Gucci Aria. Film sfilata dove l’enigmista Alessandro Michele celebra i 100 anni del brand

94 modelli raccolti in cinque anni di casting da Alessandro Michele sono protagonisti di un evento che ancora una volta scardina e ricompone. Con l’ausilio della filosofia, dell’arte e del cinema. E c’è anche una collaborazione con Balenciaga

Gucci Aria KEVIN TACHMAN
Gucci Aria KEVIN TACHMAN

“Gucci diventa per me un laboratorio di hackeraggio, incursioni e metamorfosi. Una fabbrica alchemica di contaminazioni dove tutto è in contatto con tutto. Un luogo di furti e reazioni esplosive: un generatore permanente di luccicante e desideri imprevisti. In questa ricorrenza voglio dunque onorare il mio legame filiale tradendo l’eredità che mi èstata lasciata. Perché è solo nella capacità evolvente che si rinnova a promessa di una nascita interminabile”. A parlare è il direttore creativo di Gucci Alessandro Michele, in occasione dei 100 anni del brand.

100 ANNI DI GUCCI

100 anni dalla nascita di un mito, un brand che ha trasformato la visione del mondo grazie alla sua capacità di osservare “fenomeni naturali” trasformandoli in trend. Gucci con Alessandro Michele ha celebrato il suo ruolo di guida in tutte le espressioni artistiche capaci di testimoniare questo illimitato codice che si inserisce in un film come in una mostra, nel dialogo con ogni forma di comunicazione, dall’immagine alla parola.  Quella parola ricordata dall’ennesimo trucco del mago che manda come invito una pubblicazione enigmistica, tutta impostata sul mondo Gucci che, come dice lui stesso, invita a giocare con il grande enigma della Moda. L’osservazione della natura ha reso celebre il brand anni fa con una fantasia floreale iconica che compare anche in questa sfilata, e oggi non si limita ad essere studiata, come suggeriva la Emily Dickinson citata nell’incipit del comunicato stampa, ma che ci accoglie e ci cura. La natura è qui Aria, simbolo di pace e di rinascita, di uscita dalla chiusura della paura ma anche dal sistema claustrofobico, fatto di ruoli che Alessandro Michele ha scardinato creando un popolo di mille anime, belle perché strane, che hanno contribuito al fascino surreale del brand. Questa indole estetica guida la sua collaborazione per la regia del film con Floria Sigismondi, artista, fotografa e regista famosa per i suoi video tanto innovativi quanto scioccanti, abitati da “anime torturate e esseri onnipotenti”.

Gucci Aria KEVIN TACHMAN
Gucci Aria KEVIN TACHMAN

GUCCI ARIA. FILM E SFILATA

Gucci Aria inizia entrando al Savoy Club come si legge nella scritta al neon su una porta che non fa entrare tutti, l’ingresso del luogo dove lavorava Gucci il fondatore: è l’inizio di una storia che porta alla sfilata. La sfilata è tradizionale, fatta di 94 anime belle, amate da Alessandro come figli, raccolte in questi suoi cinque anni di casting che qui trovano il punto più alto e di sintesi di un modello. Sfilano fino a farsi fotografare/fucilare dai fotografi radunati nel fondo come un plotone, passano tra un pubblico metaforico fatto di sistemi di ripresa vecchi attaccati alle mura, evidenziatori della volontà di simulare un pubblico com’era prima di ora. La sfilata spinge le anime in una dark room, una strettoia di vinile, l’ultimo momento di un travaglio che porta ad una nuova nascita. Li vagano nel buio fino a che una di loro apre una porta che rivela il giardino segreto, dove l’Aria consente di respirare dentro e fuori, addirittura di perdere peso e volare. La natura che li accoglie è la natura che si organizza per una festa, la festa della vita: fiori, cavalli, pavoni bianchi, brezza sono messi li da chi vuole accoglierci con amore, con quel messaggio di una moda che sia amore.

L’ACCESSORIO COME IL GRAAL

Un percorso a cui si arriva grazie ad un feticcio magico che Alessandro Michele definisce il Graal di Gucci: un cuore brillante, una clutch, un accessorio superfluo e fondamentale come un organo vitale, indispensabile perché capace di svelarci altro. Prezioso e lussuoso in modo inconfondibile come i gioielli dell’Alta Gioielleria di Gucci, che Michele disegna con la stessa audacia degli abiti e accessori. Segni preziosi e inconfondibili di quanto oggi sia importante stare in un prato o in un bosco vestiti come per un super evento. Tutto è illuminato dalla “Luccicanza” termine rubato al filosofo Emanuele Coccia: i filosofi accompagnano il cammino di Gucci da quando è diretto artisticamente da Alessandro Michele con la strategica e intelligente complicità manageriale del presidente e CEO Marco Bizzarri, che gli permette anche di giocare con altri “amici” portandoli a casa.

LA COLLABORAZIONE CON BALENCIAGA

Una complicità fondamentale per una mente creativa che non conosce limiti, che vuole toccare tutto e giocare con tutto, che consente una operazione unica di condivisione esplicita nella stessa collezione tra Gucci e Balenciaga.  I loghi si sovrappongono e nasce un prodotto nuovo che supera ogni convenzione di marketing, grazie a quella affinità elettiva di distruttore/creatore che accomuna Alessandro Michele a Demna Gvasalia. Un processo che fa usare a Gucci i cartamodelli di Balenciaga che si materializzano in forma di vita nuova, rinascono come ibridi, figli di matrimoni nuovi, e sono bellissimi: “l’inseminazione come inno alla vita” spiega il direttore creativo in conferenza stampa. Altra sincera dichiarazione di stima creativa è quella che fa al lavoro epico di Tom Ford per Gucci, con lo smoking di velluto rosso che apre la sfilata di Aria. Tante riletture rivolte ad autori come Ford e Gvasalia ma anche a concetti come gli accessori: le nuove borse concepite con una freschezza che le sposta dalla ripetitività giustificata da slogan, l’abbigliamento equestre, e il logo stesso deformato su tutte le superfici. La reinvenzione che più ha interpretato l’oggi è quella della lingerie che Alessandro Michele considera l’archeologia della bellezza, l’abito che sta sotto e si mostra solo nell’intimità, l’abito delle stanze private dove oggi viviamo: lingerie in tessuti leggeri e preziosi logate come cappotti chiudono il ciclo del dentro e fuori che caratterizza il messaggio di Gucci. Ancora il cinema e Hollywood come eterno mondo ideale di mitologia pop a cui ispirarsi, origine anche dello stile di Tom Ford, che qui si legge oltre che nelle forme anche nei tessuti con trame che ricordano anche la moquette dove pedala il bambino di Shining. Una Luccicanza filosofica espressa in micro e macropaillettes. ma anche nel racconto di un momento storico sconvolgente, di una vita che deve uscire e prendere Aria per potersi esprimere.

– Clara Tosi Pamphili

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.