Venezia 74: la giornata di George Clooney. E poi Marco Ferreri, identità, territorio e drammi

Quarto giorno al Lido nella giornata più calda per i paparazzi, con l’arrivo di George Clooney. Ma è stato anche un giorno per riflettere con tre film importanti. Il primo è un documentario dedicato a Marco Ferreri.

Venezia 74, George Clooney e il cast di Suburbicon ph. Irene Fanizza
Venezia 74, George Clooney e il cast di Suburbicon ph. Irene Fanizza

La giornata più attesa di Venezia 74  è consacrata a George Clooney, nei bar e per le strade del Lido in verità per riferirsi a lui basta dire George: “hai visto il film di George?”, “ma George è sceso dal motoscafo?”, “a che ora passa George?” ecc.  I fotografi sono appostati sin dalle prime ore del mattino anche se, viste le rigide misure di sicurezza e il percorso obbligato che tutti i divi compiono -motoscafo-Hotel Excelsior-macchina dello sponsor-red carpet- Palazzo del Cinema (per la proiezione) – sala stampa (per la conferenza stampa) – photo call (davanti il cartello degli sponsor)- per i paparazzi sono veramente tempi duri. Oltre a Suburbicon (il film di George) in programma oggi i documentari dedicati a Marco Ferreri (La lucida follia di Marco Ferreri, di Anselma dell’Olio) e a Valentina Cortese (Diva, di Francesco Patierno), entrambi emozionanti per la bella scelta dei materiali di repertorio e per la capacità di raccontare con il giusto tono e senza enfasi due immense personalità che il nostro cinema ha regalato al mondo. In Sala Darsena proiezione in presenza di regista e cast de La vita in comune, di Edoardo Winspeare, opera dedicata a un sud sognante e sognato, e al rispetto della terra, dalla cui integrità deriva quella dei suoi abitanti. Di genitori che invecchiano e luoghi che invece restano uguali, restituendo ai figli ormai adulti la memoria dell’infanzia, si parla ne La Villa, film in concorso di Robert Guédiguian, pellicola profondamente e felicemente francese, dove per la prima volta lo sbarco dei migranti è a latere della storia e fa parte del contesto, passando quindi da tema centrale e di emergenza ad elemento di narrazione del quotidiano. Plausi pure per No date, no signature, del regista iraniano Vahid Jalilvand, presentato nella sezione Orizzonti, ulteriore conferma della vitalità e freschezza del cinema mediorientale.

Mariagrazia Pontorno

1. LA LUCIDA FOLLIA DI MARCO FERRERI

La lucida follia di Marco Ferreri, regia di Anselma dell’Olio

Un veterinario visionario, questo in due parole era Marco Ferreri. Anselma dell’Olio ricostruisce in 75 emozionanti minuti la carriera di un amatissimo outsider del nostro cinema, forse più compreso in Francia che in Italia. Capace di intuire con decenni di anticipo l’amore virtuale (I Love you, 1986), il nuovo colonialismo mascherato di beneficienza (Come sono buoni i bianchi, 1988), la perdita di identità del maschio (Ciao maschio, 1978) e di giocare sempre con il lato carnevalesco e osceno della vita. Ferreri si amava o odiava, il suo cinema generava dibattiti accesi scuotendo l’opinione pubblica: emblematico lo sgomento seguito a La grande abbuffata a Cannes nel 1973, definito dallo stesso regista un film fisiologico (termine coniato sul momento per placare le domande incessanti della stampa). Tra le voci fuori campo dei giornalisti si scorge quella di un giovanissimo Gigi Marzullo, già ai tempi ragioniere dei sentimenti, sempre definizione di Ferreri.

Sala Volpi,
La Lucida follia di Marco Ferreri,
di Anselma dell’Olio, Venezia Classici – Documentari

2. COESIONE E IDENTITÀ TERRITORIALE DALLA PUGLIA

La vista in comune, Edoardo Winspeare

Disperata è piccolo centro della Puglia, più che un comune una comunità, in cui il numero di abitanti coincide quasi con quello dei consiglieri comunali.  La coesione sociale e l’identità territoriale fanno da schermo alle spinte globalizzanti, e i personaggi conservano una purezza che in caso di passi falsi permette loro di redimersi in fretta. Galeotti che si appassionano di poesia, tentativi di speculazione edilizia tramutati in ipotesi di riserve protette, un sindaco timido amante dei tuffi e in attesa della foca monaca. L’utopia delineata da Winspeare altro non è che la normalità.

Sala Darsena,
La vita in comune, di Edoardo Winspeare,
Orizzonti

3. AD ORIZZONTI, UN FILM CHE FA MALE

No date, No signature

 

Esiste un grado zero della recitazione, quello in cui il filtro, seppure ben impostato e calibrato dell’attorialità non c’è, e davanti abbiamo uomini piuttosto che interpreti: il cinema di area mediorientale ne è una dimostrazione. No date, no signature è un film che fa male, vi ritroviamo la sofferenza di tutte le madri del mondo, e la dignità di tutti i padri. Una bellissima lezione di dignità e di cinema.

Sala Volpi,
No date, no signature, di Vahid Jalilvand,
Orizzonti

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