Venezia 76. La vérité, i personaggi internazionali di Kore-eda tra gioie e riconciliazioni

La vérité di da Kore-eda Hirokazu è l’elegante e nostalgia apertura della 76esima Mostra del Cinema di Venezia. Catherine Deneuve e Juliette Binoche sono pronte a brillare!

La vèritè
La vèritè

Fine, delicato, malinconico. Un film che intreccia molto bene il cinema giapponese del regista e la commedia francese dai toni sgangherati delle sue protagoniste. Interpretato da Catherine Deneuve, Juliette Binoche ed Ethan Hawke, La vérité sarà distribuito in Italia dal 3 ottobre da BIM Distribuzione. Una madre, una figlia e una nipote. Un racconto in parte generazionale, in parte nostalgico. Un po’ metacinematografico e un po’ letterario. Un piacevole inizio per una Mostra che cavalca già l’onda polemica a causa della presenza, in competizione, del film di Roman Polanski. Fortuna che ha distogliere dalle chiacchiere c’è un film di questo genere, che ha il merito di essere “piccolo”, brillante e sincero. Ad anticipare la visione di La vérité, e di tutti gli altri film, la nuova sigla della Mostra del Cinema firmata da Lorenzo Mattoti. Le immagini che si susseguono sul grande schermo richiamano il Lido di Venezia, i luoghi della Mostra, il Leone e immergono nella visione più assoluta dando il benvenuto a tutti. 

ELEGANTE E MALINCONICO

La vérité è la storia di un incontro, principalmente tra madre e figlia, che si trasforma velocemente in confronto. Nulla di drammatico ma tanto penetrante e coinvolgente da far ridere a crepa pelle in alcuni momenti e da asciugare qualche lacrima in altri. È un film internazionale ma al tempo stesso è un autentico Kore-eda: un film in cui vivono i suoi personaggi con le loro menzogne, orgogli, rimpianti, tristezze, gioie e riconciliazioni. Una madre, una figlia e una nipote. La madre è un personaggio invadente, importante. Intorno a lei c’è tutta l’attenzione degli altri. È un’attrice famosa che ha raccontato in un libro la sua vita tralasciando troppo spesso la verità e colorando la sua storia con qualche bugia a fin di bene, per sé non per gli altri. Questa donna ha in realtà un grande peso nel cuore che risale a tanti anni prima e all’improvvisa morte di una collega, ma amica fraterna ancor prima. La figlia arriva da New York per sostenerla durante le lavorazioni di un film importante. Lei è sia assistente sia sostenitrice pur avendo qualche sassolino nella scarpa sin da bambina. La nipote è invece una bimba curiosa e affascinata dal mondo del cinema. Crede che la nonna abbia dei poteri magici e ai suoi occhi è una donna forte e tutta d’un pezzo, con in realtà un cuore grande e sofferente.  

ANTEFATTO DA SET

Il regista giapponese con le sue due protagoniste è presente al Lido e in conferenza stampa racconta come è nato il film La vérité. “Nel 2011 mi ha contattato Juliette Binoche chiedendomi di fare un film con lei da una piece ambientata nel camerino di un’attrice”, afferma Kore-eda Hirokazu, Palma d’oro a Cannes nel 2018 con Un affare di famiglia. Juliette Binoche, una delle attrici francesi con più film d’autore nel curriculum, una delle più amate anche nel nostro Paese, aggiunge: “aspettavo di lavorare con Kore-eda da anni. Realizzo oggi tutti i miei sogni perché nel film sono la figlia di Catherine Deneuve ed io ero piccola quando mi innamorai di lei, questo simbolo della femminilità e grande attrice. Oggi è una vera consacrazione”. Catherine Deneuve è invece di poche parole, ma per lei è giusto spenderne qualcuna in più. Icona di un certo cinema, affascinante e intrigante al tempo stesso, regala a Kore-eda un’interpretazione reale. La grande attrice che interpreta una grande attrice. Nulla di nuovo forse, ma in questo caso preciso incantevole. Al suo personaggio il compito di pronunciare parole forti: “preferisco essere stata una cattiva mamma, una cattiva mamma ma una buona attrice”.  Una frase di una tristezza sconfinata ma anche molto tenera, che racchiude tutto il senso del film in cui sul finale Catherine Deneuve concede al suo personaggio e al pubblico un momento davvero commovente. La vérité è il film che forse nessuno si aspettava in apertura alla 76esima Mostra del Cinema è il film che dà inizio al festival e che lo fa accompagnandoci per mano nella vita privata, nel dietro le quinte, del grande cinema. 

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.