Cinema: il Torino Film Festival celebra la performer Pippa Bacca morta nel 2008

Il Torino Film Festival porge ancora una volta omaggio alla performer Pippa Bacca presentando in anteprima un documentario realizzato con interviste e materiali girati dall’artista nel corso del suo ultimo viaggio, per la sua ultima grande performance.

Sono innamorato di Pippa Bacca. Autostop a Sarajevo, ph. Silvia Moro
Sono innamorato di Pippa Bacca. Autostop a Sarajevo, ph. Silvia Moro

Una sposa che va in giro facendo l’autostop… Potrebbe sembrare l’incipit di un film ma così non è. È l’ultima performance che l’artista Pippa Bacca ha realizzato nella sua vita. È l’8 marzo 2008 quando insieme a Silvia Moro parte da Milano per Gerusalemme, ma il suo viaggio si interrompe in Turchia. Il film Sono innamorato di Pippa Bacca, diretto da Simone Manetti, porta le immagini di quel viaggio, girate dalla stessa artista, sul grande schermo. Un viaggio iniziato con le migliori intenzioni e terminato con una violenza sconvolgente. Era il viaggio di due donne vestite da spose che avevano deciso di percorrere tutti i paesi colpiti dalla guerra nel segno di pace e purezza, di matrimonio con l’umanità. Solo una di loro però è tornata a casa. Quella di Pippa Bacca non è una storia triste. L’artista è morta a 33 anni ma nella sua breve vita ha fatto dell’arte un manifesto bellissimo e in tanti, tantissimi, hanno riconosciuto in lei una bellezza espressiva, tra le più significanti del nostro tempo e del nostro Paese. Persino Alda Merini le ha dedicato una poesia.

UCCISA ALLE PORTE DI ISTANBUL

Sono innamorato di Pippa Bacca è un documentario costruito tra immagini girate dalla stessa artista e interviste ai suoi familiari. È un racconto personale ed emotivo, ma anche informativo. Essendo noi italiani un popolo che dimentica in fretta un documentario come questo non solo ricorda una grande artista ma ne fa conoscere la grande sensibilità e voglia di libertà. Sono innamorato di Pippa Bacca immerge lo spettatore nei racconti intimi di chi l’ha conosciuta e vissuta da vicinissimo e nella performance che lei stessa ha preparato con cura per circa due anni, ovvero un viaggio attraverso luoghi sconvolti dal male della guerra. Lei e Silvia Moro potrebbero sembrare due artiste fuori di senno e invece la loro ultima performance insieme aveva una chiara lettura ed era una straordinaria missione. Due donne in abito da sposa che volevano raccontare la pace, l’incontro e la fiducia negli uomini. Lei e Silvia Moro avrebbero incontrato tante persone, sarebbero state ospitate da associazioni, avrebbero realizzato le loro performance in gallerie d’arte o luoghi diversissimi. L’arte sarebbe stata mezzo di comunicazione e unione. Il loro viaggio fu però interrotto dopo soli 23 giorni quando un uomo violentò e uccisa Pippa Bacca. La notizia ai telegiornali fu la seguente: sposa uccisa in Turchia. Morta alle porte di Istanbul – in molti dissero che se l’era cercata…  

L’AUTOSTOP COME MANIFESTO D’ARTE

Per Pippa Bacca, come per tutta la sua famiglia, non c’era niente di male nel chiedere l’autostop. Per lei questa era una vera esperienza di vita e di conoscenza. L’autostop era il suo manifesto d’arte. E di quel viaggio in autostop aveva programmato tutto nel dettaglio. Dagli abiti realizzati da Byblos come icone di purezza e fecondità, alle scarpe col tacco, scomode per camminare, scelte per sottolineare la fatica e il sacrificio. Attraversando in autostop Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Bulgaria e Turchia Pippa Bacca incontra artiste e ostetriche alle quali, con un gesto cristologico, lava i piedi asciugandoli con il velo del suo abito fatto di 11 strati, uno per ogni paese che avrebbe attraversato. Sono innamorato di Pippa Baccaesalta la scelta artistica di una donna apparentemente comune, lavoratrice in un call center. E attraverso una costruzione totalmente al femminile (la madre, le sorelle, la partner di performance) fa comprendere fino in fondo il significato potente di un viaggio in autostop. E regala una serie di infinite suggestioni che forse la stessa Pippa non aveva considerato: la pace è una cosa scomoda e difficile da ottenere; tutti noi tuttavia, non dovremmo mai smettere di desiderarla. 

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.