Cinema. Le donne emancipate di Tel Aviv

Il nuovo film di Maysaloun Hamoud, sui grandi schermi italiani dal 6 aprile, accende i riflettori sulle giovani generazioni femminili nella cornice di un Medio Oriente in costante cambiamento. Fra tradizione e voglia di libertà.

Maysaloun Hamoud, Libere, disobbedienti e innamorate (2016)
Maysaloun Hamoud, Libere, disobbedienti e innamorate (2016)

Non alzare la voce, sii gentile, non dimenticare il profumo. Sono le raccomandazioni delle mamme e delle nonne di Libere, disobbedienti e innamorate (In Between) di Maysaloun Hamoud. Cosa ci fanno tre giovani donne provenienti da diverse parti di Israele nella grande e “moderna” Tel Aviv? Tra Oriente e Occidente, tra vecchio e nuovo, tra regole e ribellione. Le tre giovani donne amano, ridono, esagerano con alcol e droghe, ballano. Sono se stesse lontano dalla famiglia, dagli occhi giudicanti dei genitori. Fanno quello che qualsiasi altra ragazza al mondo farebbe, almeno una volta nella vita, pur di trovare la propria identità e la propria strada.

TRE DONNE DIVERSE

Nour, Laila e Salma sono del tutto diverse l’una dall’altra, per modi di fare, per gusti e per testa. Tutte e tre vogliono però costruire qualcosa che sia loro, non imposto da altri. Nour è timida e impacciata. È fidanzata per volere dei genitori con un uomo apparentemente “perbene”. Studia molto, ha voglia di farcela, di diventare ingegnere e rispetta le regole della famiglia, anche per quanto riguarda l’abbigliamento coperto e non provocatorio. Laila e Salma sono invece anticonformiste, libere nel loro modo di essere. Anche se per Salma è una libertà sfoggiata solo a metà, perché lontana dagli occhi “indiscreti” dei genitori. Laila è provocante. Lo è con il corpo e con gli occhi. Ha consapevolezza della sua posizione – è avvocato – e della sua bellezza esteriore. Non vuole essere governata da regole o da uomini, vuole una totale parità che difficilmente, anche dai più liberali, è riconosciuta fino in fondo. Salma ha una vita del tutto diversa da come la immaginano i suoi. Secondo loro è insegnante di musica, ma in realtà fa la deejay alle feste e per mantenersi lavora come barman. È lesbica, ma in pochi lo sanno. Libere, disobbedienti e innamorate è una storia di amicizia, di regole da non rispettare ma da rivedere, di proibizionismo, di eccesso e di identità. Un film che va oltre Sognando Beckham e Caramel. Una piccola grande storia che racconta, e non giudica, un paese come Israele, in una fase di cambiamento forse radicale e del tutto occidentale. Droga, sigarette e sotterfugi mostrano come per scampare alle regole si ricorre agli eccessi con un unico fine, quello di comprendere cosa vuol dire libertà. Diverse scene ricordano il cult hollywoodiano per eccellenza, in termini di trasgressione e anticonformismo: correvano gli anni 2000 e la vera rivoluzione la facevano a New York quattro giovani belle e insaziabili, amiche per la pelle, le protagoniste di Sex and the City.

PAROLA ALLA REGISTA

Libere, disobbedienti e innamorate” – spiega la regista – “è il ritratto di tre giovani donne arabe che vivono e amano a Tel Aviv. Ho cercato di raccontare il complicato dualismo della loro quotidianità, stretto fra la tradizione da cui provengono e la sregolatezza della metropoli in cui abitano, e il prezzo che devono pagare per una condizione che normalmente può apparire scontata: la libertà di lavorare, fare festa, scopare, scegliere. Laila, Salma e Nour scelgono, appunto, di non voltarsi a guardare indietro, anche se il loro viaggio dolceamaro verso il futuro è lontano da qualunque certezza”. Maysaloun Hamoud, giovane promessa del cinema mediorientale, con Libere, disobbedienti e innamorate usa la chiave dell’umorismo e del rock – anche nella colonna sonora. Racconta, allo stesso modo di Sex and the City, una città in fervente evoluzione, il sesso, il senso di libertà e il sogno di realizzarsi. Tel Aviv è oggi un centro metropolitano a tutti gli effetti. Per le strade della città ribolle la cultura underground. E in questo scenario le tre protagoniste si incontrano e coalizzano per necessità, per essere più forti, per andare oltre chi le giudica e le umilia. Sono donne, ma “oltre le gambe c’è di più”. Sono altro da casa e figli. Sono ambizioni, creatività, calore.

CINEMA E MUSICA

A cosa porta aspettare l’uomo giusto che bussi alla propria porta, temere la tradizione e non ribellarsi alla sopraffazione maschilista? Libere, disobbedienti e innamorate fa riflettere su questi interrogativi. Mostra una generazione giovane, simbolo di passaggio e cambiamento, che convive tutti i giorni con i codici obsoleti di una società patriarcale e dello sciovinismo. In Israele c’è voglia di emancipazione, di novità, di meno proibizionismo. C’è voglia di vivere, di felicità e condivisione. Questa necessità è avvertita anche sul fronte musicale. La colonna sonora va dall’hip hop dei Dam, irresistibile band palestinese attiva in Israele, alla splendida hit Aziza della star libanese Yasmine Hamdan, pupilla di Marc Collin dei Nouvelle Vague. Yasmine Hamdan non è solo la regina dell’indie electro folk arabo, ma è simbolo d’indipendenza. E il suo legame con il cinema è forte. Non tanto perché moglie del regista palestinese Elia Suleiman, quanto per aver composto numerose colonne sonore, sia come solista sia come anima del progetto Soapkills, collaborando anche con Jim Jarmusch per Solo gli amanti sopravvivono.
Libere, disobbedienti e innamorate, nelle sale cinematografiche italiane dal 6 aprile 2017, è assolutamente consigliato, non particolarmente per la sua forza visiva o musicale, quanto per la sua precisione di linguaggio e messaggio. Con la visione del film diversi stereotipi finalmente cadranno e il pubblico cambierà idea sullo stile di vita delle giovani donne arabe in Israele. Anche in Medio Oriente, infatti, ci sono donne che vivono, amano, lavorano e si divertono. Anche lì ci sono delle Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda con una carica e una grinta pazzesca, e che “urlano”: ci siamo anche noi e siamo libere.

Margherita Bordino

Maysaloun Hamoud – Libere, disobbedienti e innamorate (In Between)
drammatico
Israele, Francia, 2016
96’
Tucker Film
www.tuckerfilm.com

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.