Shtisel, la serie tv su una famiglia di ebrei ultra-ortodossi

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C’è un pittore al centro della serie tv israeliana che si è conclusa su Netflix quest’anno dopo tre stagioni. Ma di cui i fan chiedono un seguito

È sicuramente uno dei casi più interessanti del mondo delle serie dell’ultimo decennio. Shtisel è una serie tv israeliana nata nel 2013 e racconta le vicende di una famiglia di ebrei ultra-ortodossi, gli Shtisel per l’appunto. La produzione è stata discontinua: concepita per essere autoconclusiva, è andata avanti fino alla terza stagione per il grande successo internazionale di questo progetto ardito.
Molto più coinvolgente della comunque bella Unorthodox (la protagonista della quale, Etsy, è interpretata da Shira Haas, che ha un ruolo importantissimo anche in Shitsel), che però già soffre, ma solo un pochino, dell’effetto mainstream, Shtisel ha colpito tutti per la semplicità e il realismo delle azioni e dei sentimenti. Lasciandoci scoprire un universo ignoto, le sue regole, le sue problematiche, la sfida della conservazione delle tradizioni e di un’eredità importante e pesante in un mondo che guarda costantemente al futuro.

LA TRAMA DI SHTISEL

Il protagonista è Kive, pittore contemporaneo ultra-ortodosso, sempre in bilico nella dicotomia tra il proprio essere artista, la sua passione per le immagini, e i ferrei codici culturali cui appartiene e ai quali è legato. È difficile la sua relazione con il padre, il rabbino Shulem, custode rigidissimo della tradizione, ma allo stesso tempo fragile come tutti gli esseri umani. Seguiamo con il fiato sospeso le vicende di Giti, sorella di Kive, e di suo marito Lippe, così come quelle dei loro figli, e insieme a loro quelle di tutta la comunità. Ascoltiamo la loro musica, compagna di tutte le occasioni, ma sempre rivolta a Dio. Entriamo nelle loro cucine, sempre scaldate dal profumo di qualche pietanza a ribollire, con il cibo che si fa veicolo sociale di tanti rapporti umani, già esistenti o pronti a sbocciare.
La terza stagione ha visto la luce nel 2020, ma è stata lanciata su Netflix nel 2021. Il finale è un piccolo capolavoro – come dovrebbe concludersi ogni serie tv che si rispetti. Ma i fan, non paghi, chiedono a gran voce una quarta stagione.

Santa Nastro

Israele, 2013 | IDEATORE: Ori Elon, Yehonatan Indursky
GENERE: drammatico, commedia, sentimentale | CAST: Dov Glickman, Michael Aloni, Neta Riskin, Shira Haas, Sasson Gabai
STAGIONI: 3 | EPISODI: 33
DURATA: 45’ a episodio

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #61

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.