Botero – Una ricerca senza fine: il documentario di Don Millar

Fernando Botero è l’artista colombiano più famoso al mondo. Don Millar lo racconta attraverso un documentario, con momenti intimi e immagini inedite

Botero - Una ricerca senza fine: il documentario di Don Millar
Botero - Una ricerca senza fine: il documentario di Don Millar

Quando Don Millar ha conosciuto Botero si trovavano entrambi a Pechino. Don Millar è stato affascinato da subito dall’artista, dalle sue idee e dalla sua gentilezza. Ha deciso così di fare un film su di lui, per raccontare la sua arte e conoscere il principio di questa. È così che nasce Botero – Una ricerca senza fine, un documentario sul grande artista colombiano che arriva in sala a partire dal 20 gennaio con Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema. Il film è un ritratto profondo e stimolante di un artista contemporaneo e già monumentale. Attraverso materiali inediti – foto e video risalenti a molto tempo fa e riprese originali girate per le mostre di tutto il mondo-, Botero rivela sua vera anima artistica, quella più intima e profonda. L’intervista al regista Don Millar.

Cosa ama dell’arte di Botero?
Mi piace l’umorismo, rivela una certa tenerezza del cuore dell’artista.

Mi racconta il primo incontro con Botero?
Ci siamo conosciuti a Pechino: era un gentiluomo molto pacifico mentre il caos di una grande mostra gli fluttuava attorno. Questo mi ha incuriosito molto ed è stato in Cina che ho deciso che mi sarebbe piaciuto fare un film su di lui.

Secondo lei perché Botero è un artista così popolare?
Botero ha un grande affetto per le persone e la sua missione è portare l’arte ad un maggiore numero di pubblico, al di fuori del mondo dell’arte tradizionale. Penso che questa missione sia visibile nell’audacia del suo lavoro, così come nella scala e nell’umorismo. Il pubblico restituisce Botero l’affetto che riceve da lui.

Quale è l’opera che preferisce di Botero e perchè?
Sono molto attratto da alcune sue opere degli anni ’50 perché è emozionante per me vedere il Maestro entrare nella sua arte, nel momento in cui sviluppa uno stile unicamente suo. È stato tutto nuovo per me ed è stata piuttosto un’esplorazione.

Entrare in un dipinto o in un’opera d’arte con la macchina da presa è un atto sacro. Come ti sei mosso in tal senso da regista e come hai costruito la storia?
Con Botero non esiste una linea tra l’uomo e l’artista, e abbracciare questa sua visione è stata la chiave del nostro successo. Abbiamo avuto un accesso incredibile, non solo a Botero ma anche a lavori incompleti e schizzi realizzati in diverse fasi della sua vita. Come dici tu, è un atto sacro, quindi l’ho affrontato con umiltà e rispetto e anche il nostro team ha fatto lo stesso.

Librerie e sale cinematografiche sono in crisi, mentre I musei stanno vivendo una nuova vita. Merito di cinema e tv che dedicano molto più spazio all’arte e agli artisti?
Sono così innamorato delle arti visive che non riesco a essere obiettivo! Detto questo, penso che ci sia sincerità in molti artisti che si “imbattono” nel cinema; persone come Botero stanno ispirando tanti in un modo che trascende l’arte. L’arte nella sua forma migliore può riunire le persone e questo è molto importante in questo momento.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.