Premi David 2022. I 10 film che concorrono come “Miglior Documentario”

Da Giuseppe Tornatore a Marco Bellocchio, verso la cinquina dei David di Donatello al Miglior Documentario ci sono anche grandi autori del nostro tempo. Ecco i film. E c’è anche l’artista Yuri Ancarani

Annunciati i 10 documentari che concorreranno al Premio David di Donatello – Cecilia Mangini 2022 per il Miglior Documentario. “Questa selezione”, dichiara in una nota la Commissione, “nasce dalla visione di 160 opere, dieci in più di quelle presentate per il David 2021, già in crescita di 50 titoli rispetto al 2020. È la conferma di un sempre maggiore interesse per i Premi David di Donatello e della graduale, costante crescita della produzione documentaria, anche in periodo di pandemia. È stato dunque ancora più difficile arrivare a una selezione di soli 10 titoli, nei quali abbiamo comunque individuato le diverse anime del cinema documentario, riflesso della vivacità di autori che interpretano il cinema del reale nelle forme più differenti. Dieci film che rispecchiano a nostro avviso la molteplicità della produzione documentaristica nazionale e rappresentano un buon equilibrio generazionale e di genere, con tre registe in selezione. Uno sguardo che unisce opere al lavoro sugli archivi e sulla storia e la cronaca del Paese ad altre di taglio più autobiografico, con percorsi meno convenzionali, a volte persino urticanti, su una contemporaneità sempre più complessa. Film-documentari accomunati tutti dalla ricerca di un dialogo coinvolgente, appassionato, anche provocatorio, con lo spettatore”. Fanno parte della commissione Guido Albonetti, Pedro Armocida, Osvaldo Bargero, Raffaella Giancristofaro, Stefania Ippoliti, Elisabetta Lodoli, Pinangelo Marino e Giacomo Ravesi.

DAVID DI DONATELLO PREMIO MIGLORI DOCUMENTARIO. I FILM SELEZIONATI

Il documentario è un genere sempre più frequentato e a cui in Italia negli ultimi anni non rinunciano i grandi registi e autori. I dieci titoli vagliati dalla Giuria dell’Accademia, che poi voterà per individuare la cinquina di candidati al premio decretando, successivamente, il vincitore del David per il Miglior Documentario, sono: Atlantide di Yuri AncaraniDal pianeta degli umani di Giovanni CioniEnnio di Giuseppe TornatoreFutura di Pietro MarcelloAlice Rohrwacher e Francesco MunziIl palazzo di Federica Di GiacomoLa macchina delle immaginidi Alfredo C. di Roland SejkoLos Zuluagas di Flavia MontiniMarx può aspettare di Marco BellocchioOnde radicali di Gianfranco Pannone e Rue Garibaldi di Federico Francioni. Alcuni di questi film sono stati presentati nei maggiori festival cinematografici e sono noti anche al pubblico, altri sono tutti da scoprire. Eccoli nel dettaglio.

– Margherita Bordino

1. ATLANTIDE DI YURI ANCARANI

Yuri Ancarani, Atlantide, 2021

Dalle parole del regista: “Atlantide è un film nato senza sceneggiatura. I dialoghi sono rubati dalla vita reale, e la storia si è sviluppata in divenire durante un’osservazione di circa quattro anni, seguendo la vita dei ragazzi. Questo metodo di lavoro mi ha dato la possibilità di superare il limite di progettazione tradizionale nel cinema: prima la scrittura e poi la realizzazione. Così il film ha potuto registrare in maniera reattiva questo momento di grande cambiamento di Venezia e della laguna, da un punto di vista difficile da percepire, attento allo sguardo degli adolescenti. Il desiderio di vivere così da vicino le loro vite, dentro i loro barchini, ha reso possibile tutto il resto: il film si è lentamente costruito da solo”.

2. DAL PIANETA DEGLI UMANI DI GIOVANNI CIONI

Dal pianeta degli umani

Un sopralluogo alla frontiera di Ventimiglia, tra Italia e Francia, diventa una fiaba fantastica, narrata da un coro di rane, in cui uno scienziato sperimenta una cura di ringiovanimento con testicoli di scimmia. Il dottor Voronoff è esistito, negli anni Venti la sua fama fu planetaria. La sua villa sta sulla frontiera che i migranti tentano di attraversare. Ma è come se non esistessero.

3. ENNIO DI GIUSEPPE TORNATORE

ENNIO di Giuseppe Tornatore

Dalle parole del regista: “ho voluto realizzare Ennio per far conoscere la storia di Ennio Morricone al pubblico di tutto il mondo che ama le sue musiche, ma nello stesso tempo ho strutturato il film come un romanzo-spettacolo che attraverso i brani dei film da lui musicati, le immagini di repertorio, i concerti, sappia avvincere lo spettatore nella formidabile parabola esistenziale ed artistica di uno dei musicisti più amati del Novecento”.

4. FUTURA DI PIETRO MARCELLO, FRANCESCO MUNZI, ALICE ROHRWACHER

FUTURA di Pietro Marcello, Francesco Munzi, Alice Rohrwacher

Futura è un’inchiesta collettiva svolta da Pietro Marcello, Francesco Munzi e Alice Rohrwacher che ha lo scopo di esplorare l’idea di futuro di ragazze e ragazzi tra i 15 e i 20 anni incontrati nel corso di un lungo viaggio attraverso l’Italia. Un ritratto del Paese osservato attraverso gli occhi di adolescenti che raccontano i luoghi in cui abitano, i propri sogni e le proprie aspettative tra desideri e paure.

5. IL PALAZZO DI FEDERICA DI GIACOMO

Il palazzo 2021 Federica Di Giacomo

Dalle parole della regista: “ho iniziato a frequentare il Palazzo molti anni fa. Un microcosmo di rara libertà creativa ma completamente avulso dalla realtà. Avevo da poco iniziato il film quando Mauro improvvisamente morì. Durante la sua commemorazione sentii che ognuno di noi si stava segretamente comparando all’amico scomparso, cercando di capire quanto avessimo in comune con lui e cosa invece ci potesse distanziare da un destino così amaro. L’immenso archivio che Mauro ha lasciato costruisce il rapporto fra la nostra immagine e quella che il passato ci restituisce attraverso la memoria orale e visuale dei nostri amici. Tutto il gruppo, infatti, ha già recitato per Mauro e in un certo senso recita se stesso anche per me, questa volta senza copione, con grande autoironia in un gioco fra realtà e finzione”.

6. LA MACCHINA DELLE IMMAGINI DI ALFREDO C. DI ROLAND SEJKO

La macchina delle immagini di Alfredo C

Dalle parole del regista: “la storia degli italiani trattenuti in Albania dal regime comunista è quasi dimenticata, coperta dalla valanga di eventi che ha travolto centinaia di migliaia di italiani in altri paesi. La chiave per raccontare è arrivata, come spesso succede, per caso. Quando tra i documenti dell’Archivio Centrale d’Albania, in una richiesta di rimpatrio ho notato un nome che conoscevo: era l’operatore dell’Istituto Nazionale Luce in Albania, ora, da quelle carte, dipendente del Minculpop comunista. La sua storia, intrecciata giocoforza con le immagini e le storie di altri, dava l’occasione per elaborare alcuni temi: l’onnipresenza e le tecniche della propaganda, l’incombenza degli eventi storici sui destini personali, la responsabilità della folla e quella dei singoli. E una riflessione sulla responsabilità – di oggi, come di ieri – di chi produce immagini, e di chi le vede”.

7. LOS ZULUAGAS DI FLAVIA MONTINI

Los Zuluagas

Camilo, 35 anni, figlio di guerriglieri colombiani, torna nel suo paese d’origine dopo 25 anni di esilio in Italia. Nel tentativo di comprendere le scelte radicali dei suoi genitori, si immerge nell’archivio di famiglia. Straordinari film amatoriali e scritti privati rivelano conflitti mai sopiti e memorie dolorose. Quelle di un padre, comandante rivoluzionario, che ha sacrificato tutto in nome della lotta politica, ma che ha visto il suo sogno di giustizia svanire. Quelle di un figlio, cresciuto all’ombra di un uomo carismatico ma ingombrante, incapace di accogliere i bisogni di un bambino. Quelle di una madre, un fantasma che agita i sonni di Camilo da quando aveva 5 anni. Un’occasione unica per dar vita a un dialogo impossibile, a lungo desiderato ma mai veramente avvenuto.

8. MARX PUÒ ASPETTARE DI MARCO BELLOCCHIO

Marx può aspettare

Dalle parole del regista: “questo film nasce cinque anni fa per ricordare i compleanni dei fratelli Bellocchio superstiti che, tranne io, erano arrivati agli ottant’anni e li avevano superati (anch’io nel frattempo li ho superati) con mogli, figli e nipoti al Circolo dell’Unione di cui mio padre fu uno dei fondatori. Ma subito capii (in quel 16 dicembre 2016) che la commemorazione nostalgica di quel passato che a me, ma anche agli altri fratelli e sorelle, non aveva dato particolari gioie, non mi interessava più di tanto. Era Camillo, parlare di Camillo, che mi interessava, di cui avevo già parlato cambiandogli nome (Pippo) nel film Gli occhi, la bocca del 1981, ma in quel film in realtà parlavo di me, del gemello sopravvissuto e, poiché coinvolto completamente nell’esperienza fagioliana, volevo dare al film e a me stesso una conclusione positiva, una “sanità” finale. Un riscatto. Insomma, in parole povere, il film doveva finire bene”.

9. ONDE RADICALI DI GIANFRANCO PANNONE

Onde Radicali

Una radio che ha contribuito a liberare l’Italia da tabù e pregiudizi è la protagonista di questo film documentario. Le voci storiche di Radio Radicale si raccontano e fanno rivivere l’avventura giornalistica e politica cominciata nel 1976. Dalla morte di Giorgiana Masi al caso Tortora, dal rapimento del giudice D’Urso all’uccisione del giornalista Antonio Russo, le storie, spesso controverse, di un Paese e gli ideali di chi voleva cambiarlo.

10. RUE GARIBALDI DI FEDERICO FRANCIONI

Rue Garibaldi

Dalle parole del regista: “mentre giro, mentre vivo con loro, mi chiedo dove stia andando questo film, che strada prenderà. Le loro esistenze sono costantemente attraversate dalle traiettorie più disparate: questioni di lavoro, di precarietà, di identità, di una ricerca di senso. Sono fratelli, amanti, una famiglia, sono ancora adolescenti e già adulti, a volte quasi bambini. Provo ad essere pronto, ma sono in balìa degli imprevisti; cerco la giusta distanza. I confini mi sfuggono, ma non riesco a smettere di osservare questi due fratelli, di partecipare alla loro umanità, a questo momento di passaggio che faticosamente sta avvenendo. Sento che la loro storia diventa anche mia, che sono lì ad ascoltarli. Intanto, il mondo esterno è come svanito: fuori potrebbe essere ancora notte, potremmo vedere il mare, o un deserto che continua a crescere”.

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival, rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità, è giornalista pubblicista e content creator. Coordina il video magazine di Cinecittà, collabora tra gli altri con le Rivista 8 1/2 e Mediterraneo e dintorni, ed è autrice del programma tv Luce Social Club (Sky Arte).