David di Donatello. Uno sguardo sul nuovo cinema italiano

In attesa della cerimonia di consegna dei David di Donatello in programma stasera, quali sono le prime volte cinematografiche che negli ultimi anni hanno lasciato il segno? Dalla regia alla recitazione, dalla musica alla serialità.

Paolo Sorrentino, The Young Pope (2016) - photo Gianni Fiorito
Paolo Sorrentino, The Young Pope (2016) - photo Gianni Fiorito

I David di Donatello, volgarmente definiti “gli Oscar italiani”, sono il più prestigioso riconoscimento cinematografico del nostro Paese. Petri, Bertolucci, Fellini, Germi, Monicelli, Visconti, Rosi, Olmi. E ancora, Scola, Amelio, Archibugi, Moretti, Virzì, Benigni, Sorrentino, Martone, Taviani e, nel 2016, Genovesi. Questi sono alcuni dei nomi dei registi che hanno conquistato la statuetta del David di Donatello. Nomi che, collegati ai loro tanti film, mostrano il cambiamento storico, sociale, politico, culturale del Paese, dal dopoguerra a oggi, dalla ricostruzione alla crisi della settima arte. L’Italia non è un Paese per premi, forse. Infatti, i David di Donatello non hanno mai avuto una cornice tanto dorata da renderli agli occhi dei più, non solo a chi fa parte del settore, un evento atteso. Dalla scorsa edizione qualcosa nella sua forma, nella sua “regalità”, è finalmente cambiato. Sì, perché il cinema in Italia è importante. Non è mero intrattenimento. Ha uno scopo sociale, di racconto, di informazione e dà lavoro a un numero veramente elevato di persone, da tecnici a maestranze, da professionalità ad artisti, da produttori a comunicatori. Il cinema in Italia è sicuramente un po’ vecchio per modi, forse per storie, ma ha il suo perché. E negli ultimi anni ha regalato esordi veramente molto interessanti, e alcuni riguardano giovani o giovanissimi.

Claudio Santamaria in Lo chiamavano Jeeg Robot - photo Emanuela Scarpa
Claudio Santamaria in Lo chiamavano Jeeg Robot – photo Emanuela Scarpa

I FILM

La ragazza del mondo di Marco Danieli. La storia d’amore tra una giovane donna appartenente al credo dei Testimoni di Geova e un ragazzo “del mondo”, rispettivamente Sara Serraiocco e Michele Riondino. Marco Danieli si lancia in un’opera prima forte e appassionata, e porta a casa più di un premio. Racconta di una ragazza pronta a mettere in discussione tutta la sua vita e il suo orizzonte relazionale per amore. “È l’amore il catalizzatore di questo cambiamento, di questa rivoluzione”, ha affermato lo stesso regista presentando il film per la prima volta al Lido di Venezia nel settembre 2016. La storia di due personaggi che sulla carta sono veramente incompatibili e che trovano il gancio giusto in un colpo di fulmine. Un’ottima prima prova registica, e una grande prova per gli attori, in particolare per la Serraiocco, che ha sposato il progetto sin dalla sua fase embrionale.
Mine di Fabio&Fabio, come si fanno chiamare Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Non è un thriller psicologico, non è un film drammatico. È un contenuto ad alto tasso di “esplosione”. Circa cento minuti di visione in cui un soldato americano è fermo, immobile e inerme, con il piede su una mina. Un solo movimento e potrebbe saltare in aria. A interpretare il soldato “solitario” è Armie Hammer, anche produttore esecutivo del film. Fabio&Fabio sono amici sin dai banchi di scuola e hanno un’affinità di scrittura e visione straordinaria. Curiosità: sono giovani e appassionati del cinema e delle storie, ma anche del disegno; i film della loro formazione sono Ritorno al futuro, Ghostbusters e Matrix.
Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Non servono molte presentazioni, è il film evento del 2015-2016 e che proprio alla scorsa edizione dei David di Donatello ha conquistato diverse statuette. Presentato in anteprima alla decima Festa del Cinema di Roma, un esordio romantico, nel senso che ha conquistato veramente tutti e tutto, dai critici al box office alle sale cinematografiche di diversi Paesi del mondo. Una storia di eroi e di zingari, di gente di borgata e di periferia che vive, pulsa di vitalità. Con un indimenticabile Luca Marinelli e con un “cicciottello” e sempre sexy Claudio Santamaria. “Lo prendo come un incoraggiamento a fare un cinema coraggioso. Quello che sento è che finalmente si può respirare oltre quegli sguardi definiti di un cinema che spesso dice no”, commentava Mainetti dopo aver ricevuto il David di Donatello.

Indivisibili di Edoardo De Angelis
Indivisibili di Edoardo De Angelis

LE ATTRICI

Matilde De Angelis debutta con Veloce come il vento, diretta da Matteo Rovere in una storia familiare ambientata nel mondo delle auto e delle corse. Il personaggio di Matilde è profondamente consapevole delle sue responsabilità, che sono più grandi di lei, per le quali deve indossare una maschera perché ha un fratellino piccolo di cui prendersi cura e una casa da salvare. Una prova per Matilde De Angelis che ha lasciato tutti a bocca aperta. La sua recitazione convince oltre ogni limite di velocità e nei mesi, durante le interviste rilasciate, ha dimostrato anche di essere una ragazza di polso, oltre che una notevolissima cantante (suo primo grande amore, appunto, la musica).
Roberta Mattei approda sul grande schermo – era già “comparsa” in televisione – nel 2015 con l’opera ultima di Claudio Caligari, Non essere cattivo. Un film, una regia, una interpretazione, una storia davanti alle quali alzare le mani e gridare: il cinema è vivo. Roberta è accanto ad altri giovani attori come il già citato Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico. Eppure la sua interpretazione è maggiormente degna di nota. Per la veridicità, per la sofferenza che traspare, per il saper essere un’ottima spalla per il protagonista. Un personaggio che le ha aperto un’interessantissima e forse anche divertente (in questi giorni in sala con Omicidio all’italiana) carriera.
Angela e Marianna Fontana sono state le più richieste alla Mostra del Cinema di Venezia 2016. Sono le gemelle di Indivisibili di Edoardo De Angelis e le candidate come Migliore attrice protagonista ai David di Donatello 2017. Le due giovani hanno colpito il regista in un provino precedente per il loro rigore e senso di moralità. Unite dal legame di sangue, il loro è un rapporto ben solido, puro e sentito proprio come si avverte nel film. E la loro voce, il grande ritmo che mantengono, ha suscitato da subito molti applausi. Criticità: le gemelle Fontana hanno una nomination e non due, quindi eventualmente una statuetta da dividere.

Marco Bonfanti, Bozzetto non troppo (2016)
Marco Bonfanti, Bozzetto non troppo (2016)

LE PRIME VOLTE

Fiorella Mannoia da cantante ad attrice in 7 Minuti, film, e ancor prima opera teatrale, diretto da Michele Placido. Un film a undici voci. Undici donne, undici mamme pronte a lottare, tra queste Ottavia Piccolo, Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Violante Placido. In tutto undici donne che lavorano in fabbrica e stanno affrontando un periodo lavorativo particolare. La Mannoia, da sempre molto vicina alle tematiche sociali, interpreta una di queste lavoratrici. Il suo personaggio è la mamma di un’altra delle undici donne, dunque un personaggio molto controverso, molto preoccupato, con tanto da perdere. Parlando del suo personaggio, la Mannoia ha dichiarato: “Affronta a sangue freddo un discorso principe come il lavoro, il futuro che sta cambiando”.
Bruno Bozzetto da disegnatore da Oscar ad “attore” per gioco nel documentario a lui dedicato da Marco Bonfanti, Bozzetto non troppo. “Che cosa è un disegno? È un’idea con intorno una linea”, da una famosa citazione del maestro. Bozzetto non ha mai fatto l’attore e se avesse dovuto fingere non si sarebbe prestato neanche questa volta. Bonfanti lo ha lasciato nel suo habitat naturale e nei gesti di tutti i giorni seguendolo con la macchina da presa. Il risultato: il migliore attore, vero, di sempre.
Paolo Sorrentino, da regista di lunghi film a regista televisivo e seriale con The Young Pope. In realtà il premio Oscar per La grande bellezza nel 2000 ha diretto due episodi di La squadra, ma a oggi si parla di tutt’altra cosa. Lenny Belardo è un personaggio chiave del nostro contemporaneo. È un Papa insolito. Beve Coca Cola all’amarena, fuma e cerca la mamma nascondendo le sue debolezze. La serie Sky ha riscosso un grande successo, anche negli Stati Uniti. Un successo non annunciato, al quale con molta probabilità non seguirà una seconda stagione.

Margherita Bordino

www.daviddidonatello.it

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.