Animali notturni. L’eleganza del thriller di Tom Ford

Qualche riflessione sulla pellicola che ha conquistato la critica internazionale alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia. Seconda prova di Tom Ford dietro la macchina da presa, il film racchiude un’eleganza essenziale, che trova eco in una trama costruita attorno a registri temporali diversi.

Tom Ford – Animali notturni (2016)
Tom Ford – Animali notturni (2016)

Tra il presente e il futuro c’è un intermezzo, che nulla ha a che vedere con il passato. Così come tra un uomo e una donna c’è tanto amore, ma anche mistero. Il “senza tempo” elegante di Tom Ford è Animali notturni, tratto dal romanzo Tony & Susan di Austin Wright. Opera seconda per lo stilista e imprenditore di moda, che torna dietro la macchina da presa dopo A single man del 2009.
Il film, dal titolo così “feroce” e seducente, conferma lo stile quasi minimalista e sicuro di Ford che, come nel suo primo film, si concentra sulla solitudine dei personaggi, sul contrasto tra vita pubblica e privata, sull’incapacità di reagire all’esistenza. La protagonista è una gallerista losangelina, di successo ma insoddisfatta, realizzata nel lavoro ma fallita nella sfera personale. Una vita piatta per un’apparente storia monocorde, fin quando il suo ex le manda la bozza di un manoscritto, invitandola a leggerlo per ricevere un parere. Susan, insieme allo spettatore, si immerge nelle pagine del romanzo, trascinata dallo stile cupo e soffocante di un dramma che sarà rivelatore del suo passato. È qui che entra in scena il triplo livello temporale che Tom Ford cura con attenzione e precisione. C’è il presente, intervallato da un non tempo in cui si svolge il cuore della storia, e un presente non presente ma futuro.

L’ELEGANZA DELLA SOLITUDINE

Dietro la regia di Tom Ford ci sono indizi, tracce, luci soffuse, ombre e corpi sospesi. Tutti questi elementi danno forma a inquadrature eleganti, vicine al tempo fermo che precede l’inizio di una sfilata di moda. Animali Notturni è un thriller drammatico, quasi psicologico, in cui parole, colori, gesti sono timidi e immobili, e conducono la protagonista del presente e il protagonista del non tempo a capire cosa ha portato alla fine del loro grande amore e a considerare la rassegnazione come l’unica via d’uscita, di libertà.
L’eleganza di questo thriller di Tom Ford non sta nei vestiti o negli accessori, ma nella solitudine dei personaggi e del tempo. Una solitudine in cui trovare rifugio dalla realtà. Recita così uno dei personaggi: “Il nostro mondo è molto meno doloroso del reale”. Un mondo fatto di finzione, che vive però di continui parallelismi, sin dalla scena iniziale durante l’inaugurazione di una mostra dove sono esposte delle donne gigantesche e obese, vestite da majorette, e collocate in un ambiente magro, mondano e sterile. È una galleria d’arte contemporanea californiana, ma potrebbe anche non avere una collocazione geografica.

UN’ESTETICA ESSENZIALE

Tom Ford non mette superficialmente a confronto solo realtà e finzione, solitudine e aggregazione, ma scende in una sfera più intima, quasi si trattasse di una seduta di psicoanalisi. La protagonista trova rifugio nel non tempo, nelle pagine di un romanzo che odorano di elegante violenza. Una violenza fisica e mentale, per i personaggi della finzione e per le persone della realtà. Con Animali Notturni Tom Ford compie un gesto a lui familiare: abbina un pantalone con una giacca e una cravatta, crea una forma di elegante perfezione, anche perversione, e fa di un dramma borghese un vero thriller. Tutto in Animali Notturni è essenziale, nulla è in abbondanza.
Essenziale ed eccelsa è anche la recitazione, suddivisa anch’essa in più livelli temporali. Nel ruolo di Susan c’è Amy Adams, la protagonista del presente. Mentre Jake Gyllenhaal interpreta sia l’ex marito sia il protagonista del romanzo, colui che oscilla nel non tempo. E fanno parte del cast anche Michael Shannon e Aaron Taylor-Johnson.

Margherita Bordino

Tom Ford – Animali notturni
USA, 2016
thriller, 117’
http://www.focusfeatures.com/nocturnalanimals

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.