Due, il film d’esordio di Filippo Meneghetti. Storia d’amore dalle atmosfere thriller

Finalmente nelle sale italiane il film di Filippo Meneghetti, regista italiano che fa il suo debutto dietro la macchina da presa con un film francese. La storia d’amore tra due donne anziane che ha conquistato tutti e che la Francia aveva selezionato per rappresentare il paese per la corsa agli Oscar

Filippo Meneghetti è un giovane regista italiano che ha fatto il suo debutto nell’industria cinematografica francese. Il suo debutto, già nelle sale dal 6 maggio con Teodora Film, è stato amato e apprezzato un po’ ovunque. Due, questo il titolo, affronta un tema inconsueto come l’amore tra due donne mature. Un film che ha fatto vera incetta di premi in tutto il mondo, compresi un César e due Prix Lumières. Le protagoniste, Nina e Madeleine, si amano in grande segreto da decenni e tutti, compresi i parenti di Madeleine, pensano che siano solo vicine di casa – le due infatti vivano all’ultimo piano dello stesso palazzo. Quando la routine quotidiana delle due è sconvolta da un evento imprevisto, la famiglia di Madeleine finisce per scoprire la verità e l’amore tra le due viene messo a dura prova e a rischio di separazione.

Due

Due

DUE, IL PESO DEL NON DETTO

Due è un film con un ritmo lento-veloce-lento. Un film in cui tutta la tensione è giocata sulle parole non dette, non pronunciate. Al suo interno si seguono e inseguono più generi cinematografici, e il thriller e il romantico fanno a pugni per prevalere l’uno sull’altro. Filippo Meneghetti lavora di fino nella costruzione di questo racconto permettendo allo spettatore di conoscere la storia, le emozioni, le sensazioni, i pensieri, i dubbi dei suoi personaggi da ogni angolazione possibile. Un film difficile come opera prima e non perché parla di diritti civili ma perché racconta di due donne anziane, e oggi è cosa nota che il cinema difficilmente dà spazio a personaggi avanti con gli anni (anche se la vittoria di Anthony Hopkins per The Father agli ultimi Oscar potrebbe cambiare le carte in tavola). Quella di Meneghetti è una battaglia vinta, con grande stile e qualità. Nina e Madeleine, interpretate da Barbara Sukowa e Martine Chevallier, sono due donne che si amano ma tengono il loro amore nascosto. Sono bloccate dagli schemi della società, incastrate dal tempo che è passato, ma anche da una sorta di autocensura che negli anni hanno fatto loro stesse sul loro amore. Ne è esempio Madeleine che in una delle scene più belle del film non riesce a dire ai suoi figli la verità e mette in discussione la tanto attesa felicità.

Due

Due

IL FILM DUE RACCONTATO DAL SUO REGISTA

“La famiglia è il luogo di mille costrizioni. Luogo d’amore e di costrizioni”, ci racconta il regista. “Mi interessa molto la contraddittorietà della vita. “Le persone che amiamo ci costringono, i momenti più tragici possono essere i più luminosi e viceversa… In questo senso, mi interessava fare un film che assomigliasse il più possibile alla vita. Madeleine può dire quello che vuole? Soprattutto, può dirlo a se stessa? Lei vuole fare coesistere due cose che dovrebbero poter coesistere serenamente ma che poi nella vita di tutti noi non è sempre così. L’esperienza di Madeleine è estrema perché è comunque un film, è finzione, ma così vicino alla realtà in quanto penso che nella vita di tutti ci siano delle cesure e censure. La vita è menzogna. Tutti abbiamo una piccola dose di menzogna quotidiana che gestiamo. A volta la gestiamo a nostro agio, altre è più complessa. E dove è più complessa è più interessante da raccontare”. E continuando nella conversazione, il regista conferma che l’aspetto più complesso in fase di produzione è stata l’età delle protagoniste: “la rappresentazione onesta dell’età diciamo che non va per la maggiore. Questo, ancora di più, mi ha fatto pensare che era importante fare il film. Anche perché è un film sul nostro sguardo su noi stessi, sull’autocensura. Nel senso che la società, la famiglia, la scuola, le persone che ci stanno attorno costruiscono il nostro sguardo su noi stessi e a un certo punto, prima o poi, in qualche momento possiamo chiudere la porta, gli altri non ci vedranno più, saremo soli e non potremo chiudere mai gli occhi su noi stessi. Dobbiamo convivere con uno sguardo su noi stessi 24 ore su 24”, continua Meneghetti, “e questo io mi auguro sia un tema universale, che vada oltre l’età, appunto. Siamo tutti sempre alle prese con la nostra opinione su noi stessi, sulle nostre scelte. Non abbiamo scampo dal noi che abbiamo davanti”.

– Margherita Bordino

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

Scopri di più