Only Murders In The Building su Disney+. Giallo e comicità nell’Upper West Side di Manhattan

Un omicidio, un podcast e tre bizzarri condomini in cerca di assassino. “Only Murders In The Building”, disponibile su Disney+/Star, è un gioiellino di comicità misto a giallo. Una serie che Woody Allen potrebbe invidiare! 

Only Murders in the Building
Only Murders in the Building

Conosciamo davvero i nostri vicini? Only Murders In The Building è una serie creata dal grandissimo Steve Martin (anche tra i protagonisti) insieme a John Hoffman (già amato follemente in Grace and Frankie) e vede la partecipazione di un altro grande attore comico come Martin Short. Al duo principale si aggiunge la bravissima Selena Gomez. Se il cast è il motivo principale per vedere Only Murders In The Building, altri sono ancora più importanti e riguardano la location, ovvero un esclusivo palazzo dell’Upper West Side di Manhattan che diventa teatro di un misterioso omicidio, la ricerca del “maggiordomo”, il crescendo tra i toni del true crime e della comicità, il rivelarsi allo spettatore dei molti segreti dei condomini e del trio principale. Avete presente Misterioso omicidio a Manhattan di Woody Allen? Ecco, Only Murders In The Building è come se fosse, in un certo senso, la sua mutazione naturale da film in serie tv; di certo ne è ispirazione! Ma cosa c’entra la rock star Sting con Only Murders In The Building? Perché il cantante è in fuga? 10 episodi per la prima stagione in cui, tra le altre cose, scoprire anche questo mistero.

Only Murders in the Building
Only Murders in the Building

I MISTERI DI “ONLY MURDERS IN THE BUILDING”

Only Murders In The Building è la storia di tre persone sole che con la scusa di un caso di omicidio da risolvere trovano una connessione e uno scopo. I tre condomini iniziano un podcast nella speranza di risolvere l’omicidio avvenuto nel loro edificio, e lo fanno in modo del tutto professionale. A dare loro maggiore credibilità sono i costumi che evocano una classica estetica newyorkese; la solitudine condivisa dai tre personaggi è evidente fin dal primo momento, e trova indizi anche nei loro armadi: l’ex star televisiva Charles-Haden Savage (Steve Martin) è ossessionato dalla ripetizione e quindi vuole indossare la stessa cosa ogni giorno; l’aspirante decoratrice d’interni Mabel Mora (Selena Gomez) ha qualcosa di grosso da nasconde e per questo motivo usa i suoi vestiti come armatura, come scudo di protezione; Oliver Putnam (Marti Short), un regista teatrale in difficoltà, non è il più grande showman che avrebbe voluto essere, ma sa cosa vuole e usa i suoi vestiti per farlo. Only Murders In The Building nei vestiti, nei colori, nei modi, nelle intenzioni e anche negli arredi prende ispirazione da grandi classici, come i film di Alfred Hitchcock, tra cui La finestra sul cortile, così come i neo-noir in Technicolor come The Big LebowskiClue e So I Married an Axe Murderer.

Only Murders in the Building
Only Murders in the Building

“ONLY MURDERS IN THE BUILDING”: I GRANDI “VECCHI” TRA COMICITÀ E COMPLICITÀ

Only Murders In The Building vede due veterani dello spettacolo dell’intrattenimento che vestono i panni di due showmen scricchiolanti e sbiaditi. In coppia con loro un terzo attore, una donna demograficamente e anagraficamente distante da loro. E mentre l’indagine dei tre condomini prende vita mischiando le carte, ribaltando le prospettive, creando mistero attorno agli stessi protagonisti, viene scritta una vera e propria arringa sulla vita spietata di New York. Only Murders In The Building è esilarante per ciò che racconta, per come lo fa (con grande semplicità), per l’interpretazione di tutto il cast e per essere una grande citazione del meglio dello humor americano. Only Murders In The Building non è innovativa, è semplicemente una serie fatta bene, con tempi, toni e narrazione da grandi maestri. E si inserisce in un filone che negli ultimi anni negli USA sta prendendo piede donando spazio anche ai grandi “vecchi” del nostro tempo, attori sempre più straordinari. Only Murders In The Building si inserisce perfettamente accanto a The Kominsky Method con Michael Douglas e Alan Arkin,i cui personaggi devono fare i conti in modo dolceamaro con carriera e vita che stanno volgendo al termine; Grace and Frankie con Jane Fonda e Lily Tomlin nei panni di due nemiche e amiche, e Crisis in Six Scenes di e con Woody Allen e con Elaine May in cui una famiglia di ceto medio entra in profonda crisi quando riceve la visita di un ospite.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.