Settimana Internazionale della Critica. Il cinema riparte dal Lido di Venezia

Da Gassman a Rossellini, presentata la line-up della 35esima Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Tutto invariato per questo concorso parallelo alla Mostra del Cinema. Confermato un programma di opere prime, eventi speciali e tanti cortometraggi italiani

Settimana Internazionale della Critica 2020 - immagine ufficiale (dettaglio)
Settimana Internazionale della Critica 2020 - immagine ufficiale (dettaglio)

Giona A. Nazzaro e Franco Montini, rispettivamente Delegato Generale della Settimana Internazionale della Critica e Presidente del SNCCI, presentano il programma dell’edizione numero 35. Un’edizione epocale e classica allo stesso tempo. Nonostante i tempi, la SIC riesce a mantenere la sua solita struttura senza rinunciare a proiezioni o ridurre il numero di film, e come ogni anno la selezione è piena di ricerca, verità e passione. Presentazione migliore della SIC non poteva fare Giona A. Nazzaro scrivendo alla fine della sua nota: “Abbiamo così scelto titoli capaci di raccontare il presente, il mondo e la Storia attraverso un cinema libero (ossia non sedotto dalla sua stessa mitologia); scelto film che potessero ripensare le forme del racconto popolare in piena deriva populista e contemporaneamente abbiamo cercato di individuare sguardi e nomi per un possibile cinema del domani. Roberto Rossellini, per il suo progetto di film su Karl Marx, pensava a un titolo magnifico, “Lavorare per l’umanità”. Ecco, il cinema che ci piace è quello che lavora al servizio dell’umanità con le armi del cinema. Delle immagini. Delle visioni. Della poesia. Oggi più che mai”. Due i lungometraggi italiani presenti nel programma della SIC 35: il primo in concorso, Non odiare di Mauro Mancini con Alessandro Gassman e Sara Serraiocco; il secondo evento speciale, The Rossellinis di Alessandro Rossellini, nipote del grande regista.

I MAGNIFICI SETTE, IL CONCORSO

Il concorso della SIC è costituito da 7 lungometraggi, opere prime: 50 O Dos Ballenas Se Encuentran En La Playa di Jorge Cuchí, un romanzo di formazione agghiacciante e nichilista; Hayaletler di Azra Deniz Okyay, un viaggio nel tessuto urbano della Turchia di oggi; Non odiare di Mauro Mancini, esempio puro di un cinema italiano civile che ancora esiste e ha voglia  di mostrarsi; Pohani Dorogy di Natalya Vorozhbyt, la guerra ucraina raccontata attraverso una serie di situazioni e quadri solo apparentemente sconnessi fra di loro; Shorta di Anders Ølholm e Frederik Louis Hviid, un poliziesco politico che diventa vero intrattenimento cinematografico; Topside di Celine Held e Logan George, riflessione accurata e visivamente potente sulla stratificazione di classe della società nordamericana contemporanea; Tvano Nebus di Marat Sargsyan, la storia di un anziano militare che combatte una guerra contro i fantasmi del suo passato.

DA UN FILM VISIONARIO A UNA SAGA DI FAMIGLIA

La SIC 35 apre il suo programma con un film che ha ottime premesse. La storia di Eva che abbandona la sua carriera di medico per immergersi nella Storia della medicina. Come si legge nella cartella stampa, per lei “è giunto il tempo di mettere in discussione tutto: la propria natura, il proprio corpo, la propria malattia, un destino segnato. Johan Anmuth è invece un medico prussiano del Settecento in perenne conflitto tra nuove spinte razionaliste e antiche forme di animismo, The Book of Vision è il manoscritto capace di intrecciare le due esistenze in un vortice ininterrotto. Niente si esaurisce nel proprio tempo. È reale ciò che si desidera, non quello che meramente accade”. Questo film di indole visionaria, è diretto da Carlo S. Hintermann e prodotto da Terrence Malick. Film di chiusura è invece The Rossellinis di Alessandro Rossellini. Un film che parla di famiglia e che riunisce tante persone. Sono gli eredi di Roberto Rossellini che si ritrovano a confrontarsi in una sorta di terapia d’urto. Un film che non parla di questo grande regista ma dei suoi familiari.

I CORTOMETRAGGI DI [email protected]

Continua la collaborazione tra la SIC e Istituto Luce Cinecittà nella realizzazione di una sezione dedicata interamente ai cortometraggi italiani. Una sezione che ogni anno mette in luce nuovi giovani talenti e trova sempre grandi autori che si cimentano in questa breve forma visiva. Il programma [email protected] è inaugurato da Les aigles de Carthage, omaggio alla rivoluzione tunisina in forma di poesia calcistica, firmato da Adriano Valerio, autore di Banat, rivelato dalla SIC nel 2015. In chiusura è previsto Zombie di Giorgio Diritti, realizzato nel quadro della Fondazione Fare Cinema di Marco Bellocchio, uno struggente romanzo di formazione infantile. Fra questi due brevi racconti di registi che già si conoscono, 7 corti in competizione: Le mosche di Edgardo Pistone, stilizzato racconto di strada partenopeo; J’ador di Simone Bozzelli, crudele racconto di gioventù fra desiderio e violenza; Gas Station di Olga Torrico, cinema di poesia sospeso fra racconto in prima persona e archivio; Where the Leaves Fall di Xin Alessandro Zheng, riflessione su esilio e identità fra Cina e Italia; Adam di Pietro Pinto, visionario esempio di fantascienza metafisica; Accamòra di Emanuela Muzzupappa, viaggio intorno alle radici memore di De Seta; Finis Terrae di Tommaso Frangini, avventura esistenziale che evoca addirittura echi di Antonioni.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.