80 anni e non sentirli: passato, presente e futuro della National Film Board of Canada

Nonostante abbia da poco compiuto ottanta anni la National Film Board of Canada continua a dimostrare, nelle sue produzioni, un’estrema padronanza del mezzo cinematografico, confermandosi un indiscutibile punto di riferimento non solo per la cultura canadese, ma anche per quella mondiale

Norman McLaren - foto National Film Board of Canada
Norman McLaren - foto National Film Board of Canada

Fondata nel 1939 e sviluppatasi negli anni della II Guerra mondiale come centro di produzione di documentari propagandistici, la società indipendente canadese vanta attualmente più di 13mila produzioni, circa 7mila tra premi e riconoscimenti, 75 nomination agli Oscar e 12 statuette vinte. Oltre a un consistente finanziamento di 60 milioni di dollari annui da parte del Canada stesso, che garantisce la realizzazione di circa un progetto alla settimana, il segreto del successo di questa realtà è dato sicuramente dall’estrema curiosità insita in molti dei suoi fautori che ha contribuito sia all’apprendimento che alla creazione di tecniche innovative. Centrale, all’interno di questo discorso, è sicuramente una figura come lo scozzese Norman McLaren (Stirling, 1911 – Montréal, 1987) il quale, proprio per il suo ruolo pionieristico, viene ancora oggi ricordato come uno dei più grandi sperimentatori della storia del cinema.

LE INVENZIONI DI MCLAREN

Si devono a lui infatti, dal 1941 in poi, numerose invenzioni nel campo dell’animazione che spaziano dalla creazione di specifici dispositivi all’intervento pittorico su pellicola con la finalità di creare una sincronia perfetta tra suono e immagini; dalle animazioni stereoscopiche, che già nel 1951 anticipavano quello che successivamente verrà conosciuto come 3D, alla tecnica chiamata pixillation, che prevede l’inserimento di attori in carne e ossa all’interno di sequenze animate.
Sarà proprio la realizzazione del corto Neighbours, che si avvale di quest’ultimo espediente, a far vincere nel 1952 a McLaren un premio Oscar come miglior cortometraggio documentaristico consacrandolo definitivamente come filmmaker-artigiano a tutti gli effetti. Le produzioni firmate NFB continuano così a dimostrare, nel corso del tempo, un’attenzione particolare nei confronti dell’attualità non solo per quanto riguarda l’innovazione tecnica, ma soprattutto per le tematiche affrontate.
Emblematico a questo punto è sicuramente l’ungherese Peter Foldès (Budapest, 1922 – Parigi, 1977) che nel 1973 ha realizzato il graffiante Hunger, uno dei primissimi esempi di film d’animazione digitale premiato poi nel ’74 dalla Giuria del Festival di Cannes nella categoria “Cortometraggi”.

LO STORYTELLING CANADESE

Come ha tenuto a precisare anche l’attuale direttore tecnico Eloi Champagne, in occasione di una conferenza tenutasi lo scorso 25 febbraio presso le OGR di Torino (in collaborazione con VIEW Conference e a cura di Maria Elena Guiterrez), ciò che ha da sempre spinto la società cinematografica a sperimentare così tanto si basa su di una sorta di agnosticismo tecnologico che prevede un’apertura totale nei confronti di tutte le tecnologie possibili. La scelta di utilizzare, spesso inventandola, una tecnologia specifica dipende soprattutto dal peso dato nei confronti dello storytelling, ovvero dal significato che dovrà trapelare dalla narrazione dell’opera che verrà poi prodotta.
In quest’ottica lucida il tempo, solitamente sprecato per adattarsi al costante avanzamento tecnologico, viene ridotto allo zero portando l’intero staff a ribaltare questa prassi e rendendo così la tecnologia adattabile alle proprie esigenze.
A dimostrare un simile modus operandi è ad esempio la progettazione di SANDEE, un software appositamente concepito che lavora principalmente con la stereoscopia e che è stato poi utilizzato anche per la realizzazione di Minotaur VR: un’esperienza del 2014, firmata da Munro Ferguson, incentrata interamente sulla realtà virtuale.

TECNOLOGIA E NEW MEDIA

Il mezzo tecnologico viene dunque utilizzato per rappresentare delle visioni che celano dei racconti che devono essere rivelati, come testimoniano The 3rd Wheel, un documentario a 360 gradi di André Roy che tocca il delicato tema della disabilità motoria, oppure Do no track, una serie di Brett Gaylor incentrata sull’importanza di coltivare una consapevolezza maggiore in un’epoca dominata da algoritmi e big data. Realtà estese e intelligenza artificiale costituiscono attualmente il campo d’azione all’interno del quale la National Film Board of Canada muove i suoi passi (come lascia presagire il nuovo progetto in realtà mista, ancora top secret, diretto da Sandra Rodriguez che avrà come protagonista principale il filosofo e scienziato Noam Chomsky) e che, quasi sicuramente, rappresenteranno per la stessa compagnia canadese soltanto un primo step verso qualcosa che ancora nessuno è in grado di prevedere.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Artista visivo, VJ, grafico freelance e curatore indipendente, Valerio Veneruso nasce a Napoli nel 1984. Formatosi presso l’Accademia di Belle Arti, si sposta a Venezia dove nel 2012 si laurea in Arti Visive all’Università IUAV. 

Co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012) e del progetto editoriale Banane – Fanzine, in collaborazione con Davide Spillari, (2016). Sempre nel 2016 ha diretto il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova). È stato assegnatario di un atelier presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia per l’anno 2015/2016 dove ha potuto curare il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa mostra conclusiva TorchioFolks.
Recentemente ha vinto il premio per la migliore proposta grafica in occasione della 100ma Collettiva Giovani Artisti della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.