Chi era Bernardo Bertolucci e perché ci mancherà

Un ricordo e un ritratto del regista Bernardo Bertolucci morto a Roma a 77 anni.

Bernardo_Bertolucci, Hollywood, Walk of Fame, fonte Wikipedia
Bernardo_Bertolucci, Hollywood, Walk of Fame, fonte Wikipedia

La bellezza salverà il mondo e l’arte renderà tanti tantissimi immortali. Da oggi sogneremo un po’ di più guardando i film e ricordando la grande lezione di cinema che ci ha lasciato Bernardo Bertolucci, scomparso all’età di 77 anni. La notizia ha reso questo lunedì mattina del cinema italiano molto grigio. “Io non credo in Dio, ma se ci credessi sarebbe un chitarrista nero e mancino”, diceva Bertolucci. Nato a Parma il 16 marzo 1941, Bertolucci è il figlio del poeta Attilio e di Ninetta Giovanardi. Cresciuto assieme a suo fratello Giuseppe, anche lui regista cinematografico non meno bravo e noto autore teatrale, è il nipote del produttore cinematografico Giovanni Bertolucci. Bernardo il cinema lo aveva nel sangue. Dai cortometraggi in 16 mm come Morte di un maiale e La teleferica (1956-1957), girati nella casa di Casarola sull’Appenino emiliano, all’amicizia fondamentale con Pier Paolo Pasolini. Con lui anche il primo lavoro, trovatogli dal produttore Cino Del Duca, come assistente regista per Accattone (1961) con Franco Citti e Adriana Asti, che in seguito diventerà sua moglie. Poi nel 1968, Bertolucci firma con Dario Argento e Sergio Leone il capolavoro del cinema C’era una volta il West e da lì l’ascesa è definitiva.

IL CONFORMISTA

Il suo primo film di successo che unisce pubblico e critica è il capolavoro Il conformista (1970), tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia. Angosciosa parabola di una vita e di un’epoca sbagliata serve a Bertolucci per mostrale il suo stile personale “premiato” con una candidatura all’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Nel 1972 arriva il clamoroso successo di Ultimo tango a Parigi con un grande Marlon Brando e Maria Schneider in una delle più memorabili tragedie dello schermo. Un film che ha segnato la storia del cinema italiano, che ha destato scandalo, che ha cambiato forse anche il modo di guardare un film e che tra pro e contro riesce a conquistare tutti. Con questo film arriva un Nastro d’Argento e una candidatura all’Oscar come miglior regista.

Bernardo Bertolucci
Bernardo Bertolucci

IL SUCCESSO

L’apice del successo però non frena la voglia di raccontare di Bertolucci e infatti a incrementare la sua popolarità arriva l’epico Novecento (1976) con un cast mostruoso come Robert De Niro, Gérard Depardieu, Sandrelli, Valli, Burt Lancaster e tanti altri ancora. Una metafora di mezzo secolo, con cui il regista trasfigura un melodramma familiare italiano favoloso e talmente massiccio da essere diviso in due atti. Ormai maestro di cinema, Bertolucci decide di mostrarsi più intimo con La luna (1979), in cui dirige Roberto Benigni e affronta il tema della droga e dell’incesto. È forse questo film che divide il suo pubblico in chi lo ama e chi lo disprezza. Poco dopo arriva sul grande schermo La tragedia di un uomo ridicolo (1981) con Ugo Tognazzi e Vittorio Caprioli, sul difficile rapporto fra genitori e figli. Negli anni Ottanta arriva il kolossal con L’ultimo imperatore (1987), diretto in Cina con una straordinaria potenza visiva. Un film da nove Oscar, oltre che da incetta di premi tra BAFTA, César, David di Donatello, Golden Globe, European Award e Nastri d’Argento.

I SOGNATORI

Facendo un salto temporale, in cui Bertolucci non si ferma mai e regala a tutti noi altri notevoli film, nel 2003 presenta The Dreamers – I sognatori, un lavoro che tutti i giovani di oggi dovrebbero vedere. All’interno del film il ménage a trois di tre giovani ragazzi francesi nel pieno del ’68 diventa un modo per dichiarare amore eterno al cinema, erudito o meno. Un cinema, il suo, che continueremo sempre ad amare. In carrozzella da molti anni, Bertolucci si è mosso per le strade di Trastevere, per realizzare il suo ultimo il film Io e te e in una intervista al Corriere nel 2012 dice: “Il cinema è la mia vita. Potere ricominciare a girare per me è la più grande terapia, ha voluto dire ricominciare a vivere. Avevo nostalgia di tornare a fare quello che è il mio più grande è piacere, stare sul set”.

-Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.