I tanti temi di Shiva Baby, film d’esordio di Emma Seligman

Uscito il 12 giugno sulla piattaforma cinematografica MUBI, Shiva Baby è il lungometraggio d’esordio della regista canadese Emma Seligman, con protagonisti Rachel Sennott, Molly Gordon e Jackie Hofman

Shiva Baby
Shiva Baby

Shiva Baby è un lungometraggio – appena un’ora e un quarto di scene – e pare, per dialoghi e costruzione, una piece teatrale perfetta. L’intreccio è un cocktail stuzzichevole fin dall’inizio: una studentessa sugar baby (Danielle – Rachel Sennott), uno shiva ebraico (celebrazione funebre), un adulterio, una relazione bisessuale, un concerto di violini paranoici ad accompagnare il film – girato quasi interamente dentro spazi chiusi e quasi interamente dentro la stessa casa. Questo aspetto risulta non poco disorientante fin all’inizio: considerando che gran parte delle scene si svolgono fra decine di invitati e con un senso claustrofobico di accerchiamento, in un periodo postumo a una condizione di isolamento, il contesto di Shiva Baby è quasi fastidioso.

LA TRAMA DI SHIVA BABY

Il film si concentra (da un lato) sul disorientamento di Danielle di fronte alle costanti domande degli invitati circa il suo futuro, a cui Danielle non ha saputo dare una prospettiva, e (dall’altro) segue le vicende extra coniugali con Max. La crescente tensione e problematizzazione di ogni evento, come potrebbe essere prendere il cibo al buffet, è testimoniata dalla mimica facciale della protagonista e dal suo body language, che comunicano un costante stato apprensivo, ma comunque intervallato da battute ciniche, perché Shiva Baby è, in fondo, un film a metà fra il grottesco e il dramma. Può dirsi commedia per il finale e per il cinismo di alcune battute (un po’ Woody Allen), ma, dall’altra parte, non può nemmeno essere ignorato il senso introspettivo della pellicola. La regista Seligman ha sceneggiato Shiva Baby ai tempi della New York University (inizialmente era un brevissimo cortometraggio), riproponendo quel tema che per molti studenti è una chimera, cioè il futuro.

I TEMI TRATTATI IN SHIVA BABY

Shiva Baby, però, è anche la vicenda di una sugar baby che deve gestire il suo sugar daddy –l’uomo più grande con cui ha rapporti sessuali – davanti ai propri genitori e di fronte a sua moglie. In un contesto altamente giudizioso e serio come quello di una comunità ebraica, c’è anche spazio per questi momenti cringe fatti di sexting e sguardi. Peraltro, Danielle è bisessuale e si ritrova una ex fidanzata alla festa – motivo per cui il film rientra nelle pellicole di genere ed è stato lanciato su MUBI durante il Pride Month.

– Riccardo Belardinelli

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Riccardo Belardinelli
Laureato in Lettere Moderne a Siena e specializzato in Editoria e Comunicazione all’Università Statale di Milano – con una tesi sulla Cancel Culture –, ha lavorato nelle redazioni de La Gazzetta dello Sport e Rivista Undici. Attualmente lavora nell’editoria indipendente per nss sports e alcuni magazine digitali. Sulla carta, in radio e sul web si occupa del lato extra sportivo del calcio: le sue declinazioni nel mondo dell’architettura, della musica, della moda, e dei media. È project manager della testata Minuti di Recupero, di cui è anche conduttore dell’omonimo podcast, e come collaboratore scrive (o ha scritto) di cinema e costume su nss magazine, Centodieci, Rockit e Quattrotretre. Vive a Milano.