Venezia 76. L’isterica e “seducente” risata di Joker

Un comico fallito che inizia una scioccante carriera criminale è il personaggio assoluto di Venezia 76. Joaquin Phoenix è pronto alla corsa gli Oscar, non ci sono dubbi!

Joker
Joker

Buffo, drammatico, enigmatico. Joker, il villain di Gotham City, è il film più atteso al Lido di Venezia, in sala dal 3 ottobre con Warner Bros. Presentato in concorso alla 76. Mostra del Cinema, il film con protagonista l’eclettico e imprevedibile Joaquin Phoenix è un successo per tutta la stampa. Un film da cui è impossibile staccare gli occhi. Il diamante grezzo di questa nuova edizione. Dopo la sua visione sarà impossibile non restare sbigottiti, tremendamente soddisfatti e rincorsi emotivamente dalla risata di Arthur Fleck, l’uomo/clown. Una risata isterica, stridula che non ha alcun controllo. Brutale e contagiosa.

JOKER IN DIFESA DEGLI OPPRESSI

La vita sociale a Gotham City non è molto diversa dai tempi del Batman di Tim Burton o da quelli di Nolan. Tra le strade c’è aria di rivolta e concitazione. Qui Arthur vive facendo il pagliaccio, intrattiene i passanti e quando può corre dai bambini in ospedale. Ha un malessere che gli ribolle dentro, dovuto a una sua naturale instabilità ma anche alla situazione che vive intorno. Arthur ha un sogno, quello di diventare uno stand-up comedian e partecipare allo show di Murray Franklin (Robert De Niro), un late night alla Letterman, che la madre segue con passione. La donna è un personaggio chiave del racconto, perché incapace di stare sola, impazzita è accudita amorevolmente in casa dal nostro clown. La vita di Arthur è una vera tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato. Tutti lo prendo in giro e lui reagisce con questa particolare risata isterica. Un giorno non ce la fa più e reagisce violentemente, e con pistola alla mano dà il via alla sua rivoluzione. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo degli oppressi contro l’arroganza dei ricchi. 

LA RISATA DI JOKER

Arthur ha un interprete straordinario, Joaquin Phoenix, diretto da Todd Phillips. “Ancor prima di leggere la sceneggiatura, sono partito dalla risata, che ho sviluppato come una qualcosa che è quasi doloroso. È una parte di Joker che cerca di emergere. Tutti noi abbiamo un’idea di come può essere la sua risata. Non pensavo di essere in grado di farlo. Ho cercato di lavorare da solo, ma alla fine ho dovuto chiamare Todd per fare un’audizione alla mia risata. Mi ci è voluto molto tempo, non volevo che fosse una cosa ridicola”, dice l’attore in conferenza stampa. Si tratta di un personaggio del tutto nuovo per Phoenix e forse neanche lui stesso si aspettava che su un personaggio del genere potesse essere finemente cucito un film d’autore e non un classico, e “banale”, cinecomic. 

ARTHUR HA PERSO QUALCOSA

Per me l’attrattiva nel fare questo film era proprio quella di avere un approccio nuovo, completamente nostro. Per questo non mi sono rifatto a nessuna interpretazione del passato, era esclusivamente nostra. Il primo passo è stato affrontare il tema della perdita. E infatti ho anche perso molto peso, un aspetto che colpisce anche dal punto di vista psicologico. Ho parlato con Todd (il regista), ho parlato davvero tanto con lui, abbiamo letto un libro che suddivide i diversi tipi di personalità e le loro azioni. Volevo la libertà di creare qualcosa che non fosse identificabile. Non volevo che uno psichiatra potesse identificare questa personalità proprio perché non è un carattere reale. Volevamo avere quella libertà di cui avevamo bisogno. È stato come cercare un equilibrio”. E anche se Joker ha portato qualche scompiglio al Lido di Venezia tra file mostruose, persone che non sono riuscite ad entrare in sala e qualche intoppo durante la proiezione, non c’è altro da fare che aspettare il 7 settembre con le dita incrociate sperando nel primo riconoscimento importante per l’interprete di questo film, e quindi la Coppa Volpi maschile. Eh si, perché in laguna il tifo per Joker è sfegatato: il villain ha colpito ogni corda emotiva.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.