Romulus, la leggenda si fa serie tv. Su Sky Atlantic

Una serie italiana di grande qualità e di intelligente intuito produttivo. La storia della nascita di Roma come non era mai stata raccontata prima. Matteo Rovere realizza un sogno gigante con Romulus in cui la leggenda lascia spazio a pregi e difetti, gioie e dolori che appartengono un po’ a tutti.

Romolus ©Francesca Fago
Romolus ©Francesca Fago

Uomini e donne in cerca del proprio destino. Dal 6 novembre su Sky Atlantic arriva Romulus, la serie epica che racconta la nascita di Roma, da un’idea di Matteo Rovere e diretta oltre che dallo stesso regista anche da Michele Alhaique e Enrico Maria Artale. Romulus è la storia di tre ragazzi – Yemos, Ilia e Wiros – cresciuti nella violenza di un mondo arcaico e pericoloso. Un mondo lontanissimo nel quale ogni rapporto umano è vincolato da dinamiche di potere per nulla sconosciute nel nostro presente. Romulus è un viaggio affascinante attraverso storie di vendetta, di amicizia fraterna e di amori incancellabili. Una serie televisiva che mette in gioco una nuova generazione di attori di grande talento chiamati a sfidarsi con la recitazione (e la memoria) in protolatino ma anche con gesti e movimenti in luoghi tortuosi e pieni di fango. Il cast di Romulus, accanto ai tre attori principali – Andrea Arcangeli, Francesco Di Napoli e Marianna Fontana – è formato da Giovanni Buselli, Silvia Calderoni, Sergio Romano, Demetra Avincola, Massimiliano Rossi, Ivana Lotito, Gabriel Montesi, Vanessa Scalera, Yorgo Voyagis. Romulus è una sorta di prequel de Il primo re, filmo di Matteo Rovere con protagonisti Alessandro Borghi e Alessio Lapice. Una serie che va ben oltre e racconta una storia mai raccontata prima e con tanta cura. Dal 6 novembre disponibile su Sky Atlantic, la serie ha inoltre una sigla d’eccezione, un evocativo opening theme cantato da Elisa, che apre ogni episodio con un’emozionante e personalissima versione di Shout dei Tears for Fears.

Romolus ©Francesca Fago
Romolus ©Francesca Fago

IL PUNTO SULLA TRAMA

La serie Romulus fa pensare (e forse sperare) a qualcosa come Il trono di spade, e seppur ci sono tutte le carte in tavola per tale possibilità, bisogna tenere a mente che si tratta di tutt’altra storia. Una storia lontana, molto lontana, ma che ci appartiene. Una storia che rispolvera il tempo del mito, degli dei, delle sacerdotesse, in cui il racconto storico sfiora il fantasy. Romulus ci porta nel Lazio del VIII secolo a.C. In un mondo arcaico e selvaggio, dove dominano la violenza e la paura, e dove gli uomini vivono sottomessi al volere degli dei. I trenta popoli della Lega Latina vivono qui da anni e sotto la guida del re di Alba Numitor, e a minacciare la loro vita è una brutta siccità e carestia. Fuori da queste città c’è il bosco, un luogo oscuro abitato da creature crudeli e misteriose pronte ad attaccare. Il re Numitor, costretto a consultare l’aruspice, dovrà lasciare il suo comando e andare in esilio, passando il trono ai nipoti, Enitos e Yemos. I due ragazzi sono l’uno l’ombra dell’altro, e qualcuno ad Alba non è d’accordo con il destino dei gemelli. Amulius, fratello di Numitor, vede nell’esilio del re un’ultima occasione per appagare la sua sete di potere. Intanto Yemos dovrà scappare dalla sua città e troverà rifugio nei boschi, dove incontrerà Wiros, schiavo perseguitato; e Enitos, che dei due è quello più coraggioso e responsabile, innamorato in grande segreto della giovane Ilia, chiusa da anni nel tempio di Vesta, avrà un destino tutt’altro che in discesa. Ilia, in apparenza tanto innocente, sarà destinata a trasformarsi in guerriera, in cerca di vendetta e senza alcuna pietà. Tra battaglie feroci e riti arcani, ambizioni umane e destini sovrannaturali, le loro giovani vite saranno stravolte per sempre e le loro gesta daranno origine alla grande leggenda. 

Romolus ©Francesca Fago
Romolus ©Francesca Fago

RICOSTRUZIONE FILOLOGICA E GEOGRAFICA SEGUENDO LA LEGGENDA

La serie Romulus nasce dalla volontà di approfondire il mito fondativo di Roma, che racchiude un nucleo affascinante, mistico e universale e che, proprio nella serializzazione, in uno spazio di racconto quindi ampio, trova dal mio punto di vista la sua forma più compiuta”, si legge dalle note di regia di Matteo Rovere. “Che cosa potrebbe essere successo realmente nell’VIII secolo a.C., che ha generato la leggenda? Questa domanda è stata un motore continuo, ci ha permesso un lungo confronto con gli studiosi. E tutto questo, insieme alla mia voglia di realizzare un grande spettacolo, ha generato quello che vedrete”. Romulus è una serie tv italiana che segna un grande salto di qualità e di intuizione nel nostro Paese anche a livello produttivo. Una sfida enorme non solo per la scelta (scellerata?!) di usare una lingua tanto mitica quanto misteriosa, quale il protolatino ricostruito parola dopo parola filologicamente, ma anche per la geografia stessa dei villaggi che riguarda no molta parte del territorio laziale. “Abbiamo ricostruito insieme ad archeologi, storici e latinisti un mondo basato sulle fonti, ma anche magico, un mondo nel quale il divino, e quindi l’ignoto, lo sconosciuto, hanno un posto centrale, così come era per gli uomini del tempo”. Continua Rovere, “il tentativo ultimo è quello di immedesimarci nella loro visione delle cose, per poterci staccare dal divano volando in un universo lontano secoli, ma fatto di persone come noi, con i loro dubbi, sentimenti, tormenti. Persone che abitavano luoghi a loro sconosciuti, con confini ignoti, e densi di credenze arcaiche”.

UNA SERIE IN COSTUME

L’abito, il costume, ma anche i gioielli sono sempre personaggi fondamentali in film o serie tv. Descrivono l’essere di un personaggio e ne forniscono maggiori connotati ed informazioni. In Romulus i costumi sono una chiave di lettura di tutto il racconto. Anche attraverso questi si segue l’evoluzione e il cambiamento dei personaggi. “Il costume è fondamentale per il personaggio. Quando sei alla prova costume inizi ad osservare il cambiamento del personaggio”, racconta Marianna Fontana. “è quindi per me un processo immersivo nel ruolo. Mi sentivo Ilia quando indossavo quegli oggetti. Le vestali indossavano tutti questi oggetti preziosi. Vestire quei panni mi ha aiutato molto, mi sentivo comoda. Ilia poi ad un certo punto cambia completamente d’abito. Ha un guardaroba vario diciamo. È stato divertente anche cambiare, trasformarsi. Man mano che la serie va avanti lei cambia il suo essere, la sua personalità e il costume mi ha aiutata molto anche per la postura, l’atteggiamento”. E lo studio per i costumi di Romulus, come quello di tutti gli altri reparti, è stato minuzioso e scrupoloso. Un lavoro di grande ricerca di storicità e di verità, ma anche un lavoro complesso e privo di molte informazioni. “Il primo passo nell’affrontare la preparazione di Romulus è stato quello di andare a cercare informazioni sui popoli latini che hanno preceduto la nascita di Roma. Ho approfondito con antropologi e archeologi, scoprendo che, pur essendo vicini alla progredita civiltà etrusca, erano popoli ancora poco evoluti sotto molti aspetti, soprattutto se paragonati ai Greci e agli Egiziani. Non utilizzavano, ad esempio, né la scrittura né le immagini, qualcosa, dunque, che potesse raccontarmi i loro usi e costumi”, scrive nelle note Valentina Taviani che ha curato i costumi della serie. “Le notizie più interessanti che sono riuscita ad avere su queste popolazioni me le hanno fornite le loro tombe. Gli oggetti lì ritrovati sono stati il mio punto di partenza. Ho potuto osservarli anche dal vivo, al Museo Etrusco di Valle Giulia, sotto la guida del direttore del museo, Valentino Nizzo. Spade, fibule, scudi, elmi, ma soprattutto il Kardiophylax, la corazza usata dai soldati, il “fossile guida” nello studio di questi popoli. Questa mancanza di fonti inizialmente mi ha spaventata, ma in realtà ha permesso una grande libertà creativa”. 

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.