L’amica geniale 2 – Storia del nuovo cognome. Piccole donne crescono nella serie tv HBO

Reale, viva, evolutiva. La serie televisiva de L’amica geniale continua ad essere un successo. Propone una storia familiare e ciclica, quella di un’amicizia importante che cresce e cambia con il percorso dei personaggi e con le trasformazioni del Paese.

Gaia Girace (Lila Cerullo) episodio 1 foto di Eduardo Castaldo_
Gaia Girace (Lila Cerullo) episodio 1 foto di Eduardo Castaldo_

Un successo strepitoso per la prima serie de L’amica geniale e per i primi due episodi della seconda stagione, tratta dal secondo tomo dell’opera monumentale di Elena Ferrante. Elena e Lila dopo aver affascinato milioni di lettori hanno conquistato altrettanti telespettatori, e parlando in tutto il mondo la loro lingua, perché sì questa serie è stata presentata ovunque con i sottotitoli preservando l’autenticità dei toni e delle parole napoletane. Elena e Lila stanno crescendo e un importante cambiamento le coinvolge nella seconda stagione, Storia del nuovo cognome. Margherita Mazzucco e Gaia Girace tornano nei panni delle due giovanissime protagoniste con un briciolo di consapevolezza in più dei loro personaggi e del mestiere che le ha accolte. L’amica geniale. Storia del nuovo cognome, in onda su Rai 1 dal 10 febbraio, è un nuovo inizio, il continuum fedele della storia scritta da Elena Ferrante. Lila si è sposata e un destino da donna adulta l’attende mentre Elena si nasconde ancora dietro i grandi occhiali nell’ammirazione, quasi devozione, nei confronti dell’amica. Le due bambine sono cresciute, sono adolescenti e insieme a loro sta cambiando anche il quartiere che le circonda, un quartiere che diventa personaggio ingombrante del racconto simbolo anche di un Paese in trasformazione.

Gaia Girace & Margherita Mazzucco episodio 1_photo by Eduardo Castaldo (
Gaia Girace & Margherita Mazzucco episodio 1_photo by Eduardo Castaldo (

UN INIZIO SENZA PELI SULLA LINGUA

Per la seconda stagione Saverio Costanzo sceglie una compagna di viaggio, Alice Rohrwacher, per la regia di due episodi (4 e 5), quelli centrali, in cui l’azione si sposta dal quartiere dove sono cresciute Elena e Lila al mare, luogo di inevitabile perdizione e frivolezza. Prodotta da Wildside e Fandango in collaborazione con HBO e Rai Fiction, L’amica geniale. Storia del nuovo cognome mantiene le promesse della prima stagione: reale, sincera, un continuo “odi et amo” tra le due protagoniste e sullo sfondo l’Italia che neanche troppo silenziosamente cambia e si fa “ricca” ed esigente. La sceneggiatura scritta da Saverio Costanzo, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e la stessa Ferrante, è sin dall’inizio molto forte e senza fronzoli. Apre con una vera violenza sessuale, con una fastidiosa sottomissione maschilista, e con una brutalità non risparmiata da nessuna inquadratura. Non è assolutamente una favola nera ma una costruzione reale di dinamiche avvenivano al tempo e che purtroppo si verificano tutt’ora. Gaia Girace che interpreta Lila è la protagonista di questa violenza a cui risponde con una recitazione incantevole, ostinata e forte.

Saverio Costanzo & Gaia Girace episodio 2_photo by Eduardo Castaldo
Saverio Costanzo & Gaia Girace episodio 2_photo by Eduardo Castaldo

LO SGUARDO DI ELENA SI LILA

Elena e Lila in questo seconda stagione, e proprio come avviene già nel romanzo, dimostrano di essere moderne e rivoluzionarie per gli anni che vivono, gli anni ‘60. Sono due ragazze che cercano e vogliono emanciparsi per uscire da due condizioni diverse tra di loro ma al tempo stesso difficili. Sono forti, determinate. In cerca di una via serena e sicura, più felice e stabile. A volte Elena e Lila sono una la forza dell’altra, altre sono una il male dell’altra. Lila è il personaggio che tutti guardiamo. Un personaggio raro. Il personaggio che infastidisce, che fa perdere la pazienza a chi le sta intorno e anche allo spettatore. È il personaggio che vuole arrivare alla verità delle cose senza indugio. Elena invece siamo tutti noi. Tutti noi che ammiriamo la forza di Lila e ne temiamo le conseguenze. Lila rappresenta per Elena, e quindi per noi, l’ambizione. È il pungolo che ognuno di noi si inventa per migliorare se stesso e la propria condizione. E in L’amica geniale. Storia del nuovo cognome tutto questo è ancora più enfatizzato, tutto si fa più grande, e con la loro crescita e con il desiderio di sapere come andranno a finire le loro vite e la loro amicizia.

L'amica Geniale, Rione vecchio
L’amica Geniale, Rione vecchio

DALLE NOTE DI REGIA DI SAVERIO COSTANZO

Se i primi due episodi di Storia del nuovo cognome sono fortemente in continuità con la fine della prima stagione, dal terzo capitolo le cose iniziano a cambiare. Lila ed Elena ci appaiono più grandi, adulte. La macchina da presa, la messa in scena, tentano di seguire questa loro crescita facendo respirare le inquadrature con un tempo più posato e discontinuo insieme; qualcosa inizia a rompersi.  Il ritmo accelera decisamente nel quarto e quinto capitolo, gli episodi della vacanza ad Ischia. La sensibilità poetica ed anarchica di Alice accompagna le ragazze nel loro tempo, e così, al ritmo di un cha cha cha ballato sulla spiaggia, entriamo nel linguaggio ribelle degli anni 60, ispirato ai cineasti francesi della Nouvelle Vague. La divisione, la frattura fra Lila ed Elena dopo Ischia, è la Rabbia del sesto capitolo. Il montaggio strappa inquadrature e musica, il tempo filmico s’inasprisce mentre il punto di vista, fino ad ora di Elena, si confonde, come le valigie sul nastro di un aereo porto, passando da un testimone arrabbiato all’altro. I fantasmi che danno il titolo al settimo capitolo sono i compagni della solitudine di Elena durante gli anni della Normale. Lila è ormai un ricordo lontano, un’immagine sgranata come quella impressa nella pellicola 16mm che da forma al suo personale racconto, a quei diari segreti che Lila affida ad Elena in uno dei suoi rari ritorni a Napoli, facendosi promettere dall’amica che non li leggerà mai, e che invece diventano per Elena il pungolo necessario per reagire e liberarsi dalla paura in cui è precipitata. L’ultimo capitolo è il ritorno. Il linguaggio torna al suo inizio. L’immagine si allarga e riscopre l’orizzonte che si era chiuso, Elena si laurea e diventa scrittrice. Il tempo delle inquadrature si dilata alla ricerca del respiro epico di chi tornando trova tutto uguale, eppure tutto diverso”. 

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.