L’eredità di Agnès Varda. Storia e opere della grande regista scomparsa a 90 anni

Agnès Varda ci ha lasciato ma il suo cinema ci accompagnerà per sempre ricordando quanto l’arte e la realtà siano sempre della stessa parte. Si è spenta a 90 anni e dare la notizia è stata la famiglia

Festival Internacional de Cine en Guadalajara - originally posted to Flickr as Entrega del Mayahuel de plata a Agnés Varda-18_03_10 ©cortesía de FICG 25 Oscar Delgado
Festival Internacional de Cine en Guadalajara - originally posted to Flickr as Entrega del Mayahuel de plata a Agnés Varda-18_03_10 ©cortesía de FICG 25 Oscar Delgado

Bassina, fiera e con un’inconfondibile pettinatura a due colori. Era sempre una gioia vedere e ascoltare Agnès Varda. Lei, che insieme a registe come Margarethe von Trotta o la nostra Lina Wertmuller ha segnato la storia del cinema e dimostrato che non esistono differenze di genere, soprattutto nella creatività. Agnès Varda è la pioniera della Nouvelle Vague, unica donna accanto a Truffaut e Godard. Nata alle porte di Bruxelles nel 1928, ha esordito nel 1954 con il mediometraggio La Pointe-Courte. Da quel momento ha portato avanti un modo di fare cinema intimo e personale, e il più delle volte ha raccontato le complessità dell’animo femminile, definita spesso della critica “la prima regista femminista”. Alle donne e alle relazioni di coppia ha dedicato film come Cleo dalle 5 alle 7 (1962), Il verde prato dell’amore (1965), Senza tetto né legge (1985). Tre titoli che spaziano da un grande dolore vissuto in solitudine, all’idillio del quadro familiare distrutto per una passione esterna, fino alla scelta di vivere in totale libertà e secondo volontà ma sulla strada. Possiamo dire con grande serenità e certezza che Agnès Varda con i suoi film non ha mai avuto timore di raccontare gioie e dolori, sfumature della vita, sempre con grande raffinatezza.

L’ATTACCAMENTO ALLA REALTÀ DI AGNÈS VARDA

Per Agnès Varda l’arte cinematografica è sempre stata collegata alla realtà, per questo nella sua filmografia non ha mai lasciato da parte il genere documentario. Ne sono un esempio lampante Black Panthers Mur Murs, o la trilogia dedica al regista Jacques Demy: Garage Demy, Les demoiselles ont eu 25 ans L’univers de Jacques Demy. Film che rispecchiano un vastissimo cinema del reale che spaziano da violenti movimenti testimoniati in nome dei diritti alla fotografia di varianti artistiche che oggi hanno raggiunto l’apice della popolarità (la street art). E poi c’è Jacques Demy, anche lui regista e suo più grande amore. Un artista che un po’ come Agnès Varda amava l’arte tutte e del cinema era appassionato di commedie musicali (con il suo Les Parapluies de Cherbourg nel 1963 porta a casa Palma d’oro del Festival di Cannes).

AGNÈS VARDA NELLE ULTIME OCCASIONI

Chi ha seguito Agnès Varda negli ultimi anni, la sua allegria, la sua sperimentazione, la sua voglia di libertà e di correttezza porterà sempre nel cuore tre diversi momenti. È stata la prima donna a ricevere l’Oscar alla carriera ed essere candidata all’Academy Award nello stesso anno per il suo doc Visages Villages. Questo non è un semplice film, è un viaggio straordinario fatto insieme allo street artist e fotografo francese JR a bordo del suo furgone e con una macchina fotografica. Insieme hanno attraversato la provincia francese a caccia di storie straordinarie: minatori, cameriere di bar, scaricatori di porto, operai, un’allevatrice di capre, un artista clochard. Lo scorso maggio (2018) l’abbiamo vista insieme a Cate Blanchett, presidente di giuria del Festival di Cannes, e ad altre 80 donne sfilare in silenzio sul tappeto rosso per dire basta alle discriminazioni e chiedere un trattamento più equo nell’industria cinematografica. E solo pochi mesi fa l’abbiamo applaudita alla Berlinale dove ha presentato il suo ultimo lavoro, Varda par Agnès, una sorta di autobiografia in forma di documentario che oggi assume a tutti gli effetti il ruolo di testamento visivo di una donna e artista eccezionale.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.