Arnoldo Foà, Una voce indimenticabile della cultura italiana

In Italia e all’estero Arnoldo Foà è uno di quegli artisti che ha fatto la differenza per circa cinquant’anni. Dal teatro al cinema passando per la tv e la radio ha fatto cultura e ha creato dibattiti sociali. Per la sua memoria diverse iniziative nel corso dell’anno

Arnoldo Foà
Arnoldo Foà

Gesti, intonazioni. Non si può non conoscere Arnoldo Foà (Ferrara, 24 gennaio 1916 – Roma, 11 gennaio 2014) e soprattutto non lo si può dimenticare. È stato un grande protagonista della cultura italiana. Dal secondo dopoguerra al primo decennio del 2000 è stato attivo in teatro, in televisione e al cinema con grande professionalità e preparazione. Nel corso del 2020 seguiranno diversi progetti per ricordarlo: un documentario in fase di lavorazione per la regia di Giancarlo Baudena, il Premio Arnoldo Foà; la mostra antologica Arnoldo Foà. Una vita lunga un secolo già esposta a Roma e Firenze, che sarà presto ospitata in diverse città italiane. Nel ricordare il famoso Artista, la vedova Anna Procaccini Foà torna ad esprimere il forte desiderio di vedere presto un Teatro a lui intitolato, per onorare la sua arte e la sua inconfondibile voce. 

DAGLI INIZI AL SECONDO DOPOGUERRA

Il 24 gennaio 2020 Arnoldo Foà avrebbe compiuto 104 anni. Nato a Ferrara nel 1916 da una famiglia di origine ebraica, ha vissuto la prima parte della sua vita a Firenze per poi approdare a Roma. Ancora quindicenne si avvicinò al teatro tra le fila dell’Opera nazionale balilla e subito dopo il diploma, nel 1937, superò le prove d’accesso al Centro Sperimentale di Cinematografia. Già dal suo colloquio iniziale fece notare il suo carattere ironico e battagliero che lo ha accompagnato in tutti gli anni della carriera artistica. Al Centro Sperimentale ebbe come insegnanti Teresa Franchini (e Pietro Sharòff, e come compagni di corso Andrea Checchi, Mariella Lotti, Pietro Germi, Clara Calamai). Nel 1938 fu però espulso dal Centro a causa della promulgazione delle leggi razziali e fu costretto a barcamenarsi tra una serie di lavoretti per sopravvivere. Nel dicembre di quell’anno riuscì a debuttare tra i professionisti a teatro ma con lo pseudonimo Puccio Gamma e accettando una sostituzione per la Dodicesima notte di William Shakespeare diretta dal suo ex maestro Sharòff al teatro Eliseo di Roma. Le partecipazioni a gettone in spettacoli teatrali proseguirono per qualche tempo e attraverso anche altri nomi quali Arnaldo Galli, Carlo Arnoldi e Alberto Benini. Nel 1943 dopo l’arresto di Benito Mussolini e con il timore di un’imminente occupazione nazista dell’Italia, Arnoldo Foà abbandonò provvisoriamente il teatro per rifugiarsi a Napoli a casa di parenti. Nella città partenopea lavorò come speaker e autore radiofonico. Fu proprio lui a comunicare la notizia dell’armistizio dell’8 settembre. Torna a calcare il palcoscenico di Roma nel 1944 con La brava gente di Irwin Shaw e negli anni successivi recitò in alcune regie teatrali di Luchino Visconti: La quinta colonna di Ernest Hemingway (1945) e Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij (1946). Nel dopoguerra Arnoldo Foà trovo il suo posto anche nel cinema interpretando personaggi secondari ma ben caratterizzati, irrequieti e ribelli. Chi ha buona memoria lo ricorda molto bene in alcune comiche apparizioni nei film di Totò, su tutte quella del matto di Atlantide in Totò sceicco (1950) di Mario Mattoli. Arnoldo Foà prese parte a ben cento film tra lungometraggi e cortometraggi, film di genere e d’autore.

DAL PALCOSCENICO ALLA TV

Il teatro però è sempre venuto prima. E il suo percorso teatrale gode di importanti incontri come quelli con Giorgio Strehler, Luigi Squarzina, Orazio Costa, e con attori di primo livello come Salvo Randone, Sarah Ferrati e Vittorio Gassman. Nonostante numerose e importanti collaborazioni, a renderlo noto al grande pubblico furono la televisione e la radio. Fu una delle voci di riferimento della Compagnia della prosa della RAI recitando in numerosi radiodrammi tra cui Agenzia Fix di Alberto Savinio, Faust di Goethe, Don Chisciotte di Cervantes e molti altri, proseguendo questo impegno fino agli anni Ottanta. Per la radio nazionale condusse programmi apprezzati come la rubrica per ragazzi Capitan Matamoro e la trasmissione di attualità Arcobaleno. In televisione fu tra gli attori pionieri della stagione degli sceneggiati: dopo l’esordio in Piccole donne, interpretò personaggi rilevanti di noti romanzi d’avventura come Capitan Fracassa, Le avventure di Nicolas Nikleby e L’isola del tesoro. Il tono della sua voce divenne familiare e riconoscibile anche grazie al doppiaggio. La presto infatti a diverse star internazionali come Kirk Douglas, John Wayne, Peter Ustinov, Toshiro Mifune e Anthony Quinn.

VERSO L’ESTERO

Nel 1957 inaugurò una nuova fase della sua carriera e in particolare con lo spettacolo Signori, buonasera, una satira sulle commedie brillanti allora in voga presso le platee italiane, inaugurò le carriere di autore e di regista, ruoli che in seguito rivestì anche in maniera disgiunta. Come regista scelse una serie di classici della letteratura greca e latina e autori contemporanei. Il cavallo di battaglia in tal senso fu certamente Diana e la Tuda di Luigi Pirandello, testo diresse e in cui recitò nel 1971 e che replicò nel 1979, 1984, 1999. Attore, regista ma anche drammaturgo. Con la scrittura raccontò le contraddizioni e le problematiche culturali (Il testimone), sociali (Patrizia) e politiche (Una serata al partito, La corda a tre capi) dell’Italia del suo tempo. La vera maturità artistica di Arnoldo Foà arriva negli anni 60, anni molto importanti e anche internazionali. Per il Piccolo teatro di Milano fu il protagonista della prima edizione de La Lanzichenecca per la regia di Virginio Puecher (1964). La RAI lo scritturò per partecipare a numerosi adattamenti televisivi di opere teatrali del repertorio internazionale: da Lev Tolstoj a Henrik Ibsen, da Eugene O’Neill a Peter Brook. Inoltre Orson Welles lo chiamò per Il processo (1962), Michael Anderson lo fece recitare assieme a Anthony Quinn in L’uomo venuto dal Cremlino (1968), Jacques Deray nel 1970 lo volle in Borsalino con Alain Delon e Jean-Paul Belmondo. Gli anni 70, 80 e 90 furono anni abbastanza concitati. Anni di fermento artistico, di grandi parti tra teatro, tv e cinema e per un certo periodo fu più all’estero che in Italia. 

GLI ULTIMI ANNI DI UN ARTISTA BURBERO

Arnoldo Foà rientrò definitivamente nel nostro Paese nel 1998 anno in cui pubblica Recitare. I miei primi sessant’anni di teatro, un manualetto in cui ordinava esperienze, ricordi e riflessioni sul proprio mestiere, fu insignito del titolo onorifico di cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Nello stesso anno una disavventura finanziaria lo condusse ad abbandonare ogni idea di pensionamento e riprese a lavorare regolarmente e con ritmi vertiginosi. Comparve in diverse miniserie come Il mastino, regia di Ugo Fabrizio Giordani e Francesco Laudadio; Leo & Beo e Una donna per amico, entrambe con la regia di Rossella Izzo; varie fiction come Crimine contro crimine, di Aldo Florio; Fine secolo, di Gianni Lepre; Torniamo a casa, di Valerio Jalongo. Anche sul grande schermo fa sentire forte la sua presenza e forse in quelle che sono le sue migliori interpretazioni. Nel 2003 per la sua interpretazione in Gente di Roma di Ettore Scola ottenne il Nastro d’Argento come migliore attore. Questi sono anche gli anni del ritorno teatrale, ritorno sancito del tutto con l’interpretazione del monologo Novecento di Baricco. Il vero Arnoldo Foà, quello più autentico non è quello che abbiamo visto in tv, a teatro o al cinema ma quello che lui stesso racconta nei suoi scritti e in particolare in Autobiografia di un artista burbero (2009). In questo libro lascia una sorta di testamento al grande pubblico e ai suoi cari, parlando del grande fascino che aveva per le donne, del mestiere dell’attore, della sua vita così ricca di eventi e concitata di lavoro. Arnoldo Foà si spense a Roma l’11 gennaio 2014.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.