Netflix versus sale cinematografiche? Parola a nove giornalisti

“Sulla mia pelle”, il film dedicato alle vicende di Stefano Cucchi, esce vittorioso dalla doppia distribuzione nelle sale cinematografiche e su Netflix, che ora, forse, fa meno paura. Abbiamo interpellato sull’argomento nove addetti ai lavori.

Il 12 settembre è uscito nelle sale cinematografiche con Lucky Red e su Netflix il film che racconta gli ultimi giorni di vita, quelli della detenzione, di Stefano Cucchi. Sulla mia pelle è un film penetrante a più livelli e si dovrebbe parlare tanto del suo essere un ottimo racconto cinematografico. La discussione si è invece spostata anche su un altro piano. È giusto fare uscire un film in contemporanea al cinema e su una piattaforma online? Chi avrà la meglio? Il cinema ha paura di Netflix? Il dato più interessante è numerico. Sulla mia pelle, diretto da Alessio Cremonini e interpretato da Alessandro Borghi, ha incassato il primo giorno 43.368 euro circa ed è stato visto, sempre al cinema, da oltre 7mila persone. Forse non tutti sono “scappati” dalla sala come ci fanno credere.
E se fosse Netflix ad avere riavvicinato tantissimi spettatori al cinema (in senso generale)? Per diverso tempo lo streaming selvaggio, e molte volte “piratato”, ha sostituito la sala cinematografica, quella sala che il pubblico ha boicottato, in primis per l’aumento del costo del biglietto, eppure i blockbuster continuano a esistere e ad aggiornare periodicamente i record d’incassi. Se adesso ci si infuria per la vittoria di un film targato Netflix (Roma di Alfonso Cuarón) alla Mostra del Cinema di Venezia, quando ci saranno le sale Netflix ‒ perché arriveranno! ‒ cosa succederà? È nato un competitor dell’intrattenimento e dell’audiovisivo a tutti gli effetti, che sta mettendo in discussione il vecchio modo di fare e percepire cinema. È davvero il “nuovo” che fa paura? Il “nuovo” come la possibilità di trovare un film disponibile in contemporanea al cinema e su una piattaforma online? Forse è lo spettatore che deve scegliere dove vedere un film, dove stare più comodo. Netflix fa un grandissimo “marketing di comodità” (la geniale campagna pubblicitaria “Basta Netflix” ne è la prova), quello che dovrebbe fare anche la sala cinema: tornare a comunicare e raccontare l’esperienza più bella del mondo. No, il cinema non è morto e mai morirà. Il cinema si sta solo evolvendo. La verità è che il piacere della sala non potrà mai essere sostituito dalla visione casalinga, per quanto impreziosita dalle nuove potenzialità tecnologiche. C’è chi va al cinema per abitudine, nostalgia e, perché no, per possibilità economiche dettate dall’età e dallo status sociale. C’è, invece, chi va al cinema per godere di un piacere sempre più raro: la possibilità di mettere il cellulare in silenzioso, godendo dell’occasione concreta di evadere dal mondo per un paio d’ore senza la continua e incessante tentazione della realtà. C’è, infine, e qui si parla delle generazioni più giovani, i nativi digitali, chi sceglie le sale per il loro carattere sociale, per condividere un momento con gli amici, per sfiorare la mano di una persona speciale come ci racconta Damien Chazelle, ultimo tra tanti, nel suo LaLaLand. L’importante, in sostanza, è distribuire con criteri sensati: mandando in sala i film che hanno “le spalle” per reggere il peso del mercato. Meno film, ma di maggiore impatto. Un po’ come è avvenuto con il positivo caso di Sulla mia pelle, un film amato dalla critica e dal pubblico, un film d’impegno civile, un film recitato meravigliosamente e girato altrettanto bene, un film che merita la sala e che viene giustamente premiato dal pubblico.
Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti che si dividono tra carta stampata e online di rispondere a questa domanda: perché in molti pensano che Netflix porterà al boicottaggio (o alla morte) della sala? Sulla mia pelle, uscito in contemporanea su Netflix e al cinema, nella prima giornata ha registrato oltre 7mila presenze. Cosa ha spinto gli spettatori al cinema?

1. PIERA DETASSIS

Piera Detassis

È uno dei più bei paradossi a cui abbia mai assistito, perché in realtà io credo che il pubblico sia attirato da una storia forte e molto conosciuta. Quando una storia è forte arriva al pubblico e il pubblico ha voglia di vedere questa storia, di vedere una interpretazione che ha letto essere strepitosa sul grande schermo. I contenuti, l’idealità di questa storia sono rivolti a un pubblico adulto, o giovane ma che ha voglia di sala cinematografica o di partecipare all’evento. Tutta la polemica attorno a Netflix, il dibattito che si è creato, è stato un forte propulsore, perché ha posto il film sotto una luce di modernità e di innovazione, cioè ha fatto capire che il cinema si sta muovendo, che il cinema, l’esercizio, la sala devono governare questa rivoluzione, non possono soccombere. Fermo restando che noi siamo per la sala, questa per sopravvivere deve sicuramente governare e non solo contrastare con delle parole d’ordine il potere delle piattaforme. Quanto avvenuto con Sulla mia pelle è un segnale molto forte e positivo, mette sale e piattaforme insieme, e dimostra che qualcosa si può fare, che bisogna muoversi guardando alla contemporaneità prendendosi dei rischi, non solo guardando indietro o alla conservazione.

2. PEDRO ARMOCIDA

Pedro Armocida

Penso che Netflix in quanto tale non porterà alla morte della sala. Penso che possa funzionare il day&date solo per i film evento, e in questo, almeno in Italia, Netflix si è mossa molto bene e sicuramente le decisioni del festival di Venezia l’hanno aiutata. Un film di impegno civile come Sulla mia pelle poteva essere ipotizzabile, non con questo successo per la verità, che il pubblico lo andasse a vedere (non tutti hanno Netflix e sarebbe interessante conoscere la composizione del pubblico in sala, ma questo tipo di indagini non si fanno). Così come succederà per Roma, che ha vinto il Leone d’Oro. Penso che tutto ciò apra a un periodo di riflessione molto utile per tutti.

3. ILARIA RAVARINO

Ilaria Ravarino

La morte della sala ‒ ovvero del cinema come lo abbiamo conosciuto fino a oggi, il cinema come tempio, come tana ‒ è un’eventualità cui si torna a guardare con terrore ogni volta che il mondo dell’audiovisivo o dell’intrattenimento si rinnova (arriva la tv: la gente non andrà più al cinema; arriva la playstation: il cinema diventerà un videogame; e così via). È l’umana paura dell’ignoto, che si manifesta attraverso la resistenza al cambiamento. Le piattaforme di streaming non “uccideranno” il sistema, ma lo obbligheranno a cambiare, rinnovarsi. Paura eh? Per quanto riguarda Sulla mia pelle, si tratta di un buon film con un tema molto toccante, di forte impegno civile, e la gente, come è giusto che sia, sta andando a vederlo: non credo ci sia una spiegazione particolare per il suo buon andamento. Quando i film funzionano, gli spettatori li cercano. Non avendo i dati sullo streaming di Netflix ‒che non li rende noti ‒, non so se gli abbonati stiano rispondendo con identico calore, ma immagino di sì.

4. LUCA LIGUORI

Luca Liguori

Ci saranno sempre ‒ e mi viene da dire per fortuna ‒ coloro che sceglieranno sempre la sala rispetto alla comodità di casa. Non solo per il tipo di esperienza, ma anche perché andare al cinema rimane comunque un evento sociale a cui è difficile rinunciare. In più non bisogna dimenticare che Netflix potrà anche essere uno strumento di uso quotidiano per i giovani, ma per tante persone di un’altra generazione è ancora un oggetto misterioso e perfino spaventoso. Il successo di Sulla mia pelle ci conferma che, quantomeno per alcuni film, la convivenza tra streaming e sala, anche in contemporanea, è assolutamente possibile e forse anche auspicabile.

5. EVA CARDUCCI

Eva Carducci

Anche se i film verranno distribuiti su piattaforme streaming come Netflix, questo non toglierà il pubblico dalle sale. Lo dimostrano anche iniziative come Cinema Days, in cui le sale cinematografiche sono piene, anche quelle che in genere hanno più difficoltà. C’è un cattivo uso della sala. A volte il biglietto costa troppo e diverse persone scelgono di non andare al cinema. Non è Netflix il colpevole. Anzi, Netflix ha dimostrato che un film, di qualunque genere, può arrivare a tutti. Chi vuole andare al cinema va ugualmente. Bisogna capire perché alcune persone hanno scelto di non frequentare più la sala, senza però accanirsi contro Netflix. La Mostra del Cinema di Venezia ha dimostrato che si tratta di un pregiudizio insensato: si tratta sempre di film e di cinema.

6. PAOLO MEREGHETTI

Paolo Mereghetti

Sono d’accordo su una doppia uscita, cinema e piattaforma web, in casi come quello di Sulla mia pelle, o anche, in maniera diversa, per il caso del prossimo Mowgli, che andrà su Netflix e parallelamente sul grande schermo, ma in 3D. Penso che le persone che vanno al cinema non siano le stesse che guardano Netflix. Le prime hanno una determinata preparazione, vogliono vedere i film sul grande schermo e in un’atmosfera diversa: al buio, nella pace, nella calma. Mentre in televisione le cose si vedono in un altro modo, con un’attenzione differente. Penso che per alcuni film è possibile pensare a una doppia distribuzione, ma per adesso è prematuro fare previsioni.

7. FRANCESCO ALÒ

Francesco Alò

Secondo me a portare gli spettatori in sala è stato il tema e il fatto che fosse un film che rientrasse nella tradizione del cinema italiano di impegno civile, di denuncia. E quindi è un prodotto Netflix diverso da quelli che hanno fatto fino a questo momento. A me non piace parlare in generale: non mi piace parlare della critica perché non esiste la critica, non mi piace parlare di Netflix perché non esiste Netflix in generale. Questo è l’esempio di un prodotto che si rifà a un pubblico che ama il cinema d’impegno civile, un pubblico che ha letto i giornali e che sa chi è Stefano Cucchi. E già questo individua una generazione che va al cinema, a differenza di altre generazioni per cui è molto più difficile andare al cinema e che infatti vedono i film su Netflix. Questa interessante proposta ha fatto in modo che un pubblico diverso da Netflix, un pubblico più maturo, anche grazie al battage di Venezia, andasse in sala.

8. GIULIA BIANCONI

Giulia Bianconi

In molti pensano che solo attraverso il cinema un film possa essere alla portata di tutti. La morte del cinema non dipende da Netflix. È il cinema che si sta “suicidando”, offrendo agli spettatori (fatta eccezione per i multisala) sale vecchie e poco confortevoli e impianti scadenti. A questo si aggiunge spesso anche una distribuzione sbagliata. Se una pellicola si può vedere solo in pochissime sale, ecco che allora non sarà comunque alla portata di tutti. La piattaforma fa in modo che quell’opera riesca ad arrivare a più persone possibile, a fronte naturalmente della sottoscrizione di un abbonamento. Ma in fondo vale lo stesso per il cinema: se voglio vedere un film, devo pagare. Sulla mia pelle, uscito in contemporanea su Netflix e al cinema, nella prima giornata ha registrato oltre 7mila presenze. Questo dimostra che chi ancora è legato romanticamente all’idea di cinema, come meraviglioso luogo di condivisione, continua ad andarci. Sarà questo ad aver spinto quelle 7mila persone al cinema. O forse nessuno di loro è un abbonato Netflix!

9. FEDERICO PONTIGGIA

Federico Pontiggia

È una falsa contrapposizione, è un falso problema nel senso che laddove ci fosse un cinema presente la gente andrebbe al cinema. Netflix viene a supplire una domanda che è di cinema sì, ma supplisce in modi alternativi alla sala, non concorrenziali. Penso anche che Netflix, come già la televisione lo è stata per il cinema, lo dice anche Giuseppe Tornatore nel documentario 24/25 Il fotogramma in più, potrebbe aiutare a un’alfabetizzazione audiovisiva che poi si tradurrà in altri spettatori per il cinema. Il cinema rimarrà sempre perché non è un luogo, il cinema è un’arte. Qua si equivoca un complemento di moto a luogo, l’andare in sala, con un complemento che invece è stato dell’arte.

Margherita Bordino e Carlo D’Acquisto

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.