75 Mostra del Cinema di Venezia: il nono giorno al Lido

Samurai obiettori di coscienza e film di famiglia che raccontano i cambiamenti di un’epoca. Tsukamoto e i corti della sezione Orizzonti nel diario del nono giorno in Laguna.

Zan(Killing), di Shinya Tsukamoto Mostra del Cinema di Venezia 2018
Zan(Killing), di Shinya Tsukamoto Mostra del Cinema di Venezia 2018

Bastano appena i titoli di testa, con delle percussioni straordinarie in apertura, che la Sala Darsena già accoglie con applausi cinefili l’ultimo film in concorso a Venezia 75. In una Mostra che ha fatto parlare di sé anche per la durata eccessiva dei film presentati, arriva con la leggerezza dei suoi ottanta minuti Zan(Killing), di Shinya Tsukamoto, ambientato nel XIX secolo, all’epoca dei ronin, gli ultimi samurai. La storia è semplice ma potentissima: si racconta di un giovane samurai abile, virtuoso e acrobatico con la spada di legno, ma incapace di usare quella di ferro sui nemici.

UN FILM CHE SAREBBE DA LEONE D’ORO

Un eroe romantico e pure un po’ goffo, che tenta di appianare i conflitti con sorrisi e al momento inevitabile dello scontro armato reagisce con svenimenti e sudori freddi, sino ad urlare, con voce straziata “Io non so uccidere”. Nel Giappone contadino e solidale di due secoli fa, l’ipotesi di usare l’arma di legno come una danza tra le risaie appare percorribile, fino a quando la natura umana non pone il samurai di fronte a un bivio. Un attestato pacifista pieno di poesia, che cerca di scindere l’eleganza della nobile arte dei samurai dal sangue e dalla morte. Una bellissima utopia, come del resto lo sarebbe il Leone d’Oro per questo piccolo, incredibile film.

GLI ANNI

All’incanto del passato è rivolto anche Gli Anni di Sara Fgaier, cortometraggio in concorsonella sezione Orizzonti, prodotto da Dugong e Rai Cinema, che nasce dalla all’interno del bando Re-framing home movies / Residenze in archivio. Filmini di famiglia, per lo più inediti, sono accostati a frammenti del testo Gli Anni, della scrittrice Annie Ernaux : un racconto delicato, intimo e personale che si fa narrazione collettiva e di un’epoca. Nel tempo trascorso c’è la luce, nei ricordi è così.

– Mariagrazia Pontorno

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