Film da (ri)vedere in vacanza. The Captive

Aveva nove anni Cassandra, quando è stata rapita. Ne sono trascorsi altri otto e il padre ancora la sta cercando. Un thriller atipico girato da Atom Egoyan per una sera d’estate.

Atom Egoyan, The Captive (2014)
Atom Egoyan, The Captive (2014)

A otto anni dal rapimento della figlia 9enne Cassandra, i genitori Matthew e Tina sono ormai una coppia alla deriva che vive di ricordi, rimpianti e recriminazioni. Tina cerca di sopravvivere alla disperazione della perdita, nonostante strani oggetti appartenenti alla bambina compaiano nelle stanze dell’albergo che ogni giorno pulisce.
Matthew invece non si rassegna e continua a cercare Cassandra, certo che sia ancora viva. Sarà proprio l’ostinazione di quest’ultimo e di una coppia di investigatori dell’Unità di difesa per i minori a permettere la cattura del rapitore e la liberazione della ragazza ormai 17enne.

NON ESISTONO FATTI, SOLO PSICOLOGIE

Atom Egoyan non è nuovo a tematiche scabrose come quella di The Captive. Il regista armeno, naturalizzato canadese, ha spesso scelto per le sue opere sceneggiature ispirate a fatti di cronaca o a romanzi i cui protagonisti sono giovani vittime di violenza. Da Il viaggio di Felicia (1999) al più recente Devil’s Knot (2013), Egoyan sembra prediligere per i suoi thriller l’ossessione calcolata, la sottile violenza psicologica, l’ambiguità del male.
Girato interamente tra i silenziosi e innevati paesaggi dell’Ontario, The Captive immerge lo spettatore in un’atmosfera ovattata e soffocante e lo inizia a una complessa lettura filmica. Lo costringe, attraverso continui flashback, a prestare massima attenzione all’atteggiamento dei protagonisti per riuscire a ricostruire l’ordine degli avvenimenti. Egoyan chiede di osservare le “persone”, le loro interazioni, le loro evoluzioni psicologiche, non i fatti.

Atom Egoyan, The Captive (2014)
Atom Egoyan, The Captive (2014)

DOMANDE SENZA RISPOSTA

Chi cercherà in questa pellicola un thriller nel senso più classico, un meccanismo in cui azioni e conseguenze si risolvano in un cerchio perfetto, rimarrà deluso. È la psicologia e lo stato mentale dei personaggi a guidare la narrazione, mai il contrario. Non tutti i colpevoli verranno infatti scoperti, il finale rimarrà incerto, positivo sì, ma con tante domande lasciate senza risposta. Quello che importa, quello che ci guida, sono le incredibili e ambigue evoluzioni delle relazioni tra i protagonisti: tra la vittima e il rapitore, tra il rapitore e gli altri rapitori (perché in realtà si parla di una rete di pedofili ad alto profilo tecnologico), fra Tina e Matthew, fra quest’ultimo e gli investigatori, tra i due investigatori e così via – in un incessante intreccio di sospetti in cui nessuno si salva.
Tutti sono potenziali colpevoli (il padre per la sua disattenzione, il rapitore per la sua ossessione, le piccole vittime ormai cresciute e diventate parte integrante dell’ingranaggio) e in tutti traspare l’odio e la passione incontrollata che può trasformarli in un istante da vittime a spietati carnefici.

– Giulia Pezzoli

Atom Egoyan – The Captive
Canada, 2014
thriller | 140’

 


Articolo pubblicato su 
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Giulia Pezzoli
Giulia Pezzoli (Bologna 1978) si occupa di arte contemporanea dal 2003. Ha lavorato per la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, per la 50esima Biennale d'Arte di Venezia, per il Centro d'Arte Contemporanea di Villa Manin e per il MAMbo di Bologna per cui tutt'ora lavora. Scrive d'arte e di cinema da diversi anni.