Al cinema la toccante fiaba digitale di Mamoru Hosoda

Prosegue la marcia trionfale di “Belle”, il nuovo lungometraggio animato di Mamoru Hosoda. Dopo il successo al Festival di Cannes e a Locarno, ora tocca alla Festa del Cinema di Roma, dove Hosoda superstar incanta con un film commovente e bellissimo.

“Belle” di Mamoru Hosoda © Studio Chizu 2021.
“Belle” di Mamoru Hosoda © Studio Chizu 2021.

Mamoru Hosoda (Nakaniikawa, 1967) è sicuramente il più generoso degli animatori giapponesi. Ogni suo film contiene sempre qualcosa che gli appartiene: un ricordo, un’emozione, un’esperienza da condividere con il pubblico. Ne è passato di tempo da quando, nel 1999, esordì sul grande schermo con Digimon Adventure. Anche allora aveva visto più lontano di tutti affrontando con grande mestiere e nessun pregiudizio il mondo di Internet, per poi tornare a parlarne in Summer Wars (2009).
Al mondo della Rete, alle sue trappole e meschinità, ma con un richiamo all’ottimismo e alla pacificazione, si rifà anche il suo ultimo lavoro: Belle, in originale intitolato Ryu to sobakasu hime, cioè: “Il drago e la principessa lentigginosa”. Un film di due ore che parla soprattutto ai giovani, realizzato in cinemascope come i classici animati Toei Animation degli Anni Sessanta, e convocato all’ultimo minuto fuori concorso al Festival di Cannes, dove ha ricevuto quindici minuti di applausi. In patria il successo è stato immediato con oltre 600mila spettatori nel primo weekend di programmazione e un incasso che finora ha superato i cinque miliardi di yen. Apprezzato pure in Italia, Hosoda ha presentato il film alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella città, con tanto di esclusiva Masterclass per festeggiare i dieci anni del suo Studio Chizu.

“Belle” di Mamoru Hosoda © Studio Chizu 2021.
“Belle” di Mamoru Hosoda © Studio Chizu 2021.

NEL MONDO DI HAMORU HUSODA

A contribuire alla nascita del film è stata la figlioletta di cinque anni del regista. Mamoru Hosoda, che nel 2018 aveva raccontato le gioie e i dolori dell’essere padre in Mirai, si è interrogato sul futuro che la attende e come questa nuova generazione affronterà l’immenso oceano informatico della Rete, dove, alla stregua della protagonista di Belle, si può diventare alla svelta una celebrità.
La storia del film è quella di Suzu Naito, adolescente con tanti problemi che le impediscono di vivere serenamente come le coetanee. Suzu abita nella prefettura di Kochi, zona rurale del Giappone, in cui non c’è molto spazio per i sogni. La ragazza un giorno decide di iscriversi a U, un mondo virtuale popolato da cinque miliardi di utenti, in cui diventa Belle. Grazie alla sua voce incantevole e al canto, in pochissimo tempo conquista milioni di follower. Ma poi il suo cammino incrocia quello di un misterioso avatar di drago, odiato e temuto da tutto il popolo di U. Belle è incuriosita da quella presenza e fa di tutto per scoprire la sua identità, con ripercussioni inevitabili nel mondo reale.

“Belle” di Mamoru Hosoda © Studio Chizu 2021
“Belle” di Mamoru Hosoda © Studio Chizu 2021

LA BELLA E LA BESTIA NELL’ERA DI INTERNET

Non ci vuole molto a scovare nel film di Hosoda omaggi a La Bella e la Bestia: inteso sia come il classico di animazione Disney del 1991, sia come serbatoio di racconti a cui il regista si è ispirato per esprimere i più cupi stati d’animo degli esseri umani, come solitudine e depressione. Emozioni nelle quali egli stesso è transitato da giovane laureato che cercava disperatamente di farsi strada nel campo dell’animazione. Proprio in quel periodo, la visione del film Disney gli ha donato ottimismo e tenacia per inseguire il suo sogno. E dalla Disney, quella dei tempi recenti, proviene Jin Kim, l’animatore di Frozen e Big Hero 6, che Hosoda ha conosciuto a Los Angeles durante la promozione di Mirai. A lui ha affidato il concept design di Belle e del mondo virtuale di U.

UN MONDO DIVISO IN DUE

Tutti gli altri grandi artisti impiegati nel film sono sue vecchie conoscenze o outsider inaspettati, come Eric Wong, l’architetto-designer britannico pure lui coinvolto nella creazione del mondo virtuale.
Esattamente come accade in Belle, la lavorazione del film si è scissa in due: da un lato il mondo reale di Suzu, tutto disegnato a mano, e dall’altro quello di U realizzato grazie a motion capture e tecniche digitali. L’azzeccata scelta dello schermo panoramico, inizialmente presa in considerazione per le pellicole precedenti di Hosoda, Boy and the Beast e Mirai, è servita a valorizzare i paesaggi del mondo reale e di quello virtuale, dove Belle troneggia come una regina sul dorso di una balena. Per un singolare gioco delle attribuzioni, al fedele animatore Takaaki Yamashita, vecchia scuola Toei, è stata affidata la parte in CG, mentre tutti i magnifici fondali pittorici della pellicola sono stati creati digitalmente da Nobutaka Ike, noto nell’ambiente per la sua collaborazione con il compianto Satoshi Kon.

“Belle” di Mamoru Hosoda © Studio Chizu 2021.
“Belle” di Mamoru Hosoda © Studio Chizu 2021.

RITROVARE LA PROPRIA VOCE

Mamoru Hosoda non si è accontentato del mero spettacolo. Rispetto al meno riuscito Mirai, nel nuovo film ribollono sentimenti che scavano nell’animo della protagonista, tra desiderio di affermazione personale e doti terapeutiche universali per riportare umanità nell’asettico mondo della Rete.
Hosoda si rivolge ai giovani con premura paterna, ma intanto parla al suo Paese. Ambientare il film in una zona rurale, al posto della solita effervescente Tokyo, è un invito a discutere del declino di quelle aree del Giappone, è un input per riflettere sulla diminuzione della natalità in luoghi non dissimili da dove proviene egli stesso (la prefettura di Toyoma). Hosoda guarda al Giappone della bolla economica, mostrando sullo schermo vecchi istituti scolastici in disuso ma perfettamente funzionanti, oggi trasformati in attrazioni turistiche (come il Muroto Schoolhouse Aquarium, che si trova proprio a Kochi). Discetta di vita e morte tramite metafore spettacolari come il grande fiume che attraversa la città. Riproduce la realtà di Kochi con maniacale ricchezza di dettagli (il ponte, la biglietteria, la fermata dell’autobus), e intanto ragiona sui miliardi di individui che si radunano adoranti in un mondo che esiste ma non esiste davvero. Sceglie come sua musa la classica adolescente impacciata dell’animazione e la spinge a ritrovare la voce perduta per tornare a far parte di questo mondo. Con un’enfasi così contagiosa che negli ultimi venti minuti, a dir poco commoventi, vi troverete a fare il tifo per la protagonista cantando assieme a lei.

Mario A. Rumor

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Mario A. Rumor
Ha scritto di cinema e televisione per Il Mucchio, Empire Italia, Lettera43, Just Cinema e numerose altre riviste italiane e inglesi, tra cui Protoculture Addicts, TelefilmMagazine, Retro, Widescreen, DVD World, ManGa!, Scuola di Fumetto e Leggere:Tutti. Con Weird Book ha collaborato al volume “Joe Dante. Master of Horror” con un saggio su Gremlins, e pubblicato le monografie “Un cuore grande così. Il cinema di animazione di Isao Takahata” (2019, seconda edizione), “Osamu Dezaki. Il richiamo del vento” (2019). È inoltre autore di “Tōei Animation. I primi passi del cinema animato giapponese” (Cartoon Club, 2012), “Created By. Il nuovo impero americano delle Serie Tv” (Tunué, 2005) e “Come bambole. Il fumetto giapponese per ragazze” (Tunué, 2005). Vincitore nel 2015 del Premio Letterario Nazionale “Trichiana Paese del libro” e del premio speciale Casse Rurali Valli di Primiero e Vanoi nell’ambito del prestigioso premio letterario “Grenzen-Frontiere”.