Il corpo come scandalo. Al cinema il nuovo viaggio nell’arte di Egon Schiele (ma solo per 3 giorni)

Il racconto prende avvio da Český Krumlov, l’antica Krumau, città legata alle origini familiari del pittore e luogo dove Schiele visse con la compagna e modella Wally Neuzil

Dopo il successo di Klimt & Schiele. Eros e Psiche, il ciclo La Grande Arte al Cinema di Nexo Studios torna nelle sale (il 20, 21, 22 aprile 2026) con Tabù. Egon Schiele, docufilm diretto da Michele Mally e prodotto insieme a 3D Produzioni. Il film ripercorre la breve e intensa parabola dell’artista austriaco Egon Schiele, figura centrale dell’arte del primo Novecento, la cui rappresentazione del corpo continua a provocare e interrogare lo spettatore contemporaneo.

Il film “Tabù. Egon Schiele”

Il racconto prende avvio da Český Krumlov, l’antica Krumau, città legata alle origini familiari del pittore e luogo dove Schiele visse con la compagna e modella Wally Neuzil. Da qui il film si muove tra Vienna e Praga, ricostruendo attraverso immagini d’archivio il clima culturale della Mitteleuropa di inizio Novecento, segnato da profonde trasformazioni artistiche e sociali.

“Tabù. Egon Schiele”: tra elementi biografici e analisi storico-artistiche

Ad accompagnare lo spettatore in questo percorso è l’attrice Erika Carletto, mentre la colonna sonora originale è della violinista Laura Masotto. Il film intreccia elementi biografici – dalle relazioni familiari al matrimonio con Edith Harms – con l’analisi storico-artistica affidata a studiosi e curatori di istituzioni viennesi come l’Albertina Museum e il Leopold Museum.

Il racconto di Egon Schiele

Tra i momenti più intensi del racconto emerge il 1910, anno in cui lo stile di Schiele si definisce pienamente, evocato anche attraverso il passaggio della Cometa di Halley. Il film immagina inoltre un suggestivo parallelo con lo scrittore Franz Kafka, figura coeva che condivide con il pittore una visione inquieta e disturbante della modernità. La vicenda si chiude poi nel 1918, anno della morte di Schiele e di Gustav Klimt e della fine dell’Impero austro-ungarico. Un passaggio storico che segna la conclusione di un’epoca ma anche l’inizio della nostra contemporaneità, alla quale l’opera di Schiele continua ancora oggi a parlare.

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Redazione

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