Final Portrait: il processo creativo di Alberto Giacometti in un film di Stanley Tucci

Dall’8 febbraio nelle sale italiane arriva il film diretto da Stanley Tucci e dedicato all’arte e alle suggestioni di Giacometti, artista di origini svizzere. Il film segue come traccia quanto raccontato in un libro di James Lord.

Final Portrait di Stanley Tucci
Final Portrait di Stanley Tucci

Profondo e irrequieto, ossessionato dalla precisione e dalla bellezza: il biopic Final Portrait di Stanley Tucci presenta un profilo insolito dell’artista Alberto Giacometti. Il racconto si concentra su un breve lasso di tempo, particolarmente intenso, vissuto da uno scultore-pittore e dal suo amico scrittore. La storia di un’amicizia unica e incisiva, quella tra Giacometti e il giovane scrittore statunitense James Lord, rispettivamente interpretati da Geoffrey Rush e Armie Hammer. Stanley Tucci torna dopo circa dieci anni alla regia e sceglie di realizzare un “ritratto d’artista” per farlo. Il film, oggi finalmente al cinema, non è solo la storia di un uomo, ma il racconto dettagliato della sua natura e pulsione creativa, dei dubbi e della fatica che stanno dietro ad un’opera d’arte, sia essa compiuta o meno. Final Portrait è ambientato nel 1964, precisamente il tutto si svolge in 18 giorni. James Lord si trova per un breve viaggio a Parigi, qui incontra Giacometti che lo invita a essere suo modello per un ritratto. Questi accetta incuriosito e si ritrova davanti a un uomo estremamente perfezionista e con una certa propensione a non rispettare le scadenze.

Final Portrait, di Stanley Tucci
Final Portrait, di Stanley Tucci

DAL LIBRO AL FILM

Le sedute, aveva assicurato Alberto Giacometti, sarebbero infatti durate solo qualche giorno. Tuttavia James Lord si ritrova a rimandare la partenza più e più volte. In Final Portrait, tratto proprio dal libro “Ritratto di Alberto Giacometti” scritto dallo stesso Lord, Stanley Tucci va alla ricerca dell’identità artistica del maestro e del rapporto con il suo nuovo amico. Da un lato segue lo sguardo del pittore e posiziona la camera sui dettagli del volto di Lord; dall’altro segue i movimenti dello scrittore nel suo volere comprendere il processo creativo di Giacometti, affiancandolo nella quotidianità. In 18 pomeriggi e sedute, viene fuori il profilo di entrambi gli uomini: cocciuti, diretti e creativi. Ci siamo mai chiesti cosa sta dietro al processo di ideazione dell’opera? Dietro a un quadro, una scultura, un libro o anche un film? Final Portrait e il suo regista “giocano” molto su questi interrogativi e cercano di dare “risposte” attraverso l’opera di uno degli artisti più importanti del secolo scorso.

Final Portrait, di Stanley Tucci
Final Portrait, di Stanley Tucci

IL REGISTA RIGUARDO RUSH E HAMMER

“Geoffrey Rush è un attore straordinario e l’ho sempre ammirato”, dice Stanley Tucci. “Guardando Geoffrey ti accorgi subito che c’è una certa somiglianza con Giacometti, ma abbiamo dovuto faticare lo stesso per correggere alcune differenze. Fisicamente sono molto diversi: Geoffrey è alto e allampanato, mentre Giacometti era piuttosto basso e tarchiato, muscoloso, quindi abbiamo dovuto imbottirlo un po’. Gli abbiamo anche allargato un po’ i contorni del volto. Geoffrey è un attore che si immerge totalmente nei personaggi che interpreta e sa essere incredibilmente affascinante e divertente, sullo schermo. Era l’interprete ideale”. Aggiunge il regista, parlando del coprotagonista: “è stato molto difficile trovare l’attore giusto per il ruolo di Lord. Alla fine qualcuno ha fatto il nome di Armie Hammer, e mi sono ricordato di averlo visto in un paio di film e che mi era piaciuto. Così ci siamo incontrati e mi ha detto che il copione gli interessava. Aveva girato molti grandi film a Hollywood, e credo che fosse pronto per tuffarsi in un piccolo film indipendente. È stato straordinario”.

Final Portrait
Final Portrait

IL SET, GRANDE PROTAGONISTA

Final Portrait è un atto creativo oltre che una storia d’amicizia. Un film dedicato alla bellezza e ai dubbi dell’arte, girato in pochissimo tempo: in sole quattro settimane. Londra ha fatto da controfigura a Parigi per gli esterni e il resto è stato realizzato all’interno dei Twickenham Studios. Fondamentale è stato ricreare lo studio di Giacometti in cui si svolge buona parte dell’azione. Lo studio sul set è stato disegnato dallo scenografo James Merifield, e il direttore della fotografia Danny Cohen e il tecnico delle luci Paul McGeachan hanno progettato un impianto luci che ha consentito, con l’uso di un solo bottone, di passare dal giorno alla notte, dal sole alle nuvole. Il set è in Final Portrait un personaggio principale. E naturalmente protagoniste sono le opere del maestro. La Fondazione Giacometti si è impegnata infatti a garantire l’autenticità storica delle opere presenti nello studio all’epoca, e a seguire il lavoro dei quattro artisti che hanno avuto il compito di ricreare i quadri e le sculture di Giacometti. Come per Giacometti la verosimiglianza costituiva elemento fondamentale, altrettanto è stato per il cast, tecnico e artistico del film, e per il regista Stanley Tucci.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.