Cinema. Giovanni Veronesi e il brain drain

Si va via per denaro o per passione? Si fugge dall’Italia per necessità o volontà? Cosa si cerca fuori: il successo professionale, personale o la semplice e umile realizzazione di un sogno? Giovanni Veronesi con Sergio Rubini, Sara Serraiocco, Giovanni Anzaldo e Filippo Scicchitano provano a rispondere a questi interrogativi con una commedia ambientata a L’Avana.

Giovanni Veronesi, Non è un paese per giovani (2017)
Giovanni Veronesi, Non è un paese per giovani (2017)

Prima Manuale d’amore, poi L’ultima ruota del carro e ora Non è un paese per giovani. Che non si dica che Giovanni Veronesi non ami fotografare la realtà, l’Italia e i continui cambiamenti, privati e personali, degli italiani! “Mi piace sempre andare a stuzzicare il presente”, commenta il regista. “Anche perché io vengo da quella estrazione culturale dove la commedia andava sempre a raccontare stralci di verità. Li romanzava, li faceva diventare ironici, divertenti, però partiva sempre da una base vera, da uno strato di realtà che è sempre originale”.
Non è un paese per giovani, nelle sale dal 23 marzo con 01 Distribution, prende spunto da un fatto abbastanza catartico, o meglio, da un dato statistico: più di centomila ragazzi all’anno partono, se ne vanno dall’Italia. I ragazzi del film di Veronesi partono alla volta di un Paese esotico, quasi di frontiera. È un viaggio verso se stessi e verso i loro sogni. Verso qualcosa di grande e importante da non tenere chiuso in un cassetto. La loro meta è alquanto insolita. È L’Avana. La terra di tutti e di nessuno, dove non c’è il wi-fi (grande paradosso contemporaneo). Non è un paese per giovani è un film non sulla crisi, ma sull’opportunità e Veronesi aggiunge: “Ai ragazzi interessano i sogni, le speranze, realizzare se stessi, riuscire a fare quello che desiderano. Se un Paese spezza le gambe e i sogni a un vent’enne, fa un danno enorme”.

L’EREDITÀ

Una delle scene più simpatiche di tutto il film è un breve dialogo, alquanto “improbabile” e riflessivo per lo spettatore, che il padre ha con il figlio. Il tema: l’eredità. “Ho sempre pensato: è sbagliato il concetto di eredità”, afferma Veronesi. “Un ragazzo che c’ha vent’anni, forse è in quel momento lì che ha bisogno di un sostegno economico. Se il padre è ancora giovane e in salute e sta mettendo da parte dei soldi per lui, che glieli dia subito. Un “acconto” sull’eredità si può dare. Quella scena mi piace molto. Il personaggio di Sergio Rubini ci rimane troppo male che il figlio gli chieda un acconto dell’eredità”, ride il regista, “però è giusto”. Quando è giusto ricevere o dare l’eredità? Non esiste effettivamente un manuale per gestire “l’aiuto” economico che un padre può dare a un figlio. Un aiuto che prima di tutto deve essere voluto profondamente, sentito a livello personale. Un aiuto quasi egoistico e necessario da parte di un genitore. “Questo padre che vive solo è costretto a fare andare via il figlio perché è l’unica possibilità che il figlio ha di realizzarsi. In questo senso il film fotografa appunto la coscienza del nostro Paese sofferente”, dichiara Sergio Rubini. E sul concetto di eredità l’attore dice: “L’eredità bisogna darla quando serve, non quando non serve. Questa vecchia fissazione di lasciare i soldi quando uno muore in realtà nasconde grande avidità. La vera eredità è quella che dai nel momento in cui chi ti è accanto ne ha bisogno”.

GIOVANI SOGNATORI

A un certo punto della vita, ognuno è libero di scegliere la propria famiglia”, dice il personaggio di Nora. È questo un altro grande interrogativo di fronte al quale Veronesi pone lo spettatore in Non è un paese per giovani. I tre giovani, interpretati da Sara Serraiocco, Giovanni Anzaldo e Filippo Scicchitano, non sono i cosiddetti “cervelli in fuga” che vanno via dall’Italia perché “incompresi” o poco valorizzati. Sono giovani che cercano una possibilità, un’indipendenza non principalmente economica, ma intellettuale. Un punto d’arrivo in cui dire: sì, ci sono riuscito. Sono giovani che vogliono, reclamano la possibilità di scegliere. Di scegliere come vivere, con chi vivere, dove vivere (o morire). La possibilità di prendere la propria vita e poterla costruire seguendo i propri sogni, non a occhi chiusi ma a occhi aperti. Giovanni Veronesi torna al cinema con un romanzo di formazione. Un film da un lato romantico e giusto, dall’altro precario e sognatore. Un film sull’opportunità che la crisi fornisce. Non sulla fuga, ma sul credere nei propri sogni al punto di prenderli e realizzarli.

Margherita Bordino

Giovanni Veronesi – Non è un paese per giovani
Italia, 2017
Commedia, 105’
01 Distribution
www.01distribution.it

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.

1 COMMENT

  1. Come molti pittori non si rendono conto che i loro lavori sono prigionieri di una visione fotografica più che espressione di una visione pittorica, così molti film sono l’espressione di una dimensione televisiva più che di una visione cinematografica.

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