Cannes 2020: la line-up di un festival che non si farà

Thierry Fremaux annuncia la line-up del Festival di Cannes anche se per il 2020 la kermesse cinematografica più importante al mondo non avrà luogo. Un modo per segnalare alcuni film che il festival francese ritiene degni di nota. Nessun italiano e grandi film americani, tutti “dirottati” verso la Mostra del Cinema di Venezia?

The french dispatch
The french dispatch

Thierry Fremaux, il delegato Generale del Festival di Cannes, insieme a Pierre Lescure, ha svelato i titoli dei film che avrebbero dovuto partecipare all’edizione 2020. Sul tappeto rosso del più importante festival cinematografico del mondo avrebbero dovuto sfilare da Wes Anderson a François Ozon, fino Steve McQueen. Come è noto l’edizione 2020 del Festival di Cannes non avrà luogo; nonostante ciò lo staff ha deciso di rendere ugualmente nota con una conferenza stampa streaming la selezione per l’anno in corso. Tra i film c’è l’ultimo lavoro di Wes Anderson, il nuovo film di Naomi Kawase e quello di Ozon che debutta nei cinema francesi alla riapertura del 15 luglio. Ci sono anche ben due titoli di Steve McQueen e poi ancora l’animazione Disney Pixar Soul. Non sarebbe stato quindi un festival particolarmente glamour come gli altri anni ma sicuramento “nuovo”, con tanti esordi e molte donne registe. Di certo a questa lista mancano i film italiani, tra tutti Tre Piani di Nanni Moretti dirottato con altri titoli verso la Mostra di Venezia. Stessa sorte che sicuramente è spettata ad altri lungometraggi americani.

CANNES 2020: I FILM BLINDATI

Il Festival di Cannes 2020 non si farà ma la selezione c’è stata e l’organizzazione ci tiene a blindarli. Si tratta di una lista di 56 titoli con il marchio Cannes, quindi impossibili da ospitare alla Mostra di Venezia, che presenta solo anteprime mondiali, in particolare in gara. I titoli selezionati dal Festival di Cannes potranno approdare, con l’”etichetta”, solo in rassegne che tradizionalmente ospitano opere già passate altrove, come Toronto, San Sebastian, New York, Roma, Telluride. Una guerra tra titani (Cannes e Venezia)? O un modo per dare prestigio a questi film una volta che le sale cinematografiche saranno nuovamente attive? “Cancellare l’edizione 2020 non è mai stata un’opzione. Per noi è il modo migliore per aiutare il cinema, concentrarsi sui film che usciranno nei prossimi mesi. La riapertura delle sale, dopo mesi di chiusura, è una questione cruciale. Il Festival intende accompagnare questi film e sostenere la loro carriera in Francia e all’estero, nonché confermare l’importanza delle sale”, ha dichiarato il delegato generale del Festival di Cannes. Resta nell’aria l’idea di fare qualcosa insieme alla Mostra del Cinema e c’è chi scommette, o spera, sia un omaggio legato a Federico Fellini.

SELEZIONE FESTIVAL DI CANNES 2020

The French Dispatch, di Wes Anderson
Eté 85, di François Ozon (nei cinema francesi dal 15 luglio)
Asa ga Kuru (True Mothers), di Naomi Kawase
Lovers Rock e Mangrove, di Steve McQueen (episodi antologici)
Druk (Another Round), di Thomas Vinterberg
ADN (DNA), di Maïwenn
Last Words, di Jonathan Nossiter
Heaven: To The Land of Happiness, di Im Sang-soo
El olvido que seremos, di Fernando Trueba
Peninsula, di Yeon Sang-ho
In the Dusk (Au crépuscule), di Sharunas Bartas
Des hommes, di Lucas Belvaux
The Real Thing, di Koji Fukada
Passion simple, di Danielle Arbid
A Good Man, di Marie-Castille Mention-Schaar
Les Choses qu’on dit, les choses qu’on fait, di Emmanuel Mouret
Souad, di Ayten Amin
Limbo, di Ben Sharrock
Rouge (Red Soil), di Farid Bentoumi
Sweat, di Magnus von Horn
Teddy, di Ludovic e Zoran Boukherma
February (Février), di Kamen Kalev
Ammonite, di Francis Lee
Un médecin de nuit, di Elie Wajeman
Enfant terrible, di Oskar Roehler
Nadia (Butterfly), di Pascal Plante
Here We Are, di Nir Bergman
Septet: The Story of Hongkong, d’Ann Hui, Johnnie To, Tsui Hark, Sammo Hung, Yuen Woo-Ping, Patrick Tam e Ringo Lam
Falling, di Viggo Mortensen
Pleasure, di Ninja Thyberg
Slalom, di Charlène Favier
Casa de antiguidades (Memory House), di Joao Paulo Miranda Maria
Broken Keys (Fausse note), di Jimmy Keyrouz
Ibrahim, di Samir Guesmi
Beginning (Au commencement), di Dea Kulumbegashvili
Gagarine, di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh
16 printemps, di Suzanne Lindon
Vaurien, di Peter Dourountzis
Garçon chiffon, di Nicolas Maury
Si le vent tombe (Should The Wind Fall), di Nora Martirosyan
John and The Hole, di Pascual Sisto
Striding into The Wind (Courir au gré du vent), di Wei Shujun
The Death of Cinema and My Father Too (La Mort du cinéma et de mon père aussi), di Dani Rosenberg
En route pour le milliard (The Billion Road), di Dieudo Hamadi
The Truffle Hunters, de Michael Dweck di Gregory Kershaw
9 jours à Raqqa, di Xavier de Lauzanne
Antoinette dans les Cévennes, di Caroline Vignal
Les Deux Alfred, di Bruno Podalydès
Un triomphe (The Big Hit), di Emmanuel Courcol
L’Origine du monde, di Laurent Lafitte
Le Discours, di Laurent Tirard
Aya to Majo (Earwig and The Witch), di Goro Miyazaki
Flee, di Jonas
Poher Rasmussen
Josep, di Aurel
Soul, di Pete Docter

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.