Cannes 75. Cosa è successo nella prima parte del Festival

Il festival di Cannes è nel pieno della sua 75esima edizione. Alcuni film che abbiamo visto e che meritano di essere raccontati

LE OTTO MONTAGNE
LE OTTO MONTAGNE

Storie biografiche, importanti omaggi o citazioni, meno affluenza del solito. Giro di boa per le due settimane di grande cinema del Festival di Cannes (17-28 maggio 2022) che questanno celebra il 75esimo anniversario. A dare il via al festival francese è stato un collegamento, sul maxi-schermo allestito sul palco del Grand Theatre Lumiere, con Volodymyr Zelensky, a dimostrazione che il cinema e larte non si tengono lontani o in disparte dallattualità e politica. Sarà un’edizione dignitosa e rispettosa di questi tempi di guerra”, ha assicurato, durante la cerimonia di apertura, il presidente della giuria Vincent Lindon prima di dare la parola al presidente dellUcraina. L’odio alla fine scomparirà e i dittatori moriranno. Siamo in guerra per la libertà”, alcune delle parole di Zelensky che ha citato Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin. Serve un nuovo Chaplin che dimostri che il cinema di oggi non è muto. Noi continueremo a lottare, perché non abbiamo altra scelta e sono convinto che il dittatore perderà. Ma il cinema starà zitto o parlerà? Il cinema può stare fuori da questo?”. Il festival diretto da Thierry Fremaux quindi, sin dal suo inizio annuncia il mood delledizione: solidarietà e di impegno civile. Ecco ora alcune delle migliori storie proposte sul grande schermo nella prima parte del festival.

LA MOGLIE DI TCHAIKOVSKY (1)
LA MOGLIE DI TCHAIKOVSKY

LA MOGLIE DI TCHAIKOVSKY A CANNES

Finalmente libero, dopo anni di arresti domiciliari, il regista russo Kirill Serebrennikov è tornato al Festival di Cannes in presenza. Alla 75esima edizione presenta Zhena Chaikovsky ( La moglie di Tchaikovsky), evocazione di un episodio significativo nell’intimità del grande compositore russo. Si tratta del matrimonio tra una studentessa e il suo insegnante. Al tempo delle nozze, Piotr Ilitch Tchaikovsky è già riconosciuto tra i più grandi compositori, e questa unione si trasforma in un incubo senza uscita. Tchaikovsky sprofonda in una depressione mentre sua moglie si aggrappa a questo rapporto sopportando qualsiasi cosa, come lomosessualità del marito. Il film, dal ritmo lento come unopera letteraria, ha frequenti piani sequenza oltre che una totale regia di grande sapienza e talento. Volevo tornare indietro nel tempo e parlare dellossessione di una donna che la conduce in una tragedia”, dice Kirill Serebrennikov. Volevo fare un film su di noi, su come siamo fatti, sulla nostra sensibilità. Per questo abbiamo girato il film in ordine cronologico, che è una cosa molto rara da fare. Volevo che Elenev vivesse tutta la storia, che il suo carattere evolvesse con il personaggio per una serie di decadi, perché il cinema è una macchina del tempo”.

LE OTTO MONTAGNE
LE OTTO MONTAGNE

IL FILM TRATTO DA LE OTTO MONTAGNE DI COGNETTI

Storia di unamicizia disordinata tratta dallomonimo romanzo, Le otto montagne, di Paolo Cognetti, vede la regia di Charlotte Vandermeersch e Felix Van Groeningen, e come protagonisti Alessandro Borghi (Bruno) e Luca Marinelli (Pietro). Dal Premio Strega al Concorso del Festival di Cannes, questa storia è destinare a conquistare il mondo. Per noi la realtà di creare lontano da casa rispondeva all’autenticità di questa storia italiana: ci siamo trasferiti in Val dAosta a scrivere la sceneggiatura. Cognetti è stato molto generoso con noi, così come i talenti italiani con cui abbiamo potuto lavorare”, racconta la co-regista Vandermeersch, per cui quella tra Pietro e Bruno è un’amicizia irricorrente, al cinema e nei libri. Fra loro – i personaggi – c’è davvero un sentimento delicato, nessuna competizione, spesso non hanno bisogno delle parole, per il loro rapporto fragile e forte”. La storia è nota: un viaggio avventuroso e spirituale fatto di fughe e tentativi di ritorno che coinvolge prima due bambini e poi due uomini.

ARMAGEDDON TIME
ARMAGEDDON TIME

ARMAGEDDON TIME A CANNES

Sono i miei ricordi di quando avevo 12 anni. Avevo il mito di Muhammad Ali. Ronald Reagan è diventato presidente degli Stati Uniti in quel periodo e ho sentito mia madre dire: ci porterà ad una guerra nucleare, a un Armageddon Time. Se guardiamo ad oggi, non solo per la guerra, ma per l’aumento della disuguaglianza, siamo in una fase avanzata di capitalismo e a una decadenza terminale per gli Stati Uniti. Ma tutto è iniziato intorno al 1979, è stato un punto di svolta nella nostra storia”. Con queste parole il regista James Gray ha presentato alla stampa il suo film portando per mano lo spettatore nel Queens degli anni 80. Lo fa con garbo, nostalgia e sogno: Armageddon time è una storia autobiografica, parla di famiglia, amicizia, speranze per il futuro. È il percorso di un bambino che deve fare i conti con la crudezza e la poca magia del mondo adulto e fanno parte del cast Anne Hathaway e Anthony Hopkins. James”, racconta la Hathaway, “ha osservato il passato senza giudicarlo e permettendo al dolore di un tempo di essere utile al presente. Ognuno di noi ha un’opportunità ogni giorno della sua vita, facciamo ogni giorno scelte su come comportarci, su come vogliamo vedere gli altri e su come pensiamo a noi stessi”.

Three Thousand Years of Longing cover
Three Thousand Years of Longing

L’ATTESO FILM THREE THOUSAND YEARS OF LONGING

Infine, Three Thousand Years of Longing è il nuovo film di George Miller, tra i più attesi al 75esimo Festival di Cannes. Miller non è un regista che ama i festival, non li ha mai frequentanti o forse non è stato da loro molto cercato. A Cannes è la seconda volta che partecipa, dopo Mad Max: Fury Road con cui aveva conquistato di fatto ledizione e lattenzione. Con Three Thousand Years of Longing guadagna subito rigorosi applausi in sala. Si tratta dell‘adattamento cinematografico di uno dei racconti della raccolta del 1994 Il genio nell’occhio dusignolo (The Djinn in the Nightingale’s Eye) scritta da Antonia Susan Byatt. La trama vede la dottoressa Alithea Binnie, solitaria accademica coi piedi per terra, entrare in possesso di un artefatto che si rivela il recipiente di un Djinn, un vero e proprio genio della lampada” che si offre di esaudirle tre desideri, prima di anelare alla libertà. Tutto meraviglioso ma… Protagonisti sono Tilda Swinton e Idris Elba. Alithea è una specialista nell’essere un’osservatrice” dice Tilda Swinton,ascolta, legge, comprende, scrive della vita di altre persone, delle loro storie e delle loro fantasie, ma non è realmente una partecipante attiva della vita. Dice che non ha desideri, ma grazie al genio imparerà ad averli. Questa è la sua evoluzione“.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival, rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità, è giornalista pubblicista e content creator. Coordina il video magazine di Cinecittà, collabora tra gli altri con le Rivista 8 1/2 e Mediterraneo e dintorni, ed è autrice del programma tv Luce Social Club (Sky Arte).