Da Gipi a Cupellini: La terra dei figli al cinema

In anteprima al Taormina Film Festival il nuovo film di Claudio Cupellini tratto liberamente dall’omonima graphic novel di Gipi, La terra dei figli. Una storia distopica che riflette sul mondo presente e futuro svuotato che rischia di essere svuotato di ogni tipo di bellezza. Che mondo lasceremo ai nostri figli?

La terra dei figli
La terra dei figli

Claudio Cupellini prendendo ispirazione del lavoro di Gipi, La terra dei figli, racconta la sua cronaca terrificante di un mondo futuro. Un mondo futuro ma non molto lontano in cui la bellezza non esiste più, la parola non ha più un suo valore, il baratto è all’ordine del giorno e della sopravvivenza. Il film, in sala dal 1 luglio con 01Distribution, è stato presentato in anteprima al Taormina Film Festival. La terra dei figli di Claudio Cupellini è un film di genere, un film nero ma che offre un barlume di speranza che affida ai ricordi e alla scrittura. Un’interessante storia che prende spunto da una graphic novel dove le immagini raccontano e i mugugni guidano nell’assenza totale di ciò che si è perduto. Chi vedrà il film non deve tenere a mente il lavoro di Gipi, dichiaratamente è liberamente tratto. È la visione del regista è estremamente interessante, caratterizzata da personaggi che forniscono un continuum razionale alla storia. Qui è un giovane rimasto solo a dover scoprire cosa c’è lontano dalla sua casa e quale “eredità” gli ha lasciato il padre. La terra dei figli è infatti una storia di figli ma anche di padri, di persone che hanno conosciuto uno splendore che non esiste più, consumato, corroso. 

La terra dei figli
La terra dei figli

LA TERRA DEI FIGLI, UN DESTINO DISTOPICO?

La terra dei figli di Cupellini in breve… La fine della civiltà è arrivata. Non sappiamo come. Un padre e suo figlio, un ragazzino di quattordici anni, sono tra i pochi superstiti: la loro esistenza, su una palafitta in riva a un lago, è ridotta a lotta per la sopravvivenza. Non c’è più società, ogni incontro con gli altri uomini è pericoloso. In questo mondo regredito, il padre affida a un quaderno i propri pensieri, ma quelle parole per suo figlio sono segni indecifrabili. Alla morte del padre, il ragazzo decide di intraprendere un viaggio verso l’ignoto alla ricerca di qualcuno che possa svelargli il senso di quelle pagine misteriose. Solo così potrà forse scoprire i veri sentimenti del padre e un passato che non conosce. Il regista dice così del film, “una storia di avventura titanica e appassionante, un grande viaggio fisico e sentimentale, che affronta argomenti che appartengono sempre più al sentire comune”. A farci caso, di viaggi così, distopici, è piena la letteratura e in particolar modo quella contemporanea da Niccolò Ammaniti a Margaret Atwood, ma anche il cinema da Friz Lang ad Alfonso Cuaròn. Cupellini con la sua lettera de La terra dei figli riflette non tanto sui beni materiali ma su quelli morali, sui ricordi, sulla memoria, sulle buone azioni che un mondo civilizzato come il nostro rischia di perdere andando verso una degrado futuro che potrebbe essere da scenario apocalittico. 

La terra dei figli
La terra dei figli

DAI DISEGNI DI GIPI ALLE IMMAGINI E PAROLE DI CUPELLINI

La terra dei figli di Gipi è la base di partenza del film di Cupellini. Gipi propone uno specchio esasperato della nostra civiltà arrivata effettivamente al capolinea e senza una precisa causa. Cadaveri e veleni sono ovunque e tra i pochissimi sopravvissuti ci sono un padre e i suoi due figli impegnati in una lotta quotidiana dedita alla sopravvivenza. Il padre ha con se un quaderno su sui ogni sera appunta qualcosa, i figli vorrebbero imparare a leggere per sapere qualcosa della loro madre ma il padre lo impedisce. Ogni personaggio che Gipi tratteggia rappresenta desideri, dubbi, fragilità e contraddizioni di tutti noi. Cupellini da questa storia prende molto, moltissimo ma si discosta sulla riflessione dell’amore paterno, della protezione verso il più debole, offrendo in modo forse anche più chiaro il senso di solitudine immensa e disperate che può avere l’uomo se lontano dalla cultura. Certo, il protagonista de La terra dei figli non conoscendo il prima non sa cosa si è perso, cosa avrebbe potuto avere, ma al tempo stesso deve fare i conti con il segreto custodito nel quaderno. Un segreto che senza lettura non può apprendere e lui leggere e scrivere non sa. Cupellini e Gipi riflettono sul mondo che verrà, un mondo ipoteticamente non roseo e che forse può essere evitato dando il giusto valore alla parola detta e scritta, raccontata, tramandata, pensata e spiegata. Nel cast de La terra dei figli ci sono Leon de la Vallée, Paolo Pierobon, Maria Roveran, Fabrizio Ferracane, Maurizio Donadoni, Franco Ravera, con la partecipazione poi di Valerio Mastandrea e Valeria Golino.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.