Dilili a Parigi, la storia animata da Michel Ocelot dove il bene è nella Cultura

L’ultimo film del regista francese ingaggia una battaglia contro il Male – inteso come sete di potere, avidità, maschilismo, razzismo, sfruttamento dei più deboli – combattuta da un’eroina bambina con le armi della sensibilità, dei valori femminili, dell’arte e della cultura

Dilili a Parigi di Michel Ocelot
Dilili a Parigi di Michel Ocelot

Dilili a Parigi, è l’ultimo film del regista, sceneggiatore, disegnatore francese Michel Ocelot, premio Cesar 2019 come migliore film di animazione. Ocelot, che ha passato la sua infanzia in Guinea, ci aveva già mostrato il capolavoro di un eroe bambino nero: Kirikù, cresciuto in un villaggio africano, minuscolo in proporzione agli adulti ma di gran lunga più intelligente e capace di risolvere ogni situazione con generosità e fantasia. Dilili, è il corrispettivo femminile di Kirikù, eroina senza maschera in cui ogni bambina può riconoscersi: super intelligente e super empatica, anarchica e innamorata della bellezza, lotterà per salvare le altre bambine di Parigi rapite da una Setta di Maschi che vuole cancellare ogni privilegio conquistato dalle donne e sottometterle completamente al potere maschile. Un film ambientato nella Parigi della Belle Époque contro la violenza, il maschilismo, il razzismo ed ogni stereotipo fino alla fine (con l’allegra canzone sui titoli di coda, Le Soleil et la pluie, sull’uguaglianza, l’unità, l’integrazione, la parità, scritta dallo stesso Ocelot e musicata da Gabriel Yared). Dilili, infatti, nasce in Nuova Caledonia, un territorio d’oltremare francese nell’Oceano Pacifico, che i francesi avevano usato come colonia penale dal 1864 e per 40 anni. Gli abitanti autoctoni melanesiani sono i canachi, così la madre di Dilili era una canaque mentre il padre era francese. Questo gioco di rimandi verso il presente, a partire dalle vicende di decine di personaggi, monumenti della storia universale, accompagnato dalla tecnica di animazione utilizzata dal regista, coinvolgono il pubblico di ogni età in un infinito gioco di rimandi e colori avvincente.

Dilili a Parigi di Michel Ocelot
Dilili a Parigi di Michel Ocelot

DILILI A PARIGI

L’altra co-protagonista del film è proprio la Ville Lumière, sfolgorante ed epica, fotografata digitalmente da Ocelot in migliaia di foto da cui ha poi cancellato ogni traccia di modernità e su cui interviene con il disegno animato, dando vita a un parterre di stelle della cultura, uomini e donne della storia, della letteratura (Colette e Marcel Proust), della scienza (Marie Curie e Louis Pasteur), delle arti visive (li elencheremo dopo), della danza (Valentin Le Desossé, Chocolat) e della musica (Emma Calvé e Claude Debussy) che, insieme a un giovane fattorino che conosce Parigi come le sue tasche, sosterranno Dilili per sconfiggere l’ignoranza promossa dalla Setta dei Maschi che tenta di prendere il sopravvento. Non a caso uno dei primi incontri che si fa nel film è quello con lo storico Ernest Renan, il quale aveva affermato che “La verità è che non esiste una razza pura e che basare la politica sull’analisi etnografica significa fondarla su una chimera“, escludendo come elemento politico aggregante la razza, ma anche la geografia, la lingua, la religione, e affermando che “una nazione è un’anima, un principio spirituale“.

Dilili a Parigi di Michel Ocelot
Dilili a Parigi di Michel Ocelot

L’ARTE IN DILILI A PARIGI

Insieme al film sono usciti in distribuzione diversi libri per i piccoli, uno con le musiche, e un bel documentario sui luoghi e i personaggi di Dilili interessanti per i grandi. Per Artribune citiamo principalmente quelli che hanno a che fare con la Storia dell’Arte come, per esempio, il Bateau-Lavoir, edificio decadente abitato nel 1904 da Pablo Picasso che ospiterà molti giovani artisti della zona di Montmartre, che prenderanno il nome di “gruppo del Bateau-Lavoir”, ispirato ai giorni di pioggia in cui l’edificio ondeggiava e le strutture di legno scricchiolavano come nei battelli lavatoio sulla Senna. Lì accanto, nel 1905, arrivò il Circo Medrano con i suoi arlecchini, saltimbanchi, pagliacci, e giocolieri che inaugurano il passaggio di Picasso dal melanconico periodo blu al più ottimistico rosa, infatti, il quadro alle sue spalle è la Famiglia di acrobati con scimmia. Il fatiscente Bateau-Lavoire era diventato una “comune” dove gli artisti lavoravano gomito a gomito in un proficuo continuo scambio di idee, attorno alla personalità magnetica di Picasso: Braque, Max Jacob, Marie Laurencin, Guillaume Apollinaire, André Salmon, Maurice Raynal, Juan Gris, Gertrude e Leo Stein, e poi Fernand Léger, Robert Delaunay, Albert Gleizes, Andre Lhote, Jean Metzinger, Francis Picabia, Alexander Archipenko e Paul Gauguin di ritorno dal suo primo viaggio a Thaiti. Nel film ci sono anche Constantin Brancusi con in mano la sua scultura ovoidale in foglia d’oro, la Musa addormentata, Henri Matisse con sullo sfondo l’Armonia in rosso, Henri Rousseau con L’incantatrice di serpenti, e, soprattutto, la bellissima Suzanne Valadon.

Dilili a Parigi di Michel Ocelot
Dilili a Parigi di Michel Ocelot

DILILI A PARIGI: ALLA SCOPERTA DELLA VITA DEGLI ARTISTI

Durante la sua passeggiata investigativa per scovare i maligni, Dilili si confronta con Renoir e Monet, commentando i loro quadri mentre dipingono en plein air, cosa che i due pittori facevano spesso trascorrendo intere giornate con i cavalletti affiancati. I due erano diventati amici nella scuola di Charles Greyre intorno al 1830, e insieme avevano sperimentato per primi la pittura all’aria aperta e avevano dato l’avvio alla stagione impressionista. Il quadro che dipinge Monet è il suo famoso Ninfee, mentre Renoir sta dipingendo il Ballo in campagna i cui soggetti sono l’amico Paul Auguste Lothe e Aline Chargot, futura moglie del pittore. Alla ricerca de La Porte de l’enfer, scultura incompiuta di Auguste Rodin, sulla quale lavorò fino alla morte, sulle tracce dei cattivi, si ritrova nello studio di due importanti personaggi, il grande scultore Auguste Rodin e Camille Claudel scultrice. Al Moulin Rouge, Dilili fa un breve esperimento di disegno con il conte Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Montfa, di antica e nobile famiglia, fisicamente deforme, pittore, disegnatore e litografo, intento a disegnare La Goulue impegnata a ballare il can-can. Troveremo Goulue in giro per Parigi in una locandina di Toulouse-Lautrec che pubblicizza il Moulin Rouge. Dopo una corsa in tricicletta, con il fattorino Orel e Touluse Lautrec andranno all’Irish & American Bar dove sta suonando Erik Satie, compositore e pianista (che al Chat noir di Montmartre, ritrovo per gli artisti e scrittori del quartiere, era diventato un noto pianista di cabaret). In un tavolino fra i clienti dell’Irish & Amercan Bar c’è Jane Avril che nel libro La ragazza del Moulin Rouge racconta della sua dolorosa adolescenza difficile e il riscatto per mezzo della danza che la porta sui palchi dei café parigini e negli atelier degli artisti e sulle locandine di Toulouse-Lautrec (la pubblicità per il café-chantant Divan Japonais e per il Jardin de Paris dove la ballerina danza un can-can con un colorato costume di scena). Le altre locandine esposte per le strade di Parigi, nel cartone animato, sono di Marcellin Auzolle, che pubblicizza il film dei fratelli Auguste e Louise Lumière che dura meno di un minuto, L’Arroseur arrosé (L’innaffiatore annaffiato), e quelle di Alfons (Alphonse) Mucha, pittore e scultore ceco, tra i più importanti dell’Art Nouveau.

DILILI A PARIGI: OMAGGIO ALLA BELLE ÉPOQUE

Conclude il suo viaggio, recuperando le bambine nascoste nei sotterranei di Parigi, e librandosi in volo con un dirigibile del brasiliano Alberto Santos-Dumont, pioniere del volo, aiutata, tra gli altri, da Gustave Eiffel e con un abito di Paul Poiret, innovatore della moda della Belle époque, che fissò un’immagine femminile assolutamente nuova, libera e disinvolta, misteriosa e raffinata, avvolta in tessuti leggeri, esotici, trasparenti, rivalutando la bellezza naturale del corpo femminile, liberandolo dalle costrizioni dei corsetti e dei busti, accompagnando lo spontaneo esprimersi dei movimenti della naturale sensualità femminile. Omaggio a un’epoca e una storia incredibili, soprattutto perché vere.

– Mercedes Auteri

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Mercedes Auteri
Mercedes Auteri (Catania, 1977) ha conseguito un Dottorato di ricerca in Storia dell'Uomo, delle Società e del Territorio, con tesi storico-artistica, e un Master in Turismo Culturale Sostenibile e Comunità Locale, con tesi in Museologia. Ha frequentato la Scuola Interuniversitaria di Specializzazione per l'Insegnamento della Storia dell'Arte. Membro della Commissione Educazione di ICOM, International Council of Museum. E' curatrice freelance e autrice di saggi e articoli. Ha seguito e tenuto diversi corsi di Didattica museale, Museologia e Storia dell'arte in Italia, Svizzera, Francia, Tunisia, Irlanda, Stati Uniti e Messico.