Attore e regista ultrapremiato e anche chef. Stanley Tucci, tra cinema e passioni segrete

Il ritratto di un artista a tutto tondo. Attore, regista e anche chef. Stanley Tucci sta per arrivare in Italia a presentare il suo Final Portrait, il film su Alberto Giacometti, e svela la sua passione segreta: la cucina.

Tucci in Julia & Julia
Tucci in Julia & Julia

Leggendario nei piccoli ruoli e per il grande talento comico, Stanley Tucci non è solo un attore dalle mille risorse, è anche un regista eclettico e preciso. Lo scorso anno ha partecipato alla Berlinale proprio in questa veste, presentando il suo Final Portrait con protagonista Geoffrey Rush, nelle sale italiane dall’8 febbraio con Bim. Nel corso degli anni abbiamo visto Tucci passare da “cattivo” a cinico, fino ad indossare ruoli più drammatici. Siamo meno abituati a saperlo dietro la macchina da presa, posizione dalla quale, però, non mancherà ugualmente di stupire. Parlando di un grande regista ha detto: “Steven Spielberg oltre ad avere un grande talento, è anche un tipo simpatico, divertente, pieno di humor. Ho imparato tantissimo da lui, sia come attore che come regista. È generoso e gentile”. E generosa e gentile è la regia di Tucci.

DIETRO LA MACCHINA DA PRESA

Dal 1996 al 2017 Stanley Tucci è passato dietro la macchina da presa per sei volte, una di queste riguarda un episodio della serie televisiva Independent Lens. Nella sua regia Tucci alterna da sempre dramma e commedia, non lasciando nulla al caso e prendendo sempre spunto dalla realtà. L’Italia, che è nel suo cuore e nelle sue origini, è anche legata alla sua opera prima, Big Night (1996): due fratelli italiani emigrati sulla costa del New Jersey gestiscono un ristorante sull’orlo del fallimento. Per tentare di risollevare la situazione decidono di organizzare una serata speciale alla quale invitare il famoso musicista Luis Prime. Sono gli anni ’50 e Tucci gioca con i toni classici della commedia servendosi della gastronomia. Nel 1998 arriva in sala Gli imbroglioni, altro film in cui Tucci omaggia il cinema delle origini. Si tratta di una commedia degli equivoci in cui la trama conta poco, a differenza dei vari riferimenti cinefili che non risparmiano nessuno, neanche Buster Keaton. Il film non primeggia al botteghino ma vanta la presenza di Woody Allen in un piccolo, ma divertente cameo. Al 2000 risale Il segreto di Joe Gould, tratto dall’omonimo libro di Joseph Mitchell. È una storia vera ed è incredibile: Mitchell, affermato giornalista del New Yorker, incontra Joe Gould, barbone e scrittore. Affascinato dalla personalità dell’uomo lo rende celebre facendone il protagonista di un suo articolo. Con Blind Date (2007) Tucci, regista e interprete, tocca qualche corda in più del dramma e si concentra sulla drammatica storia di una coppia sposata. I due protagonisti interagiscono incontrandosi unicamente come sconosciuti, attraverso una serie di annunci privati, in finti appuntamenti al buio. Dopo dieci anni Tucci torna come regista con Final Portrait, un film trasversale sull’arte, l’amicizia e il confine tra bellezza e processo creativo.

ATTORE, REGISTA MA ANCHE CUOCO

Ad avere reso popolare il volto di Stanley Tucci sono la serie televisiva ER – Medici in prima linea e il film Il diavolo veste Prada. Quest’ultimo è il suo ruolo che forse è entrato maggiormente nell’immaginario collettivo e internazionale, identificandolo con un uomo di classe, di stile e di scelte. Con The Hunger Games ha aperto una porta anche nel cuore dei “piccoli” fan e dimostrato di essere ancora più versatile e camaleontico, un attore pronto sempre a mettersi in gioco. Più di tutto Stanley Tucci ama giocare in cucina, tra i fornelli, come mostra nel suo primo film Big Night e in Julia&Julia e come confessa anche nei suoi libri, in cui rivela un amore particolare per la cucina italiana e per la pasta. “Mi sono sempre chiesto cosa mangiassero le altre persone” spiega Tucci, “perché la cucina italiana di mia nonna era imbattibile. Credo sia per questo che è così diffusa nel mondo: è buona, è salutare ed è anche economica”. E il suo piatto preferito? Buono e complicato: le “Uova da raviolo”, ovvero la pasta ripiena d’uovo.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.