I Luoghi dell’Anima, Andrea Guerra racconta il festival di cinema in memoria del padre Tonino

Il concorso vuole premiare le opere audiovisive particolarmente ispirate all’anima di un paesaggio: tradizioni locali; memorie e storia di luoghi e persone; tutela dell’ambiente e sostenibilità, secondo i principi del “vivere lento

Andrea e Tonino Guerra
Andrea e Tonino Guerra

Nel centenario della nascita di Tonino Guerra, si inaugura a Pennabilli e Santarcangelo di Romagna, la prima edizione di I Luoghi dell’Anima – Italian Film Festival, una manifestazione ideata e presieduta da Andrea Guerra, con la direzione artistica di Steve Della Casa e Paola Poli. Il festival è disponibile dal 18 al 21 marzo su MyMovies. “Tonino Guerra aveva questa mentalità di attivista Zen. Pennabilli rappresentava una ‘metropoli del verde’, un luogo per trovare nuova ispirazione. Un luogo dove Guerra voleva riportare tutta la bellezza che aveva visto nel mondo”, così racconta il figlio Andrea. Il tema della prima edizione di di I Luoghi dell’Anima – Italian Film Festival è “Il cinema e la televisione illuminano i territori”. Il concorso vuole premiare le opere audiovisive particolarmente ispirate all’anima di un paesaggio: tradizioni locali; memorie e storia di luoghi e persone; tutela dell’ambiente e sostenibilità, secondo i principi del “vivere lento”; resilienza ambientale e umana; valorizzazione delle peculiarità di un contesto locale attraverso un linguaggio innovativo. La manifestazione vuole contribuire alla riflessione in ambito sociale e antropologico, culturale ed artistico, in una sorta di scoperta ed “illuminazione” di aspetti poco noti al grande pubblico. Del festival e della sua vocazione ci spiega meglio lo stesso Andrea Guerra.

Il festival I luoghi dell’anima sembra il continuum perfetto del lavoro iniziato da Tonino Guerra o mi sbaglio?
Il significato di questo festival deriva dal lavoro e la visione che l’Associazione Tonino Guerra, di cui sono Presidente, ha da sempre come leitmotiv. Tonino è stata un precursore del pensiero slow fin dagli anni 80 quando il fast ancora non esisteva. Ce lo racconta anche Carlin Petrini che si ispirò a mio padre quando mutò da ‘arcigola’ a ‘slow food’ lo slogan della sua associazione. L’idea del festival nasce appunto dall’approfondire questi temi e attraverso il racconto del cinema.

Un festival che nasce in un periodo storico particolare. Come sarà strutturato?
Prima di tutto è un festival identificativo, non è un festival che si costruisce solo attraverso la qualità dei film o che si costruisce attorno ad un personaggio. Il nostro tema è proprio quello dei luoghi dell’anima e ha un’identità abbastanza forte. Vuole essere un contributo e un’occasione per il campo cinematografico e per quegli autori che non seguono la scia del mero intrattenimento. Quando si parla di luoghi dell’anima si pensa sempre al luogo ideale quindi una persona immagina il suo luogo per eccellenza, quello dove vive o produce la sua arte, un luogo di bellezza, mentre noi con questo festival vogliamo ampliare il dibattito su questi luoghi. Non solo luoghi dell’anima ma anche luoghi violati. Per questo motivo abbiamo suddiviso le giornate in tre sottotemi: 18 marzo giornata della memoria, richiamo delle radici, il valore della nostra storia; 19 marzo giornata dell’utopia, oltre la realtà sognando un nuovo immaginario; 20 marzo giornata dedicata alla madre terra, quindi la natura, l’essere umano e la spiritualità tipica dell’esistenza.

Quali sono i film che accoglierete nel festival?
Abbiamo individuato due tipologie di film. Il documentario che ha una giuria abbastanza specifica, presieduta dal Premio Oscar Terry George, che riguarda i membri dell’associazione e quindi dove si potranno approfondire di più le opere. Poi c’è il cinema più tradizionale che sfiora il tema dei luoghi dell’anima e che lo indaga in modo diverso.

Un festival con un’identità e una struttura che intendi preservare nelle prossime edizioni?
La vocazione di questo festival, come anche quella dell’associazione, è quella di illuminare questi territori e per non essere ripetitivi vogliamo muoverci anche con una serie di eventi. Pensiamo di incontrare anche altri luoghi. La vocazione è quella di guardare e incentivare il turismo culturale, d’altronde la storia è sempre stata importante per comprendere tutti questi movimenti anche dell’economia.

Sei un compositore di fama internazionale. Ci sarà una parte del festival dedicata alla musica?
Con l’Associazione culturale Tonino Guerra abbiamo fatto degli eventi dedicati alla musica, l’ultimo che abbiamo fatto è stato dedicato a un caro amico scomparso da poco che tutti conoscono, Ezio Bosso, e ha suonato un altro amico, Paolo Fresu. Dal vivo speriamo e vogliamo fare ancora di più. Il festival si unisce a una serie di attività che svolgiamo e che quindi d’ora in poi andranno a crescere, siamo dei veri attivisti con l’associazione! In questo festival specificatamente devo ammettere di non avere pensato a un momento musicale forse proprio perché sono un compositore. C’è però un premio alla colonna sonora.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.