Bozzetto non troppo. Un documentario riuscito a metà

Non ci ha entusiasmato, il documentario di Marco Bonfanti. Ma rendere omaggio a un gigante dell’animazione è sempre una buona cosa. Soprattutto se funziona come invito a rivedere i suoi classici.

Marco Bonfanti, Bozzetto non troppo (2016)
Marco Bonfanti, Bozzetto non troppo (2016)

È Bruno Bozzetto in persona, colui il cui nome – assieme a quello di Osvaldo Cavandoli – è tuttora sinonimo di animazione all’italiana, a raccontarsi nel nuovo documentario di Marco Bonfanti Bozzetto non troppo. È lui a spalancare le porte di casa e del suo studio, per guidare lo spettatore alla scoperta del suo lavoro, della famiglia, degli animali domestici –cani, gatti e una pecora – e delle abitudini che scandiscono le sue giornate. Giornate che, se dovessimo ignorare di trovarci al cospetto di una vera e propria leggenda in vita, potrebbero sembrare anonime, persino identiche a quelle di tante persone comuni. Una partita a carte tra amici, i nipotini da prendere a scuola, una passeggiata al lago. Le giornate normali di un “Signor Rossi” qualunque.
E invece quel signore minuto, riservato e sempre allegro (non troppo), alla soglia degli ottant’anni, di comune ha ben poco. In più di dieci lustri di carriera ha ricevuto un Orso d’Oro a Berlino (per Mister Tao), una nomination agli Oscar (per Le cavallette), insieme a dozzine di altri riconoscimenti in tutto il mondo. I suoi personaggi, dal Signor Rossi, icona dell’italiano medio, a Vip, mio fratello superuomo, supereroe mascherato antesignano degli Incredibili a marchio Pixar, rientrano nell’immaginario collettivo tra i più apprezzati di sempre, soprattutto tra gli Anni Sessanta e Settanta.

Sono oltre trecento i titoli che portano la sua firma, tra film corti e lunghi realizzati per il cinema, la televisione e il web, tuttora riferimento e ispirazione per chiunque si accosti o si sia accostato in passato al suo mestiere. E il cartoonist delle meraviglie può vantare anche un altro primato, quello di essere stato tra i primi a realizzare uno “spaghetti western”: West and Soda (1965), solo di poco successivo a Per un pugno di dollari di Sergio Leone, capostipite del filone, a cavallo tra la parodia e l’epica crepuscolare. Allo stesso modo, Bozzetto può essere ricordato come l’unico ad avere avuto il coraggio di sfidare la Disney sul terreno dell’immaginazione, realizzando con Allegro non troppo (1976) una sorta di risposta al film culto Fantasia. Oggi supervisiona il lavoro di una squadra di giovani disegnatori (tra questi, i figli) presso lo Studio Bozzetto & Co., e la sua perenne caccia all’“idea”, aiutato a volte dal “caso” o dalla “fortuna”, più spesso ispirato dal contatto con la natura, non si è affatto esaurita.

Marco Bonfanti, Bozzetto non troppo (2016)
Marco Bonfanti, Bozzetto non troppo (2016)

Dev’essere stato l’universo fantastico immaginato e tradotto così tante volte in disegno dalla matita di Bozzetto, a invogliare Bonfanti a riprendere in parte lo schema del suo precedente lavoro L’ultimo pastore, insolito crossover tra documentario e favola, tra realtà e fantasia. Ma Bozzetto è un personaggio più complesso di Renato Zucchelli, il pastore che sfidando il cemento e la città ha condotto il suo gregge di 700 pecore in Piazza del Duomo, a Milano, per farle vedere ai bambini. Di lui e del suo lavoro si vorrebbe sapere di più. Si vorrebbe poter oltrepassare il mito, la leggenda, e spingersi alla scoperta dell’uomo. Scavando più in profondità, cercando di spingersi oltre il detto, al di là di quella che appare come una sorta di autoconfessione autorizzata, solo occasionalmente scalfita. Un po’ dispiace che il regista non abbia deciso di seguire le orme di un altro recente documentario, uscito lo scorso anno e ora disponibile in HV, dedicato ai maestri dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki e Isao Takahata, Il regno dei sogni e della follia, dove l’esplorazione alla ricerca dei segreti della creatività all’interno dello Studio Ghibli diventa spunto per descrivere, con struggente malinconia, la fine di un’epoca, un Paese in cambiamento, il nuovo e il vecchio Giappone. Ma questa, certamente, è un’altra storia. Bozzetto non troppo, finora il primo documentario mai realizzato sul disegnatore bergamasco (ma milanese di nascita), è comunque una felice occasione per rispolverare i fondamentali e magari – incuriositi dai numerosi inserti originali – cedere al desiderio di recuperare, rivedere o addirittura scoprire l’opera di uno tra i più grandi geni dell’animazione mondiale.

Beatrice Fiorentino

Marco Bonfanti – Bozzetto non troppo
Italia, 2016
documentario, 75’

CONDIVIDI
Beatrice Fiorentino
Giornalista freelance e critico cinematografico, scrive per la pagina di Cultura e Spettacoli del quotidiano Il Piccolo e per diverse testate online. Dal 2008 collabora con l'Università del Litorale di Capodistria, dove insegna Linguaggio cinematografico e audiovisivo. Dal 2015 cura la sezione Nuove Impronte di ShorTS - International Film Festival e fa parte della commissione Film della Critica del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Cura eventi, presentazioni e rassegne cinematografiche e dal 2016 è selezionatore per la Settimana Internazionale della Critica di Venezia.
  • Giorgio

    Ho visto il film ieri sera. Non sono assolutamente d’accordo con la signora Fiorentino. Il paragone con il documentario sullo Studio Ghibli è assolutamente fuorviante e non ha nulla a che vedere con “Bozzetto non troppo”. In più non ho visto il film precedente del regista, ma qui non c’è niente della favola. Bozzetto è presentato come uno dei suoi cartoni animati e il film risulta molto intimo e profondo. Non credo leggerò mai più nulla di questa signora. A presto

  • Pingback: David di Donatello. Uno sguardo sul nuovo cinema italiano | dovesiva()