studios non è un rifiuto della modernità. Piuttosto un invito a preservare uno spazio libero, improduttivo e creativo, dove la fantasia possa ancora agire. Lo stesso spazio da cui, trent’anni fa – per essere precisissimi trentuno – nacque il primo Toy Story.
Margherita Bordino
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